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Non solo horror: Hellboy

Da Mariparacchini
(2004, Guillermo Del Toro)

Sono una maledetta snob, io.
E le commedie no, e i supereroi no, e la cippa lippa no.
Ma quando vedo certi nomi tra gli addetti ai lavori smetto di pensare e guardo qualsiasi cosa producano con le loro manine dorate.
Del Toro è uno di questi signori.
Di quelli che se mi portassero sugli schermi la bella che la va al fosso a resentar (qui la soundtrack del futuro film) io mi precipiterei in sala.
Anche parlando de Il labirinto del fauno credo si sia intuito che quando Guillermo Del Toro parla, io pendo dalle sue labbra cinematografiche e perdo la mia già molto scarsa capacità di discernere il bene dal male.
Per questo anche Hellboy, una pellicola così lontana dai miei gusti abituali, mi ha sempre affascinata.
Fino a quando l'ho visto, e ho capito perché mi affascinava.
Perché è bellissimo, ecco perchè. Imperfetto ma bellissimo e perché io evidentemente sono dotata di poteri paranormali che mi avevano predetto che sarebbe stato bellissimo.
Hellboy è un demone dalle sembianze schwarzeneggeriane. A parte che è rosso, va beh. E' stato adottato da piccino da un giovane professore che lo ha cresciuto come un figlio. Spunta da un varco che era stato aperto dai nazisti che dopo aver risucchiato un tale Rasputin ha ringraziato mandandoci il piccolo rosso. Lavora con il papà in un dipartimento delegato al controllo di fenomeni e creature paranormali ma quando Rasputin vuole tornare il nostro Hellboy perde un po' di tempo a liberarsene.
Non solo horror: Hellboy
Ve l'ho raccontata male, vero, la trama?
Perché non conta niente.
Almeno nel modo in cui ho goduto io il film.
E' stato come se la storia in sè fosse, paradossalmente, solo un contorno messo lì per dovere, perché quello che interessava mostrare era altro. Sono certa che i puristi della novel adesso mi detesteranno e mi lanceranno maledizioni in russo apprese probabilmente dalla novel stessa, ma abbiate pietà di me.
A livello ''''''''''''tecnico''''''''''''''''' ammetto che non parliamo certo di un capolavoro. Ma è riuscito a toccarmi il cuore, e a farmi ridere di gusto. Che sono praticamente gli unici due ingredienti che mi fanno dire se un film mi piace oppure no.
Certo è, e questo per una volta sono contenta di dirlo, che il signor Claudio Fattoretto ha fatto un ottimo lavoro con il doppiaggio del nostro eroe.
E i miei complimenti per la voce.
A me non importa la componente action, non mi importano le figate nerd, la manona che apre un portale, i varchi che conducono chissà dove.
Tutte queste cose, ben presenti e apprezzate da chi le ama di default (ciao, Erre, parlo di te), passano decisamente in secondo piano rispetto ad uno dei più bei character che i miei poveri occhi stanchi abbiano mai avuto la gioia di vedere.
Di Hellboy abbiamo due ingressi in scena. Lo vediamo prima da piccolo, scappare dai soldati per poi lasciarsi conquistare con del cioccolato ed una coperta calda. Lo vediamo mettersi in posa per una foto di gruppo, piccola mascotte con l'aria da boss in fasce che è una bellezza da sciogliere i cuori. Persino la manona riesce ad essere tenera quando è piccino.
Ricompare poi qualche anno dopo. Sigaro in bocca, torso nudo, impegnato a fare pesi con la nonchalance tipica di chi 'io a sto fisico ce so abituato'. 60 anni anagrafici ma una trentina effettivi causa invecchiamento tutto strano. Aria snobbissima di chi duro lo è per davvero e non lo fa da poser.
Però ama i gattini.
E Liz.
(Altro personaggio di quelli a cui vorresti dare un lungo abbraccio sperando che non prenda fuoco nel frattempo.)
E il mostro che deve combattere lo chiama 'faccia di cacca'.
Possiamo non amarlo? Eh?
Non solo horror: Hellboy
Perché, in tutto ciò, oltre a combattere contro strane creature, Hellboy è perdutamente innamorato. Di quell'amore mai banale o mainstream, loro due non sono mai tre metri sopra a niente.
Anzi, stanno di soppiatto sotto a tutto, macerati ognuno dai propri demoni.
E proprio in un film così improbabile ci sono alcune delle scene d'amore più belle e spaccacuore che io abbia mai visto.
Al funerale del papà, per esempio.
Lui assiste da lontano, sotto la pioggia. Saluta dall'alto la prima - e forse unica - persona che lo abbia amato incondizionatamente e andando oltre all'aspetto, perchè questo è quello che fa un genitore. Con il valore aggiunto dell'essere un genitore adottivo, che un figlio così lo ha VOLUTO e non AVUTO.
Lei non gli sta vicino. Lo guarda dal basso, gli rivolge uno sguardo che parla più di migliaia di parole. Capisco il tuo dolore, non so cosa fare per aiutarti, ma vederti così mi strazia.
Una scena durata qualche secondo, ma davvero comunicativa.
Ma il momento in cui ho sentito che mai un personaggio era stato tanto umano arriva nel moemnto in cui finalmente si parla a voce alta dei sentimenti che lui prova per Liz (ma se cercate i 'sei la mia vita ti ho sempre amata' cambiate film) e le dice che vorrebbe tanto poter fare qualcosa per quel suo strano aspetto, ma non può.
Mentre lui parlava io ero in una specie di stato onirico.
Mi sono tornate vive e chiare nella memoria tutte quelle volte in cui davanti allo specchio mi sono sentita inadeguata.
Il mio naso era sempre troppo grosso, e così il seno, e così i fianchi, e così il sedere.
E gli occhi troppo piccoli.
E questi capelli di un colore che ti prego signore dimmi che cavolo mi significa.
E ste benedette lentiggini.
Ogni sguardo era un'analisi a me stessa da cui uscivo giudice e perdente.
E così lui, costretto a vivere in un corpo che lo caratterizza subito come demone, come mostro, come cattivo.
Ma Albus Silente, uomo che non è diventato Preside per niente, diceva che sono le nostre scelte a determinare chi siamo. E Hellboy ha sempre saputo da che parte stare.
Cosa che lo rende più umano della maggior parte di noi.
Non solo horror: Hellboy
Un caro saluto a Ron Perlman che è più figo da rosso che senza trucco.

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