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Noi si aspetta che sia troppo tardi

Da Femminileplurale

 Se la vogliamo dire politically correct, la violenza domestica si definisce come il comportamento violento di uno dei due partner sull’altro. Se la vogliamo dire più terra terra, la violenza domestica si definisce come il comportamento violento del marito o del convivente sulla donna.

Molte donne sono vittima della violenza domestica, ma poche lo vanno a raccontare alla polizia o a un centro anti-violenza. Per la semplice ragione che hanno paura di peggiorare la loro situazione.

Se si vuole affrontare il problema da un punto di vista politico, la prima questione è garantire alle donne ascolto, accoglienza e protezione. La seconda questione è fare sapere che avranno ascolto, accoglienza e protezione. Perché se devono denunciare e non essere credute, allora staranno zitte e ferme dove stanno, nelle mani del loro terrorista personale.  Stabilire cosa e come è successo, ovviamente, è la terza questione.

La Cassazione qualche giorno fa ha reso note le motivazioni della sentenza con la quale ha stabilito che episodi di «ingiurie, minacce e percosse» non sono sufficienti per configurare il reato di maltrattamenti in famiglia, perché non sono quantitativamente sufficienti per stabilirne l’abitualità. Ti picchio? Sì, ma di tanto in tanto. Ti insulto? Eddai, mica sempre. Ti minaccio? Che melodrammatica: lo faccio solo quando sono di proprio cattivo umore.  C’erano testimonianze di medici, conoscenti e certificati medici. Niente. La Cassazione ha considerato rilevante che la donna non apparisse «intimorita» dalla condotta del marito ma solo «scossa, esasperata e molto carica emotivamente» dato il suo «carattere forte». Cioè, la signora ha denunciato prima di morire, fisicamente o psicologicamente. Troppo presto mia cara. Ti piangeremo in cronaca nera, ma non se denunci in tempo.

Seguitemi da vicino qui: purtroppo la notizia è stata riportata dai telegiornali e dai principali quotidiani. Dico purtroppo perché, se da un lato è chiaro che questa sia una notizia di interesse pubblico, dall’altro il megafono dei media ha reso il messaggio che proviene dalla Cassazione forte e chiaro: care donne, non vi crediamo o, anche se fossimo costretti a credervi da testimonianze e referti medici, ignoreremo il problema. Perché noi si aspetta che sia troppo tardi.

P.S. Due note veloci: uno, naturalmente la sentenza è a nome del popolo italiano (cioè anche a nome nostro). Due, i giudici si chiamano Saverio, Francesco, un altro Francesco, Giovanni e Giacomo. Notate qualcosa?

 


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