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Non sei un hosting provider? Allora diventalo

Creato il 07 aprile 2011 da Db @dariobonacina

Il Tribunale di Milano ha stabilito che Google dovrà filtrare i risultati di Google Suggest, in seguito ad una causa avviata da un imprenditore finanziario, il cui nome – nell’ambito delle ricerche – proprio in base alle dinamiche di Suggest veniva abbinato alla parola “truffatore”, ravvisando contenuti diffamatori o calunniosi. Prima di urlare al solito scandalo all’italiana è bene sapere che la vicenda è simile ad altre già occorse in Francia, Svezia, Brasile e Gran Bretagna (e solo in quest’ultimo caso le accuse non sono state accolte).

Lasciando ai giuristi (come Fulvio Sarzana e Guido Scorza) il privilegio di commentare questa decisione, mi limito a constatare che i suggerimenti esposti da Google durante una ricerca – spesso semplici accostamenti tra parole, ricorrenti in più ricerche – non sembrano sufficienti a far pensare ad un senso compiuto. Nal caso trattato dai giudici di Milano, l’accostamento di un nome al termine “truffatore” potrebbe essere letto sotto tanti punti di vista: Pinco Pallino potrebbe essere stato un truffatore o responsabile di truffa, ma anche vittima di un truffatore o di una truffa, o potrebbe avere svelato una truffa e smascherato un truffatore. Senza dimenticare i casi di omonimia.

Intendendo Google Suggest come uno strumento, l’approccio non può che essere neutro, altrimenti si rischia di prendere delle cantonate. Google e gli altri motori di ricerca svolgono, sostanzialmente, una funzione di bacheca, di vetrina di contenuti altrui, ma l’aspetto forse più paradossale di queste vicende è che i provvedimenti dei tribunali che li considerano (impropriamente) hosting provider li obbligano a comportarsi come tali, poiché impongono una funzione di controllo e di editing che normalmente i motori di ricerca non attuano (Google lo fa automaticamente solo su termini legati alla pornografia o a questioni di buon costume).

La prospettiva è che la neutralità lasci il posto all’arbitrarietà e alla possibilità di essere indotti ad intervenire sulle informazioni riportate, preventivamente o su richiesta. E all’assunzione di una responsabilità mai cercata.



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