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“Noi” di Elisa Mazzoli e Sonia MariaLuce Possentini, Bacchilega Junior

Da Federicapizzi @LibriMarmellata

noicopSi presenta leggero, sottile, piccino, nella modestia di una rilegatura in brossura e nella semplicità di uno sfondo di copertina bianco, il sensibile albo di Elisa Mazzoli e Sonia MariaLuce Possentini, “Noi” (edito da Bacchilega Junior).
Già però il vivo realismo, delicato e impressivo, minuzioso come una fotografia, dell’immagine di copertina ci fa presagire che l’immersione nel libro sarà tutt’altro che priva di emozioni: la dolcezza di una manina tesa e la luce tra i capelli del piccolo mostrato di schiena ci invogliano ad affrettarci a sfogliare.

Ho scritto pochi giorni fa un lungo articolo nel quale mi rifiutavo di classificare le storie con etichette, del tipo “libri sulla diversità” o “racconti per imparare l’accettazione” e, fedele e convinta di ciò, asserirò semplicemente che qui siamo di fronte ad un’esperienza nella vita di un bambino, ad un incontro di quelli che fanno la differenza, perché aiutano ad andare oltre le barriere del giudizio per poter crescere liberi.

Tanti ragazzini conoscono entrambe le parti della barricata: quella solitaria dell’esclusione – perché macchiati di una delle tante gradazioni o sfumature della differenza – o quella prepotente del dileggio – perché forti dello schermo dell’ omologazione, oltre il quale si ha paura di avventurarsi.

Cos’è che suscita più timore in fondo? Avvicinarsi al “diverso”, contaminarsi, macchiarsi, oppure allontanarsi dalla culla del gruppo, dove il “noi” diviene freddo e impersonale, arido ma, per lo meno, sicuro?
Ed ecco quindi un racconto dove è proprio il “noi” che si trasforma e passa da un noi di gruppo, tronfio di una presunta superiorità ma di fatto basato sul collante della presa in giro e del rifiuto, ad un noi di accoglienza, conoscenza, gioco, vicinanza e, finalmente, crescita.

Occhione è sempre solo in giardino, scava e non si capisce bene cosa faccia e cosa gli passi per la mente.
Fa un po’ spavento perché ha un occhio deforme e nessuno lo avvicina. Anzi, il piccolo narratore e i suoi amici lo deridono, gli parlano alle spalle, immaginano eventi terribili che giustifichino i suoi problemi.
Provano addirittura un po’ di ribrezzo e mentre fanno capannello tra loro, lo sbirciano di sottecchi, lo rendono oggetto delle loro crudeli congetture e lo considerano – ammettiamolo – alla stregua di un piccolo mostro.
Se qualcuno ora avvicinarsi a Occhione – orrore! – viene immediatamente tacciato di pazzia e isolato a sua volta.

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Fin quando un pomeriggio Filippo, costretto ad aspettare in cortile la mamma a colloquio dagli insegnanti, non si trova solo proprio con lui, anch’egli in attesa dei genitori.
Senza la protezione del gruppo il bambino ha un po’ paura ma anche qualche accenno di curiosità. E di interesse.
Ma accade che…sia proprio Occhione a fare il primo passo! Mostrandogli una bellissima chiocciola nel  palmo della mano.
Da lì in poi non ci saranno più barriere che tengano: Occhione ha addirittura un tesoro, scavato con cura tra la terra del giardino e custodito in gran segreto. Un piccolo gruzzolo prezioso fatto di conchiglie e ricci, di piume e foglie…
Filippo si accorge di quanto interessante, bella e ricca sia la sua compagnia e – meraviglia! – che oltre a tante passioni e curiosità condividono perfino il nome. Perché Occhione, si sa, era solo un brutto, volgare, irrispettoso soprannome.

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Filippo e Filippo ridono e giocano, scoprono di avere interessi in comune e di poter imparare l’uno dall’altro.
E soprattutto si rendono conto che, in quel piccolo lasso di tempo dell’incontro, si è venuto a formare un nuovo “noi”, ricco, prezioso e pieno di possibilità.

Un racconto semplice e allo stesso tempo raro, comune e insieme esemplare. Pacato, lieve ma anche commovente e profondo.

Un testo curato e delicato, capace di incontrare le paure dei bambini come le loro generosità, le loro codardie come anche, una volta superati gli ostacoli di giudizi e pregiudizi, la loro capacità di aprirsi senza riserve, accettarsi con entusiasmo e naturalezza.
L’identità di nome qui diventa identità di natura: bambino io e bambino tu e la diversità non è più limite ma possibilità.

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Splendide le illustrazioni di Sonia Possentini, inconfondibili istantanee di momenti di vita, minuziose, realistiche ma allo stesso tempo calde e capaci di cogliere gesti ed emozioni.
Smorfie, sguardi, abbracci, pose, tutto nelle tavole racconta di un universo bambino osservato con cura e riprodotto con amore e attenzione.
Impossibile poi non incantarsi di fronte alla maestria del suo pennello, capace di cogliere sottilmente luci, ombre e sfumature di colori.

(età consigliata: dai 5 anni)


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