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Incastro diadico
[Mala diade]
questa sera vorrei tanto non pensare
rimbombano in me disincarnati
timbri, sillabe scompagnate
fotocopie di finte assuefazioni
fonemi frantumati alla rinfusa
e non ho voglia di ricombinarli
Abdico da me stessa in doppia solitudine
sollievo d’un istante
lacci scomposti d’inspiri soffocanti s’allungano improvvisi
piovono da me in me
ingarbugliano assilli
intrecciano matasse d’ansia scarmigliata
incistano timori in una buia capsula che rapida m’ingloba
mi fan rientrare in me da me
Riappaiono pensieri controvoglia
rimugino – mi chiedo – mi rispondo
CHI sei tu che da tre lustri non mi dai tregua
stalker da imprigionare
alieno da stanare
pianta parassita da estirpare
mostro da trucidare
[ CHI SEI ]
conchiglie rosa, pensieri s’inchiocciolano in parole di madrepora
diventano sussurri ripetuti all’infinito
ghigno
“in te esisto… di te consisto”
insight improvviso che sconvolge aprendo prospettive altre
- il cancro sono io- a che combattere me stessa!? -
a sgomitate e sgambetti lo ricaccio nell’angolo più buio
non gli permetterò d’oltrepassarmi – [ sì ] “in me / con me ti porto” [ sì ]
un passo indietro e a lato
uniti in una sorte
camminerai con me fino alla morte
ma della morte il giorno
non lo sceglierai tu.
*l’immagine è un suo dipinto Qui altre opere di Nina