Magazine Cultura

“Non è un vento amico” di Vincenzo Zonno

Creato il 15 febbraio 2016 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

5mMdxoI.jpg

Titolo: Non è un vento Amico

Autore: Vincenzo Zonno

Editore: Vocifuoriscena

Collana: I Ciottoli

Pagine: 246

Prezzo: 15,00 €

Sinossi (tratto dalla quarta di copertina del romanzo): Quando viene strappato dalla sua frivola vita sanpietroburghese e inviato in missione in Russia per conto dello zar, il tenente Georges Stroganov sa bene che un buono stipendio e la prospettiva di un avanzamento di carriera non riusciranno a togliergli di dosso l’inquietante sensazione che qualcuno stia cercando di manovrarlo per i suoi fini. E’ il 1854: lo zar Nikolaj è da tempo succeduto a suo fratello, il fanatico Aleksandr Romanov, morto in circostanze poco chiare, e lo sterminato impero russo è conteso tra le esigenze di una aristocrazia aggrappata ai suoi anacronistici privilegi e il vento modernista che spira dall’Europa occidentale. E’ in questo delicato frangente che Georges giunge in qualità di console nell’ex enclave russo di Cypel Koszalin, e trova un ambiente immoto, sospettoso, schiacciato dall’ossessione per il peccato e dal peso dell’ortodossia. Una matassa che il tenente dovrà dipanare al più presto se vuole evitare l’orribile fine del console suo predecessore, la cui carcassa dissanguata porta ben impressa, sulla pelle, l’impronta della mano dell’Angelo dell’Abisso.

 “Perché un uomo si accanisce sulle assurdità della vita quando potrebbe vivere nutrendosi esclusivamente della sua bellezza? Il male è la soluzione per il male, e non vi è dubbio che gli uomini siano più affascinati dal buio che dalla luce.”

Chiariamo un concetto: il mio rapporto con il romanzo di Vincenzo Zonno è difficile. Ho letto questo romanzo in meno di due giorni, ma ad ogni capitolo mi sono trovata a mutare la mia opinione su di esso. Questa recensione vuole passare in rassegna le parti migliori di Non è un vento amico, e così anche quelle più carenti. Non giudico mai un’attenuante il fatto che sia un primo romanzo: l’estro, o lo si ha, o meno. E Vincenzo Zonno ce l’ha. L’ho notato fin dai primi capitoli – non al primo, del primo parlerò a seguito! – con la descrizione del corpo dello sfortunato predecessore del tenente Stroganov. Il realismo con cui questa sorta di “autopsia” è stata descritta mi ha lasciata esterrefatta e ammaliata. Non scenderò nei particolari di cosa effettivamente abbia causato la morte del precedente console di Cypel Kozsalin (in fin dei conti, la presenza fantasmagorica di Ljapa aleggerà per tutto il resto del romanzo, così come riecheggeranno gli echi della sua uccisione.). Mi limiterò a sottolineare una delle scene più realistiche e insieme poetiche che abbia letto in questo romanzo. A questa, ovviamente, ne seguiranno molte altre. Ora, dopo il fatto positivo, il fatto negativo: non ho davvero capito, o meglio, mi è sfuggito, come mai la missione di Georges, concernente il suo nuovo incarico di console di Cypel Koszalin, gli venga data direttamente dallo zar Nikolaj: niente di strano se, a conferire con Georges fosse stato un Generale, o un alto dignitario, ma perché la scelta dello zar? In fin dei conti, pur possedendo un cognome “nobile”, Georges – come spesso fa sapere – non è imparentato per nulla con quella famiglia Stroganov. E allora perché lo zar in persona gli dà le “chiavi” per l’enclave russa? Nuovo fatto positivo: la figura stessa di Georges. A un primo impatto, è subito chiaro quale sia il “difettuccio” del protagonista: Georges Stroganov, signori, è curioso. Ma non di una modesta curiosità, no. Georges Stroganov è curioso come una scimmia. Questo problema del protagonista può far sospirare, ma è effettivamente il motore di tutta la vicenda: è Georges a gettarsi a capofitto nelle indagini per scoprire cosa mai sia accaduto al suo predecessore. È Georges a interrogarsi sulla morte del precedente zar, Aleksandr Romanov. Ed è sempre il curiosissimo Georges a detenere una serie di pericolosi documenti sul tutto. Non è la vicenda che viene a bussare alla porta di Georges Stroganov ma, al contrario, è il nostro protagonista che se la va a cercare. Con tutto ciò che ne consegue. Fatto negativo: ho notato che spesse volte l’autore tende a tirare le somme e riassuntare un po’ troppo il succo del discorso, quasi come temesse di risultare pedante o noioso. Questo per esempio è ben visibile a metà del romanzo, quando Georges, bloccato dalla tempesta, deve passare la notte a casa del Conte. Il Conte è una figura davvero affascinante – e cruciale, a suo modo, per la trama – , colleziona stranezze da tutto il mondo, ed è stato un grande viaggiatore. Mi chiedo perché, attirata così tanto l’attenzione su di lui, Vincenzo Zonno preferisca chiudere le vicende della serata che il protagonista passa insieme al Conte con un “raccontò le sue avventure.” Ma come? Io , lettore, voglio leggere di queste avventure! Almeno una, almeno mezza. Fatto positivo: l’amore. Ho amato leggere della storia tra Georges e la signora Orlova. Lei è un personaggio affascinante, una donna istruita che ha scelto volontariamente di dedicarsi allo studio e alla mortificazione. Di sicuro non è una donna usuale, e si porta dietro un background notevole. I capitoli dove lei compare si fanno leggere e apprezzare. Ho apprezzato di meno Georges in uno dei primi capitoli, quando arrossisce di fronte alla libidine di una nobildonna dai molto facili costumi. Da un tenente di quel periodo, che risiede in una città come San Pietroburgo, mi aspettavo ben altre prodezze, ma queste ovviamente sono scelte dell’autore. E poi, la storia: c’è un’attenta ricerca dietro Non è un vento amico, e Vincenzo Zonno racconta ciò che conosce bene con naturalezza. È un pezzo della storia poco conosciuto dai più, quello del post-Guerre Napoleoniche, e merita di essere approfondito. Questo romanzo lo permette, in un certo modo. Ho amato la figura di Aleksandr Romanov, pazzo, fanatico, psicopatico e crudele. Il mistero che avvolge la sua morte trafigge la mente del lettore e gli fa lambiccare il cervello su quale potrebbe essere stato il suo destino e, soprattutto, da chi è stato deciso. Da suo fratello, forse? Dallo zar Nikolaj? E se sì, perché?

Non è un vento amico, a prima vista può sembrare un romanzo giallo. O un mistero. O un romanzo storico. O romantico. In verità è un romanzo difficile, perché in sé raccoglie diversi generi, e diverse storie, e tutte queste possono essere lette come più si preferisce. È un romanzo difficile, che non mi sentirei di consigliare a un amico non avvezzo alla storia o ai romanzi ambientati in Russia. Ma è un romanzo da leggere per lettori. Sicuramente un’ottima prima prova, con un finale niente affatto sgradevole e un pathos lento che cresce, pagina dopo pagina. Mi auguro fortemente che l’autore, dopo questa prova, continui a scrivere.

L’autore (tratto dalla bio sulla quarta di copertina del romanzo): Vincenzo Zonno, nato a Brindisi ma Bolognese d’adozione, è un artista di versatile creatività, che fa proprie le suggestioni di molteplici ambiti espressivi. Cantante rock negli anni Novanta in diverse band, è poi passato alla danza come interprete, regista, scenografo e curatore delle musiche per la compagnia Yankè Dance Studio. Ha sintetizzato le sue esperienze artistiche in una scrittura indisciplinata che, da un apparente verismo, sfocia in un inaspettato surrealismo. Dopo la sua prima raccolta di racconti, Harpo, ha pubblicato altri titoli. Non è un vento amico è il suo primo romanzo.

di Chiara Listo



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :