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Non è mai troppo tardi

Creato il 26 febbraio 2014 da Annaaprea55

Guardo di rado la tv ma mi è capitato di vedere la fiction di Raiuno Non è mai troppo tardi e sono rimasta incollata al video. Ho guardato la prima puntata un po’ per curiosità, un po’ per nostalgia, un po’ per voglia di struggimento… non so bene perché ma quando è finita mi sono ripromessa di seguire anche la seconda. E così è stato.

Il film racconta la storia di Alberto Manzi, interpretato da Claudio Santamaria, il maestro che dal ‘60 al ‘68 tutte le sere compariva dallo schermo in bianco e nero mentre la mamma preparava la cena.

Avevo 7 o 8 anni. Ricordo i suoi disegni al carboncino, li tratteggiava sulla lavagna con il corpo esposto alla telecamera, il braccio destro allungato e la mano che quasi disegnava col dorso.
Ricordo il suo sorriso garbato, la gentilezza della voce, la lentezza dei movimenti…

Alberto Manzi era un uomo bello e naturalmente telegenico.

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Tutto questo ho rivissuto guardando questa miniserie televisiva firmata da Giacomo Campiotti che mi è sembrata davvero ben fatta nel ricostruire non solo la vita, ma anche le passioni, la tensione morale, la vocazione pedagogica di questo nostro piccolo grande eroe.

Per lui insegnare era donare, donare è un atto d’amore e quando la pensi così non puoi non metterti contro: contro le istituzioni, i programmi, le gerarchie.

Manzi era un sacerdote dell’insegnamento e svolgeva il suo mestiere di maestro con una intenzionalità angelica.

Se ami i tuoi alunni sai che ciascuno è unico e irripetibile, ciascuno  ha una vocazione nascosta, una forza invisibile che prima o poi si manifesta e tu, maestro, sei come una levatrice: accogli, congiungi, apri le porte d’ingresso alla vita. Ma se la pensi così, non puoi seguire i programmi scolastici perciò sulle pagelle dei bambini non indichi i voti ma stampi con un timbro “fa quel che può, quel che non può non fa”,  poi pagherai di persona e per sette volte sarai denunciato a una commissione disciplinare.

Se il tuo sogno di maestro non è solo quello di insegnare a leggere e a scrivere ma vuoi trasmettere pensieri e fiducia allora per te insegnare vuol dire camminare insieme. Perciò quando ti ritrovi insegnante nel carcere minorile Gabelli di Roma e sei  senza cattedra, senza matite e senza carta, devi per forza trasgredire. Allora provi a far penetrare in carcere fogli e matite perché camminare insieme è anche trasgredire insieme.

Creare legami, riparare percorsi, far capire che la cultura può creare possibilità; con queste armi Alberto Manzi ha sconfitto l’analfabetismo di un milione e mezzo d’italiani.

Ma la Rai non può trovare un altro maestro Manzi per insegnare l’inglese agli italiani?


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