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Nazca e la Festa della Patria

Da Dbellucci

Gli ultimi due giorni, ispirati da una profonda sfiga, ci hanno portati qui. In realta´ la tappa si e´poi rivelata fortunata come capita il piu´delle volte, quando il programma di viaggio viene stravolto. Dovevamo lasciare Cusco per Puno, sul lago Titicaca. Avevo preparato le tappe a modo a modo, per far si´che non si salisse di quota piu´ di 600 metri al giorno (con qualche decina di metri di tolleranza). Da Cusco, 3350 metri, ci aspettava la salita di 7 ore sino a Puno, sulla sponda peruviana del lago Titicaca, a 3860 metri. Abbiamo posticipato la salita di un giorno, per restare a riposare, dato che Macchu Picchu ci aveva ammazzato di fatica. Una faringite da cani. Non parlavo piu´, cosa che non nuoce. Tengo a precisare che la faringite non era solo mia, che sono un relitto, ma anche della mia dolce Wonder Woman, che tossiva come la mia nonna ai bei tempi delle 60 sigarette al giorno. Cos¡´ giu´di Tachipirina e antibiotico. Poi ho avuto la febbre, ma non me la sono mai provata, perche´ sapere quant’era non mi serviva. Tagliando corto, arriviamo in stazione a Cusco per cercare un autobus e scopriamo che e` tutto bloccato per tumulti e sommosse. Per essere meno drammatici, era bloccato per picchetti di lavoratori sciperanti. Non c’era modo di andare da nessuna parte, tranne verso Sud, nell’unica strada definita “molto faticosa e lunga” verso Nazca. Avete presente la Nazca delle linee di Nazca, quelle degli alieni, secondo la spiegazione piu´ plausibile? Insomma, quella li’ . Io non ci volevo andare: preferivo dirigermi verso gli scioperanti e magari farmi sequestrare… Gia´ce lo vedevo il servizio lacrimoso ma fiero al TG5, la mio racconto pubblicato su Repubblica, l’udienza privata dal Papa e via e via. Niente. Ce ne andiamo verso Nazca, attraversando per la terza volta le Ande (in un razionale zig zag). Dopo aver costeggiato un fiume per 7 ore, salito l’altipiano in un’ora sino a 4000 metri (un freddo cane), corso sull’altipiano per 4 ore, discesi di nuovo a 500 metri (un caldo cane) giu´giu´nel deserto di Nazca, in altre comode 3 ore di deserto siamo arrivati a notte fonda e ci siamo buttati nella prima bettola incontrata. Mi sono addormentato mentre pagavo il tipo della bettola.

Beh, oggi stiamo benissimo. Passato tutto. Da qui deduco che i nostri malanni non siano altro che un effetto dell’altitudine. Oppure e` stato il caso, fa lo stesso.

Cosi’ siamo a Nazca, polverosa e desertica, luminosissima. Tutti di solito passano per andare a sorvolare le linee nel deserto; noi passiamo e basta, senza sorvolarle. Stanotte ci aspetta un altro autobus per Arequipa, nella valle dei vulcani. Da qui dovrebbe esser possibile raggiungere il lago Titicaca in un’altra notte di viaggio, lungo una strada di solito non coinvolta nelle manifestazioni (sara´ una strada in fascia protetta, chi lo sa).

Nonostante il cambio di programma, questo luogo e´ stato una piacevole scoperta. Forse perche` mi piacciono i posti in cui non c’è nulla da vedere e la gente vive la propria vita. La citta´ e´ circondata da montagne rocciose dello stesso colore delle abitazioni, cosi’ non sembra esserci un vero confine tra le une e le altre. Attorno, il deserto di sabbia. La sabbia e´ dappertutto, un po’ come la polvere lungo le strade andine. Nella piccola periferia dorme uno strano fiume. Completamente rinsecchito, e´ricoperto di pietre e spazzatura. A perdita d’occhio. I ponti passano sul fiume di spazzatura, asciugata dal sole. Molti scelgono di usare il ponte, altri camminano direttamente nel letto, in cui sono state ricavate delle piccole strade che vanno da una sponda all’altra. Ai lati del  fiume, sui muri di contenimento, scorre la propaganda elettorale.

“Il Peru´avanza”

“Il Peru´siamo noi”

“Il Peru´in cima al mondo”

Le parole dei politici e le loro promesse dipingono i muri di contenimento del fiume di spazzatura. Nel marcio liofilizzato del deserto, le si notano bene. Le parole dei politici non hanno il colore della terra, che e` il colore dei visi delle persone di qui. Sono blu, verdi, gialle, magenta, pervinca, turchino. E brillano. Anche sulle case, dove la gente e` pagata per accettare la propaganda. E mentre guardavamo il Peru´che avanza, che sceglie il progresso, che sale in cima al mondo, abbiamo sentito la pompa magna della marcia militare. Veniva da un magazzino. Siamo entrati. Il magazzino era il mercato di Nazca. C’erano le bancarelle di frutta, i tavoli della carne, i sacchi di riso. La gente guardava la televisione e ascoltava dalla televisione la marcia militare.

Perche` qui, oggi, e` la festa della Patria. Ci sono marce militari che escono da tutte le case. Anche noi abbiamo voluto seguire la festa e ci siamo seduti con quelli del mercato. In TV, correvano le potenti armi dell’esercito in diretta dal Lima. I cronisti, appasionati e devoti, spiegavano come quel cannone portasse munizioni da 30 mm, e poi la velocita´ del blindato, il numero dei missili protonici e le spade infuocate dei Vultus 5 from Andromeda. Passando davanti alla tribuna d’onore, i carri armati ruotavano la loro torretta, due, tre giri, e quelli del palco d’onore applaudivano. Quelle torrette sembravano le tazze nella giostra del luna park. Poi e’ arrivato un blindato guidato da una donna e subito il cronista ha urlato: una donna! Davanti al palco d’onore la donna ha alzato e abbassato velocemente il cannone, e poi lo ha spostato a destra e a sinistra, con vigore. Era come un ragazzetto eccitato che se lo mena davanti agli amici in una gara di lunghezza. Noi, insieme a quelli del mercato dentro al magazzino, guardavamo senza dire nulla. La gente era come ad una partita di calcio, dove giocano due nazionali che non sono le tue.



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