"Non di solo pane vivrà l’uomo" 1° Domenica di Quaresima

Creato il 06 marzo 2014 da Ambrogio Ponzi @lucecolore
9 marzo 2014
1° DOMENICA di QUARESIMA anno A
Antifona d'Ingresso  Sal 90,15-16
Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita.
Colletta
O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale, per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo figlio, che è Dio, e vive e regna...
Prima LetturaGn 2, 7-9; 3, 1-7 La creazione dei progenitori e il loro peccato. Dal libro della Gènesi Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. - Parola di Dio
Salmo Responsoriale   Dal Salmo 50
Rit . Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. Rit.
Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Rit.Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. Rit.Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. Rit.
Seconda Lettura  Rm 5, 12-19 (forma breve: Rm 5, 12.17-19)
Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. - Parola di Dio
Vangelo  Mt. 4, 1-11 Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. - Parola del Signore
RIFLESSIONI
13 marzo 2011
  • Consideriamo questo racconto come un dramma i cui personaggi in primo piano sono Gesù e il Tentatore, e sullo sfondo lo Spirito e l’oscurità.
Questo dramma rappresenta la nostra storia di ieri e di oggi. Noi viviamo questo dramma con la forza che ci viene dal Signore, se la chiediamo, perché di fatto è il racconto di una battaglia, di una lotta spirituale non evanescente, ma concreta, una lotta che non si ferma all’esteriorità o alle lotte quotidiane tra noi uomini o tra i popoli o tra classi sociali. Si tratta di lotta spirituale nel senso che si consuma nel profondo di ogni persona, è in atto in me, in te, in noi. Questo è anche l’invito della Chiesa: fare della Quaresima il tempo della lotta spirituale. Precisando meglio questo punto, direi che la lotta in termini generici è la lotta tra il bene e il male, tra la giustizia e l’ingiustizia, tra la comunione e la divisione. Il Vangelo è più concreto nel dirci che la lotta è tra Gesù e il Tentatore, cioè si tratta di persone precise di grande significato. Nel seguire questo scontro, scopriamo la nostra vicenda. Noi siamo impegnati in una lotta. Uno potrebbe dire: io non voglio combattere, sto bene così. Di fatto questa battaglia è inevitabile, è necessaria e se non avviene è una sconfitta. Il primo messaggio è quello di cogliere questo invito robusto e aspro: sono chiamato alla battaglia che si consuma in me, nel mio cuore. È lì che posso dare ascolto alla Parola del Signore, all’azione dello Spirito oppure all’opposto. Vediamo meglio questa intuizione generale. Appena prima di questo racconto, Matteo dice che Gesù andò al Giordano per essere battezzato, ma arrivato il Battista non vuole battezzarlo. Giovanni Battista infatti dice: è Lui che deve battezzare me. Gesù ripete che deve essere battezzato perché questo è nell’ordine della legge di Dio. Gesù riceve il Battesimo e in quel momento vede lo Spirito scendere come colomba su di Lui. In questo contesto, Gesù mette in evidenza che lo Spirito in Lui aveva un progetto per la cui realizzazione è stato chiamato. Appena ricevuto il Battesimo, “ Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto ”. Non si dice: Gesù decide di sua iniziativa, ma Gesù segue. La prima lezione che ne deriva è che questo combattimento è legato all’obbedienza allo Spirito, come si dice nella frase evangelica appena citata. Il deserto qui non è inteso tanto come un luogo fisico, ma come luogo dello Spirito, dove avviene lo scontro. Se io non vado nel deserto, o meglio se non prendo coscienza del deserto che c’è in me, io vivo in superficie, nell’apparenza, nel vuoto. È allora importante l’obbedienza, l’eseguire, perché ciò che succede è da un lato esemplare e dall’altro fondante. È esemplare, perché ritrovo, nel luogo dove lo Spirito mi conduce, le leggi essenziali del combattimento spirituale, cioè cosa avviene, cosa succede, in che cosa consiste e quale parte ho io. L’aspetto fondante, invece, è essere portati nel deserto per essere tentati, così come lo Spirito Santo ha fatto con Gesù. Lo Spirito in Gesù pone il segno di come il combattimento deve essere vissuto. Il salmo letto stasera diceva: “ il Signore… che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia…”. Lo Spirito Santo porta Gesù nel deserto per essere tentato. Cos’è la tentazione ? La tentazione è il fascino che esercita in me una proposta di vita che nasconde o presume di cancellare la proposta di vita di Gesù. In questo senso è necessario il combattimento. Dio non si arrende e non si arrenderà mai al fatto che l’uomo, sua creatura fatta a sua immagine, sia inquinato e in balia delle forze del male. Non si darà pace fino a quando non avrà strappato via dall’uomo il male. Il combattimento è voluto da Dio perché sia rinnovata e purificata la sua creatura. Possiamo pensare alla parabola di una casa sporca, dove arriva un uomo forte che apre la casa, la pulisce, la mette in ordine e in condizione di essere bella. Dio vuole che noi siamo belli come Lui ci ha pensati. Questo è un travaglio e una conquista fondamentale per la quale siamo aiutati e sostenuti dall’azione dello Spirito. Quando viviamo in maniera più sensibile questo travaglio, questa sofferenza, questo scontro, non dimentichiamo mai lo scopo che è quello di essere più belli , la forza che ci è data e il modello che è Gesù. Gesù ci aiuta a capire e a vivere in modo positivo il combattimento. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame …”. La battaglia non avviene immediatamente, ma c’è un tempo di maturazione, c’è una condizione da mettere in atto perché lo scontro si realizzi in modo positivo. Il deserto è legato alle esperienze precedenti che ogni ebreo conosceva bene. La storia della salvezza è piena di queste figure che andavano nel deserto. Ricordiamo il deserto di Mosè, quello del popolo che usciva dall’Egitto, il deserto di Osea e di tanti altri. Il deserto è il luogo ideale perché possa avvenire lo scontro e perché avvenga in modo positivo. L’uomo in genere è sottratto da questa concentrazione; noi siamo dei dissipati, ci perdiamo in mille sciocchezze e ci sfugge l’essenziale. Il deserto è il luogo dell’essenziale, dove niente è superfluo, manca anche il necessario, ma proprio in quella ristrettezza può maturare un’esperienza positiva. Consideriamo però anche il fatto che la ristrettezza può anche non favorire e può essere occupata anche dall’avversario, perché quando si è in una situazione di vuoto si è anche più attaccabili. L’alternativa è tra la ricerca, cioè il deserto che si apre e che si lascia istruire, e la disperazione o il trovare niente. L’uomo non può vivere senza niente, ha bisogno di avere delle risposte e dei sostegni; è fragile, è povero, vuole avere una base. Ecco allora che la tentazione avviene dopo quaranta giorni, il tempo della preparazione, il tempo in cui si consuma la nostra resistenza e diventiamo più vulnerabili. È qui che la tentazione può prendere il sopravvento. Come Gesù ha vissuto e reagito alle tentazioni? Prima lo Spirito si era avvicinato a Gesù e attraverso il Battesimo lo aveva colmato, adesso è Satana che prende la mira giusta, che agisce e che interviene partendo dal bisogno. Considerato il lungo digiuno, Gesù aveva fame. La fame fisica, il bisogno può avere il sopravvento. La tentazione è: mangia! « Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane ». Qual è dunque la tentazione? Gesù è messo alla prova: se ti interessa di più sfamarti e lasciar perdere il resto… . Il bisogno diventa Dio, diventa supremo. La seconda tentazione è legata al tempio, alla folla, allo splendore sacrale dei gesti e dei riti e ad un gesto prodigioso da parte di Gesù, come lanciarsi dalla vetta con la certezza che gli angeli sarebbero venuti a sostenerlo. È l’aspetto religioso che diventa non l’itinerario di un cammino, ma un mio possesso. La terza tentazione è collegata con la montagna e i regni. Si tratta di un discorso di segni e di simboli che manifestano una visione. Dal monte vedi tutti i regni, i domìni, la terra; e tutto può diventare di tuo dominio. L’uomo è esposto ad una triplice attrattiva: possesso, dominio, affermazione di sé, come assoluti. Non c’è posto per gli altri, non c’è l’attenzione a chi è nel bisogno, a chi ha fame. La tentazione è quella di possedere e di avere per sé. È importante il fatto che dietro le tentazioni c’è il ricordo di tre episodi dell’Esodo, legati al cammino nel deserto. La prima tentazione è legata all’episodio della manna che scende dal cielo ( Es. 16 ). Poi l’esperienza di Massa e Meriba ( Es. 17 ), quando il popolo dubita che battendo la roccia possa scaturire l’acqua. E quindi il vitello d’oro ( Es. 32 ). Queste tentazioni che ripercorre Gesù sono espressioni del tradimento, del dubbio, del peccato del popolo nel deserto. La risposta di Gesù è sempre legata alla Parola di Dio e, nel caso della prima tentazione, richiama il fatto che l’uomo non vive di solo pane, ma ha bisogno di un altro pane. Non si tratta di rinunciare al pane materiale, ma di tenere aperto un orizzonte più ampio, perché questo tipo di fame va oltre al bisogno immediato di mangiare. Così, riguardo alla religione usata per il trionfo, Gesù risponde: “Non mettere alla prova il Signore Dio tuo”. La terza tentazione è sfacciata: il Tentatore chiede di essere adorato. Ricordiamo il denaro, il possesso, la potenza. Una cosa da raccogliere è dunque guardare a come Gesù si affida alla Sacra Scrittura non come ad una parola magica che tu ripeti e funziona, ma come parola da vivere in profondità, da assimilare. Ad es. la prima risposta: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” rivela che di fronte alla nostra preoccupazione di avere tutto a disposizione, di poter rispondere a tutti i nostri bisogni, dobbiamo far prevalere la fiducia in Dio. La Parola è bella e liberante quando la facciamo nostra, quando diventa il criterio delle nostre scelte, quando c’è unità tra la Parola e il nostro agire. La Parola è l’ispirazione della nostra vita? Come affrontare i problemi, le situazioni belle o brutte, facili o difficili, tristi o gioiose della vita? Il combattimento è proprio dell’uomo. Allora sarà importante educarci a fare della Parola di Dio la consolazione e il sostegno quotidiano in qualsiasi situazione viviamo. Dio non va considerato solo quando ci troviamo nella difficoltà. Gesù lavora richiamando la Scrittura, rivelando così quanto fosse in sintonia con la Parola. Parliamo dell’uomo Gesù, del Verbo di Dio che prese carne in Gesù, che vive la sua vita confrontandosi continuamente con la Parola. Riguardo alla seconda e terza tentazione, al trionfo religioso, a quando cioè la religione diventa un modo per affermarsi, per apparire e non per maturare, se vivo la Parola vivo anche la conversione. Avere quindi cura che il nostro contatto con la Parola sia alimento, sia rilettura della nostra vita. La definizione ‘consolazione’ è molto bella, perché dice che nella Parola di Dio c’è forza e sostegno. Leggere la Parola è far sì che la realtà sia illuminata e che in essa possa ritrovare la mia storia e la nostra storia, la luce e l’orizzonte. Nella Parola trovo il significato dell’esistenza. Non si tratta di fondamentalismo che fa un uso magico della Parola, ma di andare oltre e cogliere il cuore del messaggio e come Dio conduce la storia. L’uomo non ha in se stesso la forza totale per affrontare questa lotta da solo e per scoprire dove va la sua vita; ha bisogno di essere condotto. Noi non siamo dei puri con i piatti della bilancia in parità; c’è un inclinamento, per cui siamo attratti dalle varie forme di tentazione che nascondono insidie, perché lasciano intravedere una possibile felicità, un appagamento. La tentazione ha un fascino mortifero. I soldi attirano, il potere attira. Lo Spirito ci garantisce una risposta vera a questi segni. La risposta positiva alla chiamata del Signore ci permette di nutrirci del pane di vita e di produrre pane di giustizia per coprire i bisogni che di fatto ci sono. Così riguardo alla religione: dare credito all’esperienza di Dio senza piegarsi ad asservire al successo. Il brano finisce dicendo: “ il diavolo lo lasciò ”. Luca precisa che questo avviene, ma per tornare al tempo opportuno. Pertanto si chiude momentaneamente questo episodio, ma il Tentatore tornerà ancora. “ … ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano ”: se tu sei fedele Dio non ti abbandona, ma ti garantisce presenze amiche, positive ed un esito positivo e bello. C’è un quarto punto che vorrei affrontare con voi. Abbiamo parlato delle tre tentazioni del fascino, ma c’è anche la tentazione dello scandalo quando Gesù è messo in croce e apparentemente risulta sconfitto, soprattutto quando grida :“ Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Questo grido di disperazione è invece, per Gesù, preghiera in una situazione di dedizione totale, oscura. Possiamo fare un confronto con la desolazione di chi si trova solo, ammalato, nella solitudine, di chi non è stimato ed è abbandonato a se stesso. All’apparenza il fedele a Dio spesso non è così considerato, esaltato, osannato e anche lo sforzo fatto per compiere l’opera di Dio non sempre è sostenuto e incoraggiato. Sto pensando ad esempio all’esperienza di santa Teresa di Lisieux o di Madre Teresa di Calcutta, che ha conosciuto per anni il silenzio di Dio, l’aridità, il non gusto, come se Dio si fosse allontanato. La tentazione è forte, ma è purificante. Il Signore spinge a situazioni estreme, dove la persona si stacca veramente da tutti i suoi appigli mondani e vive l’abbandono. Dobbiamo considerare questo clima possibile, perché nel tempo di oggi dove c’è il disincanto si sente forte l’esigenza del rigore e dell’abbandono. Il tentatore sembra dire: se tu sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce, mettiti alla prova. E questa è la prova più dura. Però mentre Gesù spira, il centurione dice : “ Davvero costui era il figlio di Dio ”.
L’altra tentazione
Accanto alle tre tentazioni che si presentano a Gesù con il fascino sinistro degli idoli, la Scrittura e la fede della Chiesa mantengono la memoria di una tentazione che ha il volto della folla, che si esprime come insulto, che si esalta per una illusoria vittoria… L’unica parola che risuona in quel momento è la sua, del Crocifisso. Dio mio, perché mi hai abbandonato ?” Parola aspra, ma di preghiera, di fede nella volontà del Padre, nonostante l’apparente abbandono.
E subito dopo un’altra voce ormai nella luce: Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: Davvero costui era il figlio di Dio ! ”.


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