Mi ha colpito molto una frase, sconsolata e accusatrice, del grande regista Mino Monicelli secondo cui la speranza è un trucco e una frode nelle mani dei potenti – anche se quella frase io l’ho letta comeun invito, perentorio, a non attendere una vita e un mondo diversi da nessuno, maa interpretare piuttosto la naturale inclinazione a sperare dell’essere umano come la possibilità di gettarsi - adesso – oltre “la siepe”, di fare qualcosa, adesso, per non trasformare la speranza in retorica e ipocrita esortazione o in comodo alibi per il disimpegno.Mentre indugiavo in questi pensieri mi sono imbattuto nella seguente risposta che Nicholas Humphrey, professore presso la London School of Economics, ha dato alla domanda posta, dal forum scientific Edge a 153 scienziati, filosofi,scrittori e artisti di fama mondiale, sulle possibili ragioni per essere ottimisti – anche oggi.“Se fossi vissuto mille anni fa e mi avessero chiesto che cosa desiderassi per i miei discendenti del secolo successivo, avrei potuto immaginare molte meravigliose possibilità. Ma non avrei potuto immaginare la musica di Mozart, la pittura di Rothko, i sonetti di Shakespeare o i romanzi di Dostoevskij. Non avrei visto una delle miglioriragioni di essere ottimista, cioè il potere del genio artistico umano, capace di stupirci sempre di più. Non farò lo stesso errore due volte.Quindi lasciatemelo dire chiaro e tondo: adesso spero.E mi aspetto, che il meglio debba ancora venire. Che, tra non molto, verranno create dagli esseri umani opere…migliori di quelle mai viste al mondo, opere, al momento, di un’estetica inimmaginabile e di forza morale. E, badate bene, non richiederanno modifiche genetiche, ibridizzazione dei computer , miglioramenti high tech del cervello o altro: richiederanno semplicemente che continuiamo ad essere le persone che siamo!”Queste affermazioni mi sono sembrate un vero e proprio atto d’amore verso la specie umana – verso la sua capacità di resurrezione - tale da farmi venire in mente, applicandola però a quell “accompagnarsi” di noi esseri umani che è la nostra vita, quella stupenda poesia d’amore dell’amato Hikmet “Il più bello dei mari è quello che non navigammo….” Ai “profeti di sventure”, politici, intellettuali, religiosi o persone comuni, a quelli che, come quei funzionari e sacerdoti dell’antico Egitto – di cui si è trovata testimonianza in un documento dell’epoca – che si lamentavano già della bruttezza dei tempi, del decadimento delle nuove generazioni, dei nuovi modi di pensare, in confronto ai tempi di una volta, - soprattutto a quelli che pensano che non c’è mai fine al peggio, possiamo opporre, talvolta, solo questa forte convinzione, traducendola in piccoli o grandi atti di cambiamento quotidiani. Solo così renderemo obsoleto quel vecchio “sport” che non di rado è uno dei più subdoli strumenti del potere e, oggi, del“consenso”!
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