Nannini: «Il mio Inno per la rinascita dell'Italia»
Creato il 11 gennaio 2013 da Mariellacaruso
L’abito essenziale con il
quale Jean-Baptiste Mondino l’ha ritratta per la cover di Inno, diciottesimo album della carriera di Gianna Nannini in uscita
il 15 gennaio prodotto con Wil Malone, rappresenta «l’emozione del mondo
indignato che non ce la fa». Lo confessa la rocker senese, ormai ammorbidita
nelle sonorità e nei modi, ma non nelle idee sempre coerenti e, semmai, solo
più mature.
«Non penso mai di essere un punto di riferimento per chi mi ascolta,
ma è una mia responsabilità dire sempre quello che sento davvero», ha affermato Gianna alla presentazione del suo Inno.
La conferma arriva dalle parole allineate nei testi dei nuovi dodici brani,
scritti con i “soliti” amici di sempre Gino Pacifico e Isabella Santacroce ai
quali si aggiunge la new entry Tiziano Ferro, autore di Nostrastoria. «È stato lui a cercarmi, è un autore favoloso e penso di lavorarci
ancora», ha sottolineato la Nannini che ha dedicato Inno a Elsa Morante, in nome della quale ha ricevuto il premio 2012per la categoria Parole in musica,
che l’ha ispirata con la sua raccolta di poesia Il mondo salvato dai ragazzini.
«È stata una chiamata – ha confessato la cantautrice toscana -. Mi era stato consigliato al mio arrivo a
Milano dopo essere scappata di casa ed era a casa tra i libri che non leggo. Sono stata catturata dalla sua musicalità ed è arrivata
l’ispirazione per alcuni dei testi scritti dopo il tour del 2011».
Nasce così Inno, un
disco dedicato «al nostro Paese». Un Paese che non piace molto alla Nannini
che, però, si auspica una «rinascita perché credo nel cuore e nella mente della
gente». «La crisi è mondiale, ma in Italia ha prodotto una divisione in due che
ha causato razzismo e omofobia – ha continuato – in un popolo che, invece, è sempre
stato ospitale e solidale. Mi auguro che nel futuro ci siano teste migliori di
quelle precedenti». Le canzoni dell’album, però, non sono di denuncia. Parlano
di rinascita, di amore e di dolore come Danny,
«dedicata a un amico che non c’è più», o Lasciami
stare, «sulla gioia della separazione», «perché – ha argomentato Gianna - il
rinascimento esistenziale passa attraverso la sofferenza». In Sex, drugs e beneficenza, invece, è
l’ironia sulla «multinazionale della solidarietà e sulla speranza comprata via
sms» a prendere il sopravvento. Più dolce, invece, quando si approccia a Ninna Nein, con il «nein che è frutto di
rumore sonoro di mia figlia Penelope che mi ha fatto cambiare la melodia».
Gianna Nannini, però, non parla solo dell’album e del tour («Sarà
irresistibile») al via il 12 aprile da Roma, con Baciami qui ad aprire le serate, un
brano in esclusiva «scritto dopo la chiusura dell’album» per i fan, ma rivolge
un pensiero al Festival di Sanremo dove sarà presente come autrice di Marco
Mengoni. «L’ho conosciuto, mi piace – ha ammesso - . Con lui sto portando avanti un
progetto che si distacca dai talent e dalle cover per dare ad ogni artista un
proprio modo di esprimersi». Al Festival, poi, lei ci andrebbe pure come
superospite , «ma non mi pare siano previsti». Del resto di tempo ne
ha ancora tanto visto che, al contrario di altri, continua a guardarsi intorno
e non pensa al ritiro: «Smetterò soltanto quando non avrò più l’ispirazione».
(Pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 9 gennaio)