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Nuove rivelazioni sulla morte di Yuri Gagarin

Creato il 26 giugno 2013 da Sabrinamasiero

Yuri GagarinYuri Gagarin. Fonte Foto Crew Photo-Space Facts su: http://www.spacefacts.de/mission/alternate/large/english/gagarin_yuri_3.htm .

Dopo oltre quarant’anni di segreti, la vera causa della morte dell’allora cosmonauta sovietico Yuri Gagarin, primo uomo nello spazio, è stata resa pubblia. Un importante cosmonauta russo Aleksey Leonov rivela la verità al di là degli eventi di quel tragico giorno.

Jurj Gagarin scomparve il 27 marzo del 1968, all’età di 34 anni, schiantandosi con un piccolo aereo MiG-15 a circa 90 chilometri da Mosca, durante un volo di routine. Per oltre vent’anni Aleksey Leonov, primo uomo a fare una passeggiata spaziale nel 1965, lotta per ottenere il permesso di rivelare i dettagli di quello che è avvenuto nei tragici momenti della scomparsa di Yuri Gagarin in quel marzo 1968.

All’epoca, una Commissione di Stato venne istituita per studiare l’incidente, di cui Leonov ne era membro, concluse che Yuri Gagarin, parte dell’equipaggio di un MiG-15UTI assieme all’esperto istruttore Vladimir Seryogin, avesse cercato di evitare un oggetto estraneo, probabilmente una mongolfiera  effettuando una manovra sbagliata che l’aveva portato a descrivere una spirale nel cielo fino all’innevitabile impatto al suolo. Entrambi i piloti morirono in quel volo di prova.

“Questa conclusione è credibile per un civile, non per un professionista,” ha affermato Leonov che ha sempre avuto una posizione ferma contro la segretezza che circondava la morte di Gagarin, e voleva che almeno la sua famiglia conoscesse la verità.

“In realtà, tutto è andato in modo diverso,” dice.

Secondo un rapporto oramai declassificato, vi è un fattore umano dietro al tragico incidente, un jet da combattimento SU-15 non autorizzato che volava pericolosamente vicino all’ aereo di Gagarin.

Quel giorno Leonov era stato incaricato del training del lancio col paracadute. Il tempo era pessimo, con pioggia, vento e neve che rendeva impossibile effettuare alcun tipo di esercizio. Leonov attese la conferma ufficiale che gli esercizi sarebbero stati annullati, ma poi sentì un rumore super-sonico seguito da un’esplosione a solo un secondo di distanza l’uno dall’altro. “Sapevamo che un Su-15 doveva venir testato proprio quel giorno, ma doveva essere ad un’altitudine di 10.000 metri e oltre, non a 450-500 metri. E ‘stata una violazione della procedura di volo “.

Leonov quel giorno parlò con dei testimoni che indicarono il modello di un Su-15  che apparve improvvisamente dalle nuvole con la sua coda di fumo e di fiamme.

Secondo il rapporto che Seryogin ha redatto di suo pugno, non si sono avute manovre acrobatiche o avvitamenti su se stesso da parte del MiG-15 con motore RD-45 e serbatoi esterni di 260 litri ciascuno. Semplici giri si sono registrati dopo che Yuri ha riferito: “Nome in codice 645, missione compiuta, discesa” ha spiegato Leonov. Ma il MiG-15 entrò in spin: avvitandosi su se stesso, cominciò la caduta in picchiata da circa 1000 metri d’altezza fino allo schianto al suolo.

“Quella è stata l’ultima volta che lo abbiamo sentito. Il punto di controllo registrò che Gagarin si trovava a quota 4 200 metri in quel momento. Cinquantacinque secondi dopo l’aereo precipitò “.

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La storica missione di Yuri Gagarin celebrata dal The Huntsville Times. Crediti: http://www.nasa.gov/mission_pages/shuttle/sts1/gagarin_anniversary.html

A Leonov venne ordinato di ritornare al campo Chkalovsky, dove ricevette la notizia dell’ipotesi che l’aereo di Gagarin fosse rimasto privo di carburante 45 minuti prima. Le peggiori supposizioni di Leonov furono confermata quando qualcuno segnalò  il luogo dello schianto vicino al villaggio di Novoselovo.

“Inviammo una squadra che trovò i resti dell’aereo e i resti di Seryogin. Ma non quelli di Gagarin, tranne la sua mappa e una borsa. Quindi, in un primo momento pensammo che fosse stato in grado di eittarsi fuori dall’aereo. Inviammo un battaglione di soldati che setacciarono il bosco per tutta la notte. Gridando in modo che eventualmente il disperso li potesse sentire, in realtà gli uomini non trovarono altro che i resti di un pallone. Fu solo il giorno dopo che ritroammo i resti di Yuri Gagarin. Li identificai da una macchia scura sul collo che avevo notato appena tre giorni prima. Una commissione venne istituita per indagare la causa dell’incidente. Assieme a Gherman Titov venimmo invitati a prendere parte alla missione in qualità di esperti.

La verità che è stata nascosta si legge più come un thriller. Quando a Leonov venne dato la possibilità di visualizzare il report effettivo dell’incidente dopo quarant’anni, trovò un gran numero di incongruenze. Ma il problema stava nella relazione che Leonov aveva steso anni prima e che portava il suo nome: notò era stata scritta con mano diversa dalla sua e con i fatti completamente mescolati.

“Avevo scritto una cosa del tipo: Riportato un picco sonoro, uno scoppio, seguito da un secondo e mezzo o due secondi di rumore supersonico… Ma quando guardai la copia, improvvisamente notai che in essa veniva dichiarato che questo intervallo tra i due rumori doveva essere tra i 15 e i 20 secondi invece dei due secondi che io avevo riportato. Questo suggeriva che i due jet dovevano travarsi a non meno di cinquanta chilometri di lontananza”.

Con l’aiuto del computer, la nuova indagine è stata in grado rivelare esattamente ciò che provocò la lunga spirale fatale a Yuri Gagarin. Ed è stato fatto tenendo conto del tuffo di 55 secondi con velocità di 750 km/h con la quale si schiantò.

“Così abbiamo utilizzato un computer per ricostruire una traiettoria che si potesse riferire a questo intervallo di 55 secondi. E si è rivelato essere una spirale profonda. Ora, un jet può sprofondare in una spirale profonda se un velivolo più grande e più pesante passa troppo vicino e lo capovolge con il suo passaggio. E questo è esattamente quello che è successo a Gagarin. Tale traiettoria era l’unica che corrispondesse con tutti i nostri parametri iniziali “.

Leonov iniziò poi a rendere pubblica la storia. Questa venne seguita da varie conferenze stampa, alcune delle quali televisive. Piloti collaudatori di fama furono invitati ad esaminare e contestare la testimonianza di Leonov.

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Yuri Gagarin durante il volo. Fonte Foto Space Facts: http://www.spacefacts.de/mission/alternate/large/english/gagarin_yuri_1.htm

L’ipotesi di Leonov è che bisognava coprire il fatto che ci fosse stato un tale incidente vicino a Mosca in quanto poteva significare una ferita della solida immagine del blocco. Più facile fu, invece, attribuire la colpa all’alcol o a una crisi di nervi.

Vi è una registrazione del Generale Zapolskiy dove racconta della vicenda del pilota del Su-15 che non lascia nessun dubbio sulla sua colpevolezza nell’aver causato l’incidente. Tuttavia, il nome dell’uomo responsabile della morte di Gagarin non è ancora stato reso noto. Mantenere l’anonimato era la condizione fondamentale senza la quale Leonov non avrebbe potuto render pubblica la cosa.
Si sa solo che il pilota è ora ottantenne  in cattive condizioni di salute.

Nikolay Stroev, Deputato a Capo della Commissione Industriale-Militare della vecchia Unione Sovietica (URSS) ha affermato che l’incidente avvenne senza alcuna intenzione da parte di questo pilota di cui non si fa il nome, dato che non vide l’altro aereo mentre passava tra le nuvole” con velocità supersonica, forse 10 o 20 metri di distanza”.

Le teorie del complotto hanno avvolto e nascosto gli eventi di quel giorno per molti anni e tra queste vi è stata quella del suicidio e di una collisione con un UFO.

Ma il caso è ora chiuso e la verità ritrovata dovrebbe tenerlo definitivamente chiuso. Tale è la conclusione della prima donna russa nello spazio, Valentina Tereshkova. Tereshkova ha parlato in una conferenza stampa presso la sede delle Nazioni Unite a Vienna, dove ha partecipato a un convegno del Comitato per l’uso pacifico dello spazio esterno (Committee for the Peaceful Use of Outer Space).

Cosmonaut Valentina Tereshkova before space flight
Valentina Tereshkova poco prima del suo lancio. Fonte RT: http://rt.com/in-vision/tereshkova-space-flight-vostok/ . Crediti: Photo by RIA Novosti.

“L’unico rammarico è che ci è voluto così tanto tempo perchè la verità venisse rivelata,” ha detto. “Ma finalmente possiamo stare tranquilli.”

La morte di Gagarin non fu solo una tragedia ma un momento di fine carriera per la Tereshkova. Lo stato non le permise più di volare, dato che la possibilità di perdere un secondo cosmonauta di tale statura sarebbe stato semplicemente catastrofico.

“Mi venne proibito di volare ancora, anche di pilotare aerei. Le ripercussioni della morte di un cosmonauta furono così grandi che decidero di tenermi al sicuro”.

Ma la fonte di profonda tristezza di Valentina Tereshkova si trova ancora nella morte di Gagarin. Cercando di trattenere le lacrime, mentre parla, dice: “Ancora mi manca. Si tratta di una perdita non solo per noi colleghi cosmonauti, ma per l’intera comunità”.

Fonte RT News: Death of Yuri Gagarin demystified 40 years on – http://rt.com/news/gagarin-death-truth-revealed-674/

Fonte Foto Space Facts: http://www.spacefacts.de/mission/alternate/large/english/gagarin_yuri_1.htm

Sabrina


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