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Nordismo “criminale”

Creato il 07 settembre 2011 da Albertocapece

Nordismo “criminale”Anna Lombroso per il Simplicissimus

La geografia della penetrazione della malavita nel nostro paese si è arricchita negli anni di nuovi inattesi territori di scorreria e conquista: Genova, Gorizia, Arezzo, Udine e Imperia sono cinque delle dieci province dove maggiormente sono stati individuati dal 2005 al 2009 reati di riciclaggio. La mappa del denaro sporco disegnata sulla base della rilevazione dei reati condotta dalla DIA, mostra che se si escludono Napoli e Catania, i fenomeni di riciclaggio si concentrano nelle aree metropolitane, da Roma, a Genova, a Milano, Torino insieme a province dove è più elevato il Pil pro-capite, Modena, Arezzo, Cremona. I reati più gravi per gli effetti sul sistema economico, usura, riciclaggio, contraffazione furti di veicoli con merci, truffe, frodi informatiche, penalizzano con il loro impatto sullo sviluppo le imprese di Napoli, Bologna, Trieste, La Spezia e Genova.

E adesso chi glielo dice al Torazzi, capogruppo del Carroccio in Commissione attività produttive? Chi glielo dice che forse la sua ricetta, illustrata nel corso di un istruttivo filo diretto con gli ascoltatori di Radio Padania Libera, potrebbe non bastare per contrastare la penetrazione della criminalità organizzata nel pingue e operoso Nord?
«Se, oltre ad avere un ministro dell’Interno padano, avessimo anche i magistrati padani – dice Torazzi – probabilmente in Padania la mafia non esisterebbe. E’ che la nostra magistratura, che è fatta tutta di ragazzi del sud coi loro burocrati del sud, è un autentico groviera di informazioni: come fa uno a denunciare un mafioso se il mafioso, dopo tre minuti, lo sa perché viene informato da qualcuno, dagli amici?». E se c’è un Paese sano, secondo l’ineffabile Torazzi, quello della Lega, «dei Maroni, dei Gentililini, dei Cesarino Monti, tuti bravi fioi del Nord, che hanno preso iniziative contro i mafiosi, contro il riciclaggio, contro gli islamici, è invece la peste bubbonica del Sud a rovinare tutto, la Corte Costituzionale che è fatta tutta di ragazzi del sud che, putacaso, vengono da regioni mafiose».

Ricordavo tempo fa che un rapporto confidenziale presentato nel 2000 all’allora presidente Clinton affermava: “nel 2010, il mondo assisterà probabilmente alla nascita di nazioni criminali”. Molte zone del mondo confermano la “profezia” e sono di fatto sfuggite alla sovranità degli Stati per passare sotto il controllo di veri e propri governi privati. Allora si contavano 50 aree del pianeta sottratte a ogni tipo di controllo statale e passate sotto il dominio di potenze criminali. In altre zone il processo si è avviato con drammatica puntualità, come nel caso di estese zone del nostro territorio nazionale. Aree del Mezzogiorno e popolosi quartieri delle grandi città sono stati sottoposti alla sovranità privata di organizzazioni mafiose che si sono differenziate radicandosi in quattro grandi regioni: Cosa Nostra in Sicilia, la ‘ndrangheta in Calabria, la camorra in Campania e la Sacra Corona Unita in Puglia.

Ma in tutto il Paese ormai il radicamento della criminalità organizzata è consolidato, integrato e funzionale all’economia e a apparati dello stato e della pubblica amministrazione. Anzi è proprio questo il “sistema Italia”, una combinazione di trasgressione promossa dallo Stato biscazziere come nel caso del gioco d’azzardo. Di corruzione endemica laddove per ottenere un appalto, una licenza, una concessione,addomesticare un controllo occorre un aggancio, un amico di “famiglia” un referente, una tangente da pagare. Di tolleranza dell’illegalità, favorita e fatta circolare come un contagio da un governo e da una classe politica che ha fatto della trasgressione alle regole la sua cifra, suscettibile di essere allegramente replicata a tutti i livelli gerarchici e territoriali. Di familismo, sostenuto dal clima esasperato del neoliberismo in cui il mercato del lavoro diventa sempre più flessibile arbitrario e discrezionale.
Torazzi che a parte un tenace determinismo geografico dovrebbe anche dotarsi di una sia pur rudimentale conoscenza di come funzionano le attività economiche del Paese, non può non sapere che di questi tempi è più plausibile un pendolarismo di compassati commercialisti e colletti bianchi dal nord al sud in cerca di manovalanza per attività illecite, che di corpulenti omacci in gessato che parlano come il padrino, diretti a Voghera. Dovrebbe avere imparato che il sistema criminale che sta impadronendosi non solo della provincia di Lecco ma del mondo è fatto da operatori finanziari che smuovono come prestigiatori moneta immateriale e promesse che non verranno mantenute, accumulando iniquità e sopraffazione. E che ragazzi del Sud e boni fioli del Nord hanno solo la funzione di esecutori ubbidienti di una rete di pochi che corrompe e governa sui tanti arricchendosi via via che li impoverisce. E dovremmo fargli imparare a memoria i nomi dei magistrati, sindaci, amministratori, imprenditori e cittadini eroi loro malgrado, morti per essersi ribellati, per aver fatto il loro dovere, per aver vissuto la loro integra cittadinanza in questa Paese ingrato, tanto da eleggere ceffi spudorati e ignavi come lui.

Qualsiasi persona dotata di buonsenso capisce anche senza approfonditi studi sociologici, che i fenomeni della criminalità organizzata poco hanno ormai a che fare con etnie, geografie, appartenenze territoriali. Anzi quasi nulla ha più un connotati così precisi in tempi di globalizzazione. Altrimenti dovremmo trarre la conclusione che i cretini allignano nascono e crescono solo al nord del Po.


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