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Nu piezz e scem (Uno Pezzo Sclerato) - first part

Da Wiald

30 anni prima, più o meno…almeno credo!
Era una splendida giornata di sole, l’aria era fresca e il cielo terso e cristallino. Sul promontorio correvano due bambini, mentre un terzo stringeva in una mano un aquilone blu cobalto, che il vento innalzava in alto, facendolo volare in circolo. Uno dei bambini cadde nel tentativo di strapparlo all’altro e sbattè con la fronte contro una pietra. Un rivoletto di sangue gli uscì dalla piccola ferita. Alzò la fronte e con occhi fiammeggianti fissò il proprietario del gioco tanto ambito. “Né a Coccodrì me vuò rà stu sfaccimme r’aquilone?”. “Accattatille a’ Flamenco”. Intanto l’altro bambino, che cercava lo stesso di afferrare l’aquilone, decise di colpirlo alla schiena e così lo fece cadere sulle sue ginocchia. Gli prese l’aquilone e iniziò a correre mentre rideva soddisfatto di aver raggiunto il suo obiettivo. “DraKùl t’anna accirere”. “Ma ch colp teng’ì se rind e man tien a ricotte?”. “O’ ver proprit” rispose Donquixote. “E pe me e tien pure bucat. Comme semb nun tien mai e sord pe t’accattà e caramelle”. “Wagliù mo state esaggeranne, ratev na calmate” rispose Crocodile, il più grande dei tre e proprietario dell’aquilone. “Mò DraKùlone ramme o juoc primma ca te iett a copp abbash”. “Vienatille appiglià” lo provocò l’altro. “Ma o’ vogli nu poc pur’ì” rispose Donquixote. “Ma i nun o vulev r’à manc a chill. L’aquilone è o mej e o’ voglij tutte pe m’è”. “Comme si egoist, Cocco”. “Nun me chiammà a cussì, Flamenco sennò te schiatt a cap”. Donquixote gli fece la linguaccia. “Ta tagliasse” rispose Crocodile che nel frattempo si era alzato e fissava l’altro amico. “Mo’ a chille ce spezz e cosh”. “So d’accord” rispose il biondino. “Aunamme e forz e facimmele chiagnere”.
30 anni dopo……o giù di lì. First impression…Donquixote Doflamingo Isola diversa, stesso clima, stessa temperatura ma con mare agitato. Dalla spiaggia si nota bandiera rossa, quindi pericolo e sentito consiglio di non buttarsi a mare, balneazione limitata, ma a gent sta schiattate ngopp e lettin a se piglià o’sole, oh yeah! Ce vulesse sta pur i, ma questo è un altro discorso ed ora ritorniamo ai nostri eroi. Infatti, il nostro carissimo biondino, che lo abbiamo lasciato che aveva dieci anni, ne ha ora quarant’uno e si trova di fronte alla porta di un appartamento che la proprietaria, una vecchia signora sulla sessantina, aveva affittato le stanze. Ne erano tre e due erano già state prese. Nonostante non fosse soddisfatto di dividere la casa con due sconosciuti, Donquixote lo stesso bussò al campanello della porta ed attese che qualcuno lo aprisse. Quando la porta si aprì e lui vide uno dei suoi inquilini si sentì morire dentro. “Noooooooooooo, pure ca, noooooooooooooooooooooooooooo” fu il suo grido di dolore.
Second impression…Sir Crocodile Crocodile stava nel salotto di mogano, sedeva su una morbida poltrona di pelle, le lunghe gambe distese, mentre nella sua unica mano stringeva un bicchiere di brandy. I suoi occhi color oro fissavano lo schermo della tv, mentre con interesse guardava una puntata di Geo and Geo. Quel giorno Sveva parlava dello scarafaggio leccafagiolo zoppo e cecato ma con udito finissimo e con una zampa ampuatata del Kuala Lampur che riceveva la pensione di invalido, ma che in realtà non lo era e quindi fregava lo stato. “Furbo lui” fu il commento del nostro eroe, mentre si fissava l’uncino d’oro. “Il gioco d’azzardo…brutto ed orrido gioco d’azzardo. Il poker la mia droga e guarda cosa ho messo sul piatto delle scommesse…la mia mano”. “Smettila di parlare da solo e vai ad aprire la porta” fu la voce del secondo inquilino, che proveniva dalla camera adiacente. “Ma pecchè tu e cosh nun e tien?”. “Sto a fa na cosa important”. “Vulesse tant sapè cose”. “Ma ch te ne fotte e va ad aprir kella cazz e port, staj ngopp a chella seggie ra matin a sere, stu grandissime ricuttar”. Crocodile sbuffò, sgranchì le gambe e si alzò. Avviatosi in corridoio, aprì la porta e quello che vide lo fece star male. “Nun bastav un, ce vulev pur o sicond”.
Third impression…..Drakul Mihawk Drakul stava in camera sua a ritagliare lettere di giornali ed incollarli su fogli bianchi, scrivendo lettere minatorie sia a Crocodile sia alla Marina. Aveva tutto l’occorrente: forbici con la punta arrotondata, colla vinilica, cartoncino rosso, matita, carboncino, gomma per cancellare, evidenziatore, busta per lettere e colori acrillici. Intanto aveva la piccola Tv accesa e si sentiva la voce di Giovanni Mucciaccia che dava spiegazioni su come creare lettere minatorie colorate e divertenti con tanto di tocco di classe. Ogni tanto Drakul si fermava, ascoltava il conduttore e lavorava, poi fissava il suo lavoro con soddisfazione. Sì, lui era un artista nato, peccato che i suoi genitori non l’avevano compreso e lo avessero spedito ad una scuola di spadaccini. Sì, era davvero un peccato! Se avesse studiato al liceo artistico e poi all’Accademia di Belle Arti ora sarebbe un nuovo Giotto, un nuovo Picasso, un nuovo Raffaello Sanzio e come il Parmigianino, avrebbe avuto un soprannome come Grana Padanino o Parmareggio e no Occhi di Falco. A quel pensiero sospirò…purtroppo non poteva cambiare il passato. Sentì che qualcuno aveva bussato la porta e con gentilezza e garbo invitò il suo inquilino ad andare ad aprire la porta. Purtroppo per lui, l’altro era davvero un gran pigrone e non voleva mai alzare il culo dalla poltrona. Scosse la testa e decise di riprendere il lavoro, ma uno strano lamento proveniente dal corridoio lo fece incuriosire. Che Crocodile stesse morendo? Meglio non perdersi lo spettacolo! Si alzò dalla sedia, uscì dalla stanza e con passo calmo si avviò anche lui alla porta. Si fermò di colpo, mentre sentiva che ogni forza lo abbandonava. “Nooo, nun po’ essere! I miei incubi si sono avverati”. Ecco che il passato ritorna!

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