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Note all’articolo “dal movimento 5 stelle al mondo 5 stelle “

Creato il 07 marzo 2014 da Eurasia @eurasiarivista
:::: Corrado Fontaneto :::: 7 marzo, 2014 :::: Email This Post   Print This Post NOTE ALL’ARTICOLO “DAL MOVIMENTO 5 STELLE AL MONDO 5 STELLE “

Ho letto l’interessante articolo di William Klinger a proposito di una vision strategica che il Movimento 5 Stelle possiederebbe, avendo per tempo individuato una contrapposizione fra blocco euro atlantico libertario ed individualista, contrapposto ad un altro euroasiatico continentale di matrice totalitaria che dalla Germania arriverebbe alla Cina.

Ci sono comunque piani di lettura differenti che vanno ben identificati.

Sul piano storico, l’interesse inglese sulla nostra penisola fu sempre benevolo fintantoché non si arrivò allo scontro fra una visione del Mediterraneo come “spazio vitale “– espresso dal Fascismo – e quella dello stesso mare come semplice arteria di traffico che, attraverso il Canale d Suez, doveva mantenere pervie le comunicazioni fra Atlantico, Mediterraneo ed Oceano Indiano in cui era distribuito l’Impero Britannico: da quel momento, e fino al crollo del Muro di Berlino, la presenza dei servizi segreti inglesi nelle questioni italiane fu pesante specie durante la strategia della tensione (1).

Parimenti, si ricorderà la presenza dell’attuale Governatore della BCE, Mario Draghi, a bordo dello yacht Britannia a discutere del gigantesco piano di privatizzazioni susseguente alla drammatica crisi di inizi anni ’90 che portò per via giudiziaria all’eliminazione di un’intera classe politica colpevole di essere stata arrendevole con i palestinesi e di aver fatto scappare da Sigonella Abu Abbas, responsabile della morte del passeggero Leon Klinghofer a bordo della nave Achille Lauro, dalla quale, lui paraplegico, fu scaraventato in mare : solo recentemente sono emerse foto e documenti comprovanti il pesantissimo coinvolgimento della stazione CIA di Milano nel passare informazioni alla Procura di Milano, ad un livello tale da scandalizzare (sic!) gli stessi americani costretti ad inviare in Italia un loro diplomatico di lungo corso Reginald Bartholomew tante e tali erano state illegalità commesse.

Da qui partirei per comprendere un’evoluzione nelle modalità di intervento delle centrali statunitensi nel nostro paese. Piazzare bombe e ordigni, attivando stragi e tirando fuori dal cilindro o il solito anarchico o il militante di estrema destra incastrato alla bisogna, diventava sempre più difficile da sostenere, specie con due fattori completamente nuovi: il crollo del comunismo dopo il 1989 e lo scenario derivante dall’attuazione del Trattato di Maastricht che avrebbe privato il paese della leva fondamentale fin lì adoperata per uscire dalle varie crisi economiche – la svalutazione

Impraticabili i mezzi stragisti del passato (altra cosa sarebbero state le stragi di Capaci e via D’Amelio) si poneva il problema di come continuare a controllare le masse : la risposta geniale fu quella di favorire l’ascesa – all’interno del sistema – di movimenti e forze antisistema all’uopo riassorbibili e, se divenuti inutili ( vedi Lega Nord ) scaricabili a favore di altri apparentemente più arrabbiati, più “puri” ed implacabili, purché in grado di incanalare la rabbia popolare secondo procedure costituzionali regolari e tali da legittimare in ultima analisi quello stesso sistema che a parole si vorrebbe aprire (2)

Si tratta però di una strategia miope, con cui si cercano di occultare – o rinviare – i problemi endemici del paese: squilibri secolari fra Nord e Sud, disoccupazione giovanile esplosiva, totale mancanza di una politica industriale agganciata ad istruzione e formazione professionale e culturale di alto livello, capace di implementare innovazione e produttività; ruolo marginalizzato della donna nella società e nel lavoro, e via discorrendo.

Dal 1992, il Paese si ritrova a far coesistere visioni geostrategiche opposte: europeista e nazionalista, mediterranea, atlantica, balcanica ed euroasiatica in senso allargato, con la presenza al centro del proprio territorio di una Chiesa Cattolica che, più che mai con questo Pontefice, ragiona in termini globali. La politica estera è una materia di cui poco si discute in Italia perché di fatto è sempre stata ad appannaggio dell’ENI che prudentemente si è inserita nei corridoi energetici a Nord, a Sud e nel Trans Adriatic Pipeline (TAP) per fare affluire il gas russo in Italia. Non dimentichiamo infine che il livello culturale della classe politica italiana è molto basso, e molti parlamentari manco sanno cosa sia la geopolitica

L’Europa dovrà allargarsi fino ad includere la Russia la quale non potrà certo entrare a condizioni umilianti, con basi NATO nel cortile di casa: un impero è sempre un grande spazio alla base della cui omogeneità ci deve essere l’inclusività dei grandi sistemi fluviali Rodano Reno e Danubio. Fintantoché questa condizione non venga realizzata e l’Europa venga tenuta separata dall’ asse anglo americano di modo che l’accesso dal fiume al mare sia reso estremamente difficoltoso, il continente rimane, 100 anni dopo Sarajevo, una potenziale polveriera. Sono argomenti su cui vorrei anch’io sentire riflessioni serie dal parte del Movimento 5 Stelle, invece impegnato in estenuanti lotte per la purezza ideologica dei propri componenti in contraltare al situazionismo ed al lassismo degli altri partiti; o, peggio, a trovare ascendenti illustri alle proprie tesi (sul punto, ribadisco che Stieglitz abbia negato, in modo piuttosto deciso, di essere mai stato ideologo di riferimento del Movimento) : che alla fine sia sempre attuale il giudizio di Gramsci “ una banda di avventurieri” ?

Come si vede, lo strattonamento per un territorio povero di materie prime è molto forte e dire che il Movimento 5 Stelle abbia una visione geopolitica chiara, consapevole dello scontro in atto, rappresenta una forzatura se basato su una sola dichiarazione di Casaleggio estrapolata dal contesto. Il Movimento riesce sì ad intercettare il malcontento, grazie al sapiente uso dei mezzi di comunicazione: tuttavia, appena si guarda sotto la superficie, si scopre che col territorio i legami sono deboli, non ci sono associazioni sindacali o datoriali nel territorio e talvolta, come dimostrato nel caso Sardegna, anche presentare liste di candidati può divenire un problema….

Note
(1) Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro – di G. Pellegrino – Einaudi (2000)
(2) C. Fontaneto “ Dagli errori altrui “ su Stato & Potenza 27 febbraio 2014

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