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"nun te reggae piu'", oggi come (piu' di) ieri...

Creato il 14 maggio 2013 da Alessandro @AleTrasforini

Nello sforzo costante di cercare un pensiero positivo da applicare costantemente per ( soprav)vivere in questi tempi, ritornano le parole di una canzone del primo Jovanotti di quasi vent'anni fa ( 1994) appunto intitolata " Penso positivo":

"[...] Io penso positivo ma non vuol dire che non ci vedo/ io penso positivo in quanto credo, non credo nelle/ divise né tanto meno negli abiti sacri che più di una volta furono pronti a benedire massacri , non credo/ ai fraterni abbracci che si confondono con le catene./ Io credo soltanto che tra il male e il bene è più forte il bene.[...] Io credo che a questo mondo esista solo una grande/ chiesa che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa/ passando da Malcolm X attraverso Gandhi e San Patrignano/ arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.[...]"

Fra tutti i preti di periferia, ne è esistito anche uno che ha amato vivere anche sui marciapiedi: Don Andrea Gallo, classe 1928, autodefinitosi più volte " prete da marciapiede".

La missione più grande è stata, per questo Uomo, cercare di essere nobilmente coerente ed ancorato ai principi di una Fede oggi per molti( ssimi) percepita come lontana, dispersa e/o sperduta.

La sua opera di ascolto e predicazione costante si è mossa, contemporaneamente in sordina ed in ribellione, nei luoghi dove i più deboli erano soliti dimorare e far defluire i loro mai doverosamente ascoltati dolori:

"[...] Ci sono tanti modi di vivere la scelta cristiana anche nella Chiesa, io sento di dover seguire Gesù quando dice andate, andate in tutti i posti, io mi sento dentro la strada, dove è possibile l'incontro e si può donare la conoscenza, donare amore, dare ascolto. L'incontro per me è un momento di luce in cui testimoniare l'amore di un salvatore e soprattutto far riconoscere a tutti la possibilità di emanciparsi.[...] Io da vecchio uomo, laico, quindi con la mia coscienza civile, e cristiano, con la mia coscienza di fede, voglio camminare insieme a tutti gli altri, con le leggi e le norme democratiche. E dare testimonianza di questo impegno.[...]"

Quanti sforzi e buone intenzioni ha rinnovato questo Uomo che è riuscito ad andare avanti per una vita nonostante il Vaticano? Quanto avrà faticato questo Uomo per rimanere fedelmente ancorato per una vita intera alle parole ed alle "leggi" promulgate da una stessa Fede per molti( ssimi) oggi sinonimo di miraggio od utopia?

"[...] Cammino, da anni, pellegrino nella mia Chiesa cattolica apostolica, che amo. Sono prete da oltre cinquant'anni, e da quaranta della Comunità ecclesiale di base, e cammino 'in compagnia degli uomini'.[...] Come cristiano, come prete soffro molto. Capisco che vengano difesi principi che per la tradizione della Chiesa non possono essere taciuti, nè sminuiti, ma non approvo il modo, lo stile, l'intransigenza, l'ossessione con cui essi vengono affermati.[...]"

Portandosi probabilmente dentro questa " tensione morale", questo Uomo ha cercato di fornire un esempio diverso e forse migliore di Chiesa, di speranza e di pensiero coerentemente collegato ai tempi tragici che stiamo vivendo: quanti sono riusciti a vedere anche ( o soprattutto?) lui fra le pieghe di quel "[...] credo che a questo mondo esista una [...] Chiesa che [...] arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano[...]"?

Avrebbe risposto "presente!" ad un appello simile? Chissà, chi può dirlo, in fondo lui sembrava esserci sempre: dal marciapiede alla lettera scritta al carcerato, dalla preghiera per i giovani alla difesa dei valori costituzionali, dalla difesa della donna alla salvaguardia dell'Amore universalmente inteso.

In alcuni suoi libri si trovano meravigliosi ed inusuali regali ai lettori, come una poesia raccolta in piazza da Claudio, morto di overdose nell'ormai lontano 1983. Il componimento in questione è intitolato " Mi hanno detto":

" Mi hanno detto che da una pianta secca

e io ci credo.

Mi hanno detto che da una stanza buia, senza finestre

può filtrare un raggio di sole

e io ci credo.

Mi hanno detto che da una terra arida

Mi hanno detto che il mondo sta morendo

Crederebbe ad un mondo morente o quantomeno addormentato, quasi trent'anni dopo?

A prescindere dalle possibili risposte, Don Andrea Gallo è rimasto sempre " ", fermo sulla necessità di dover credere in qualcosa di migliore da ( ri)costruire, soprattutto in questa controversa epoca.

Doveva credere lui stesso per far credere altri, senza mai e poi mai lasciar morire le speranze per un domani differente e migliore: quanti scettici e ( dis)illusi hanno detto o pensato, anche solo una volta, " se la Chiesa fosse come lui, quanto più facilmente potrei credere nel divino"? Quante parole ha detto e sparso al vento, sperando che attecchissero come semi nei cuori di quanti erano propensi, anche casualmente, all'ascolto ed alla comprensione?

Se ne è così andato, questo " prete di periferia e da marciapiede" che è andato avanti nonostante il Vaticano. Le sue lucide forme di umore ed amore hanno lasciato riflessioni a trecentosessanta gradi fra politica, società, economia, ambiente, umanità, laicità, altruismo, comprensione, rispetto, dignità, [...].

Le sue lucide forme di umore ed amore hanno fatto trasparire l'immagine di un " prete da marciapiede" perennemente in cammino, con un animo che a dispetto dell'età era acceso e vivissimo:

"[...] Sono più che indignato, sono proprio incazzato, non si può dire, ma è così.[...]"

In mezzo alla rabbia ed alla delusione per un domani oscur( at)o, rimaneva l'amore per l'uomo e per l'umanità intera: quanti e quali messaggi questo Uomo ha cercato di lasciare ai giovani, più di ogni altra " categoria" vittime di un futuro attualmente negativamente inimmaginabile?

"[...] Comprendo profondamente quello che i giovani vivono, e sono costernato, addolorato per l'assenza di futuro cui sembrano condannati. Come faccio ad avere la pretesa di sradicare questa assenza di futuro?

I responsabili [...] dei grandi poteri, delle Istituzioni sembrano interessati solo a giovani che 'servono', che rinunciano alla loro coscienza critica, alla loro autonomia, alla loro autogestione: il potere vuole solo giovani ubbidienti. [...] Con i giovani bisogna partire da questo assunto: condividiamo con voi l'assenza di futuro. [...] Naturalmente con i giovani devi essere trasparente, devi proporre esempi, non bastano le parole. [...]

Bisogna ricordare cosa scrisse Antonio Gramsci nel '19, il suo richiamo contro l'indifferenza e l'urgenza di scegliere da che parte stare. I giovani ci provano, stanno lavorando, elaborando proposte concrete, coerenti e costruttive, stanno arrivando alla scelta epocale della non violenza. [...] Oggi c'è una crisi che non è politica, ma di sistema. I giovani sanno che è di lunga durata e che bisogna costruire un tessuto nuovo.

E' faticoso, ma anche entusiasmante, e noi non possiamo deluderli.

La mia bussola è la Costituzione, l'articolo 3 in cui si parla della differenza tra previdenza e assistenza, della tutela della parità della donna lavoratrice, del lavoro minorile, della sicurezza sul lavoro: questa è la legalità da difendere. [...] La nostra è una 'Res publica', è di tutti.

A partire dai giovani che devono essere coinvolti in prima persona nel processo di rinnovamento di questa democrazia e di difesa della Costituzione. La Costituzione è stata fatta per i giovani, per tutti i giovani che verranno.[...]"

Sullo sfondo resta, non da ultimo, questo piccolo " prete di periferia e da marciapiede": servono pochissime parole per qualificarne l'operosità e la costante opera di ascolto e tutela del prossimo anche meno 'prossimo'.

In una lettera a S.Francesco, contenuta nel libro " Se non ora, adesso!" da cui provengono integralmente le citazioni sopra riportate, questo Uomo immagina di porre al Santo una serie di domande sul passato, sul presente e sulle forme possibili di futuro che aspettano questa umanità:

"[...] Caro Francesco, dove troveremo la pace? In una nuova crociata del Nord contro il sud?

Tu, Francesco, te la sei sempre cavata: eri in pace con te stesso e comunicavi anche gli gli uccelli, con il lupo di Gubbio...con tutta la natura.[...] A proposito, che ne dici, santo Francesco, della nostra amata Chiesa? [...]

Pensi che si voglia nuovamente far risorgere uno scontro di civiltà?

Francesco, ci devi dare una mano, una mano forte, per essere forti nella pace, nella giustizia, per denunciare, sconfiggere, isolare 'tutti' i terrorismi del pianeta. E sono tanti.

Francesco, quale svolta epocale, quale terzo millennio ci attende?

Tu lo sai, spesso siamo stanchi di lottare, sovrastati dalla manipolazione della comunicazione.

Ci assale la paura. Vogliamo ritrovare l'ottimismo e far rinascere la speranza.

Vorremmo tornare alle nostre case con più chiarezza e con un'altra invocazione della tua "Preghiera semplice": "Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce". Ciao Francesco."

Nel bel mezzo del cammino, questo " prete da marciapiede" se ne è andato.

Come poter giustificare questa improvvisa dipartita? Hanno forse ragione i MCR ad aver scritto, pensando ad un altro grande Uomo della storia italiana, che " si sa dove si nasce ma non come si muore/ e non se un ideale ti porterà dolore"? Quanto dolore avrà dovuto provare e dominare questo piccolo grande prete nel denunciare per una vita intera squilibri e debolezze di un sistema ormai franato?

Adesso che è 'precipitato' nell'aldilà, possiamo rivolgere lui qualche domanda:

" Andrea, ci devi continuare a dare una mano, una mano forte, per essere forti nella pace, nella giustizia, per denunciare, sconfiggere, isolare 'tutti' i terrorismi del pianeta. E sono tanti.

Andrea, quale svolta epocale, quale terzo millennio ci sta attendendo?

Tu lo sai e lo hai denunciato, per un'esistenza intera; spesso siamo stanchi di lottare, sovrastati dalla manipolazione della comunicazione. Ci assale la paura. Vogliamo ritrovare l'ottimismo e far rinascere la speranza."

Contributi e citazioni tratte da: " Se non ora, adesso!", Don Andrea Gallo, Ed. Chiarelettere, 2011


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