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Napoleone, schumacher e berlusconi

Creato il 09 dicembre 2012 da Bernardrieux @pierrebarilli1

NAPOLEONE, SCHUMACHER E BERLUSCONI Napoleone, quando fu mandato all'Elba, era un vinto. Ma non si rassegnò alla sconfitta, tentò la rivincita, e la sua storia finì a Waterloo. Come in ogni avvenimento storico, c'è indubbiamente la componente del caso. Quella battaglia poteva anche concludersi diversamente. E tuttavia può darsi che la sua epoca fosse comunque finita. La coda che ha voluto imporre alla propria vicenda è stata inutile: da un lato l'Europa era ormai coalizzata contro di lui e dall'altro la Rivoluzione aveva vinto: come si vide nel 1830. Anche Schumacher è un grande vincitore, capace anzi di andare all'Elba volontariamente, quando il tempo è passato. Ma la voglia di combattere e vincere, anche contro venti e maree, è forse una tentazione irresistibile per il temperamento di certi grandi uomini. Ed ecco che Michael ha dimenticato i suoi allori per andare a guidare una Mercedes non all'altezza e commettendo persino errori che lo hanno fatto guardare con compatimento. Infatti l'anno venturo non guiderà neppure una Mercedes. Forse anche il suo tempo era concluso e sarebbe stato necessario avere la forza di riconoscerlo. Il terzo in questa rassegna è evidentemente Silvio Berlusconi. Anche lui ha accumulato una tale quantità di allori che avrebbe potuto riposarsi a tempo indeterminato. Nessuno mai, fra l'autunno di un anno e il marzo dell'anno seguente, è riuscito a passare da semi-sconosciuto imprenditore a Primo Ministro. Nessuno è riuscito a ribaltare le previsioni elettorali come lui fece. Nessuno è riuscito a dare la propria impronta a un grande Paese come l'Italia per ben diciotto anni: un tempo in cui non s'è parlato che di lui, in cui s'è vissuto in chiave di berlusconismo e di antiberlusconismo, fino a dare la nausea della sua presenza anche a chi votava per lui e lo reputava un perseguitato. Ma le lancette dell'orologio sono inesorabili. Poco importa che quando si è dimesso, nel 2011, egli non fosse affatto colpevole della crisi italiana, prova ne sia che da allora essa è molto peggiorata. Per quante buone ragioni egli potesse avere allora e possa credere di avere oggi, il suo tempo sembra passato. Non solo il Pdl non si è mai ripreso dal tradimento di Fini; non solo gli italiani sono stanchi delle beghe e delle liti di questo partito; ma tutte le indagini demoscopiche annunciano per le prossime elezioni un risultato indubitabile: il centrosinistra dovrebbe vincere a man bassa. E allora a che scopo andare a capeggiare un esercito che parte perdente? A che scopo fare proclami bellicosi, se non ci sono speranze di vittoria? Il ritorno in politica di Berlusconi avrebbe un senso in due casi: se dall'altra parte della barricata ci fosse una coalizione che mette in pericolo l'Italia, un po' come nel 1994, quando il Pds aveva ancora addosso l'odore del Pci e l'Unione Sovietica non c'era più solo da un lustro. Ma oggi il Pd non fa paura perché antidemocratico: fa paura perché è un normale partito italiano, assolutamente non in possesso dell'energia necessaria a fronteggiare la situazione economica. La seconda buona ragione per combattere questa battaglia si sarebbe avuta se un Pdl coeso e forte avesse avuto la ricetta per tirare l'Italia fuori dai guai, e se per applicarla avesse dovuto contrastare il Pd. Ma in realtà nessuno sa che cosa fare. E anche chi ha qualche idea deve riconoscere che si richiederebbero decisioni di cui non siamo capaci e aiuti esteri di cui non disponiamo. Il massimo della fantasia consiste nel continuare la politica di Monti, ammesso che sia una politica. Chi andrà al governo avrà una missione impossibile e fallirà, anche senza nessuna colpa: gli italiani infatti, pur lamentandosi, non gli permetterebbero mai di adottare i provvedimenti necessari. E allora a che scopo andare a sedersi sulla poltrona rovente di Palazzo Chigi? Berlusconi non ha colto il momento dell'uscita di scena, magari un anno fa. Avrebbe potuto dire che aveva tentato di salvare l'Italia, aveva avuto tutti contro, gli si dava perfino la colpa di una immensa crisi economica internazionale, e allora tanto valeva che andasse a godersi il sole, definitivamente, alle  Barbados, alle Bermuda o alle Bahama. Che della crisi si occupassero altri. E auguri. I grandi condottieri sono preda di una passione divorante. Annibale fu allevato nell'odio dei romani, ma fu certamente eccessivo che a quest'odio dedicasse tutta la vita, fino ad essere definitivamente sconfitto. E tuttavia dinanzi alle grandi passioni, come dinanzi ai grandi amori, bisogna togliersi il cappello. Annibale ha vissuto malissimo ed alla fine è stato ucciso, ma certamente ha vissuto. Non tutti possono dire altrettanto. Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it 8 dicembre 2012 http://feeds.feedburner.com/BlogFidentino-CronacheMarziane

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