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"Natale con semplicità" un dono da Monique

Creato il 07 dicembre 2012 da Fine

Ciao a tutti,

da noi si comincia a respirare il vero freddo natalizio e per scaldarci un po' c'è bisogno di fare attività quindi... Pronti a scartare il secondo dono di "Natale con semplicità"?!? 
Naturalmente prima di gustarci questo pacchetto è giusto dire: "GRAZIEEEEE" a... 
Monique Sciscinata a Milano il 21 aprile del 1982. Ha conseguito il diploma quinquennale di Liceo Artistico con sperimentazione Michelangelo. Attualmente lavora nel reparto commerciale di un’azienda edile. Ha collaborato per il settimanale ‘Sabato’ del sud-est di Milano. Nel 2012 ha pubblicato il romanzo urban-fantasy dal titolo L’Ampolla Scarlatta edito da Ciesse Edizione.  Articolista per ‘Fantasy Planet’. Fortemente impegnata per la salvaguardia degli animali e per il rispetto dell’ambiente.

E ora gustiamoci il suo magnifico regalo.

Una pressione sulla spalla mi fece trasalire e riemersi nel presente. Mi voltai. Mia madre piegò la testa da

un lato e sorrise, fissandomi con sguardo pensieroso.
«Stai bene?» sussurrò per non farsi sentire dai presenti.
Annuii con un cenno del capo, grata della sua discrezione. Le restituii un sorriso poco convinto. Era il primo natale senza Thomas, non era affatto facile sopportare la sua assenza, il dolore mi lacerava.
La tensione che si respirava a casa dei miei genitori mi riempiva di angoscia e solitudine. I ricordi riecheggiavano famelici, divorandomi, minando il precario equilibrio che mi ero imposta.
Mi voltai, cercando Adele, l’unico motivo per cui andavo avanti.
Mia figlia giocava con i due cuginetti poco più grandi di lei. Il sorriso le illuminava il volto. La vocina stridula contagiava l’intero salotto. Era bella e paffuta, e aveva gli occhi di suo padre. Quelle perle scure me lo ricordavano più di ogni altra cosa.
Il cuore mi si strinse. Spostai l’attenzione.
Viola, mia sorella, e il marito Giacomo stavano finendo di sparecchiare. Ogni tanto mi guardavano circospetti, forse temevano potessi crollare da un momento all'altro. Sabrina, la nuova fidanzata di mio fratello Diego, stava tagliando il panettone. Quell'atmosfera incerta doveva pesarle parecchio.
Mi alzai e raggiunsi i bambini che giocavano sul tappeto.
Diedi un’occhiata al pendolo, segnava le undici e mezza. “Fra mezz'ora è Natale” sospirai a malincuore.
Nessuno aveva previsto di vestirsi da Babbo Natale e questo rendeva l’atmosfera ancora più amara, il vuoto era tangibile. Thomas si travestiva ogni anno, ci teneva molto e si preparava giorni prima. Diceva che l’espressione innocente che trapelava dagli occhi dei bimbi lo riempiva di gioia.
Mi inginocchiai. I tre marmocchi si voltarono. Adele mi fissò curiosa.
Sorrisi.
«Allora siete pronti?» esclamai. «Tra poco apriamo i regali».
Le vocine esplosero trepidanti.
Li osservai gioire e ridacchiare. Thomas aveva ragione, era bello osservare la loro purezza. Mia nipote Sofia sgambettò davanti al grande albero, sotto il quale vi erano diversi pacchetti colorati. Mattia la raggiunse subito dopo, prese un pacchetto e lo mise in controluce, non stava nella pelle. Con la coda dell’occhio intravidi lo sguardo cupo di Adele. Mi fissava come se avesse intuito le mie emozioni.
La raggiunsi e la presi in braccio. Mi circondò il collo. Inalai il suo profumo, l’odore di borotalco era piacevole. Dovevo essere forte per lei, era mio dovere. Feci del mio meglio per assumere un’espressione felice.  Il citofono suonò due volte e di colpo piombò in silenzio. Ero sicura ci fossimo tutti.
Mio padre uscì dalla cucina titubante, in mano reggeva un vassoio pieno di dolci. Intercettai lo sguardo
circospetto che lui e mia madre si scambiarono.
«Ma chi è?» chiese Viola, andando verso la porta.
«Non ne ho idea» commentò mia madre, facendo spallucce.
«Magari le solite vicine rompiscatole» punzecchiò Diego. Mia madre gli lanciò un’occhiataccia di rimprovero, ma lui fece finta di niente.
Viola attese qualche istante incerta, il tempo parve fermarsi. L’atmosfera mutò. Uno strano senso di calma si profuse nel salone e alla fine mia sorella si decise ad aprire.
Misi a terra Adele e rimasi ferma a osservare l’entrata, nascosta appena da un muro.
«So che alcuni vicini hanno ingaggiato un Babbo» disse Giacomo facendomi l’occhiolino, non voleva che
i bambini capissero.
«Buonasera!» esordì una voce baritonale. Sussultai, aveva un retrogusto familiare.
Feci un passo avanti curiosa e lo vidi. Giacomo aveva ragione; era proprio Babbo Natale.
«È arrivato Babbo Natale!» urlò mia sorella eccitata sbattendo le mani. Lo seguì mentre faceva la sua entrata trionfale. Sulla spalla reggeva un enorme sacco scuro che poggiò a terra. I bambini si ammutolirono affascinati. Rimasi a osservarlo incantata. Mi madre mi si affiancò.
«Deve essere stata Giulia» disse.
«Chi?» domandai interdetta.
«La nostra nuova vicina. Impazzisce per le sorprese, domani la ringrazierò». Detto questo raggiunse i bambini che eccitati avevano iniziato a rovistare nel sacco.
Per un attimo ebbi l’impressione di avere di fronte Thomas, la fisionomia era simile. Scrollai il capo infastidita.
Babbo Natale si fermò davanti a me, piegò la testa e ci guardammo per un lungo istante senza dire nulla. Non so perché, ma quell'individuo aveva qualcosa di strano.
Potevo vedere solo gli occhi, che erano grigi, scuri e profondi, così familiari che mi ci immersi come fosse la cosa più naturale del mondo. Mi riportarono al giorno del mio matrimonio.
Thomas era teso davanti al sindaco, osservava il mio incedere lento. Quando lo raggiunsi non seppe dire nulla, ma il suo sguardo era pieno di promesse.
«Mamma hai visto che è venuto lo stesso?» vociò Adele pizzicandomi la gamba. Distolsi subito l’attenzione dall'uomo. La mente mi stava giocando brutti scherzi. Guardai mia figlia che saltellava felice. Le feci un cenno di assenso con la testa e partì all'assalto del sacco.
«E così i vicini hanno ingaggiato un Babbo Natale?» mormorai mentre nel salotto si stava scatenando l’euforia.
L’uomo spostò lo sguardo sul gruppetto di marmocchi. «Nessun bambino dovrebbe smettere di credere
alle favole» disse loro.
Quella frase mi atterrò, era una cosa che ripeteva spesso Thomas. Intontita non feci in tempo a controbattere. L’uomo mi superò raggiungendoli. Lo seguii sconcerta.
«Tutto bene tesoro?» domandò mio padre. Evitai di guardarlo. Il nodo in gola si strinse, stavo per crollare.
«È tutto così sbagliato papà» sussurrai tentando di fermare la colata di lacrime, con gli occhi fissi su quello strano personaggio.
C’era un non so che di familiare nel suo atteggiamento.
«Lo so!» fece lui.
«Devo prendere aria» lo avvertii allontanandomi.
Recuperai il soprabito e uscii in giardino.
L’aria era fresca, ma non c’era vento. Il cielo era stellato e le villette di fronte erano meravigliosamente illuminate. Le osservai inalando grosse boccate di aria.
«Fa freddo!» esordì una voce alle mie spalle.
Mi voltai sorpresa.
Babbo Natale era sulla soglia e mi guardava.
«Il gelo è pungente questa sera» continuò avvicinandosi. La sua presenza rilasciava calore, sembrava
profondere benessere, ma il profumo rievocava ricordi feroci. Era lo stesso di Thomas, dolce, fruttato e
terribilmente sensuale.
Un brivido mi percorse la schiena, tremai.
«Lei non ce l’ha una famiglia con cui festeggiare?» domandai sfoderano un’ironia del tutto fuori luogo.
Mi morsi la lingua.
Intravidi i lunghi baffi bianchi alzarsi. Stava sorridendo? Impossibile a dirsi sotto quel barbone bianco ghiaccio.
«Diciamo che al momento preferisco occuparmi della felicità altrui» rispose calmo. Anche la sua voce era molto simile a quella del mio defunto marito.
«È una questione di soldi?» domandai. L’uomo si voltò, fissandomi severo.
I suoi occhi erano un continuo ritorno al passato, sostenni il suo sguardo con molta fatica.
«Adele le somiglia molto» disse, «diventerà una donna forte, ma ha bisogno di lei!»
Lo guardai di traverso facendo un passo indietro.
«Mia figlia non è affar suo!» sbottai stizzita.
L’uomo appoggiò a terra il sacco dei regali ormai vuoto.
«Mi scusi» disse, «non era mia intenzione offenderla».
«Non ha nessun altro a cui far visita?» ribattei acida. Lo strano individuo recuperò il sacco e fece per andarsene. «La morte non è eterna Nicole» proferì voltandosi.
«Cosa?» sussurrai intontita. Erano le stesse parole che Thomas aveva pronunciato sul letto di morte.
«Dicono che il tempo aiuti a sopportare l’attesa» concluse allungandosi verso il cancelletto.
Le lacrime fuoriuscirono come fiumi in piena. Gli argini che avevo faticosamente costruito, per delimitare il dolore, erano crollati.
In preda a mille emozioni contrastanti rimasi immobile.
«Che significa?» urlai dopo un attimo.
Sconvolta scesi di corsa gli scalini per raggiungerlo, l’uomo era già oltre il cancello della villa.
Sentii la voce di Adele alle mie spalle. Mi voltai, le diedi un’occhiata distratta, poi ritornai a guardare il vialetto, ma l’uomo era magicamente svanito nel nulla.
«Mamma!» urlò di nuovo Adele. Percepii la sua urgenza, ma non riuscivo a tornare da lei.
Feci vagare lo sguardo nel vuoto. Lo sconforto mi assalì. Ero sicura che in qualche modo Babbo Natale
avesse a che fare con Thomas, forse si trattava di un fantasma o un angelo venuto a consolarmi. Più i secondi passavano più sentivo di avere ragione. Sentii il mio cuore scaldarsi. Adele mi raggiunse, aggrappandosi alla gamba. Le accarezzai la testa seguitando a guardare l’orizzonte scuro. Sottili fiocchi di neve cominciarono a cadere sfiorando la pelle.
«Mamma guarda, nevica!» gridò la piccola.
Annuii sorridendo, puntando al cielo.


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