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Nuove tecnologie, un limite o una risorsa per la scuola?

Da Mariagraziapsi

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“Mamma, per Natale vorrei un tablet!” “Papà, mi compri questo nuovo videogioco?”

Spesso i genitori sentono pronunciare domande come queste dai propri figli e a loro volta si chiedono quale sia il rapporto di questi con il pc, con i social network e su cosa significhi per loro comunicare attraverso la rete. Sono quesiti alimentati dal timore della propria inadeguatezza, dalla loro mancanza di esperienza sull’uso di questi nuovi strumenti, ma soprattutto dettati dai pericoli legati all’uso delle tecnologie. Ma ci siamo mai interrogati sul perché le tecnologie digitali incalzino a più non posso nella società o sul perché si stiano affacciando timidamente nelle scuole? La risposta è semplice, e la troviamo nel passaggio dai vecchi ai nuovi media nella comunicazione, cioè dai libri al computer, che deriva a sua volta dal passaggio della società moderna a quella digitale. Questo si riflette anche nel modo in cui in nostri figli apprendono: da un apprendimento di tipo formale, che si svolge in un’alula scolastica o universitaria, siamo passati a un apprendimento concentrato sull’e-learning 2.0: l’apprendimento online.

Oggi viviamo nell’era digitale, in cui i bambini sono circondati da adulti che utilizzano dispositivi mobili, computer per navigare, condividere, chattare. Conoscono Facebook, Twitter, Youtube, Wikipedia, preferiscono i videogiochi al tradizionale nascondino. Gli adolescenti sono la Net Generation, la generazione digitale always on (sempre connessi) e multitasking ( fanno più cose contemporaneamente): taggano foto, postano video…

Quali sono quindi le proposte che stanno trasformando la tecnologia in innovazione per la scuola? Nel 2009 il Miur ha avviato una iniziativa di innovazione didattica, le classi 2.0, con l’obiettivo di rinnovare gli ambienti di apprendimento grazie all’uso costante delle tecnologie. Le finalità sono semplici e ben definite:

  • cambiare il setting didattico: creare un ambiente che possa originare innovazione dal punto di vista pedagogico e metodologico con l’introduzione di nuovi paradigmi comunicativi, partendo dalla disposizione degli oggetti in classe e modificarla e integrarla di strumenti tecnologici;
  • introdurre lezioni laboratoriali, diversificando così i metodi e le strategie didattiche;
  • aumentare il coinvolgimento degli studenti in classe, gestendo, i processi di apprendimento in maniera collaborativa e potenziando occasioni comunicative.

Gli obiettivi sono stati raggiunti grazie all’atteggiamento partecipe di studenti e insegnanti, ma qualcosa continua a non andare: una tradizione culturale troppo rigida e un uso non “quotidiano” delle tecnologie, considerate ancora come qualcosa di particolare, che non ci permettono di parlare di normalità dei media all’interno dell’ambiente scolastico. Infatti le domande che si pongono spesso gli insegnanti riguardano l’utilità di internet in classe e su come utilizzare questi nuovi strumenti tecnologici: sono, insomma, temi che dovrebbero avere al centro sempre il valore dell’educazione. Quindi, se il cambiamento avvenisse a partire da  un insegnante che riuscisse a comunicare di più con le tecnologie, cosa potrebbe succedere?

L’educazione, sappiamo, è una pratica sociale che conferisce ai soggetti abilità e competenze utili in un mondo in continua evoluzione. Per tale ragione, la professione del docente deve acquisire una dimensione internazionale: se i media rappresentano i nuovi strumenti di educazione e i luoghi di apprendimento non sono più soltanto le aule, allora il docente dovrà cambiare la propria personalità e diventare anche un ricercatore. Gli alunni, a loro volta, potrebbero essere proprio loro – assieme all’insegnate e alle tecnologie – i fautori di una nuova rivoluzione: quella editoriale. Tablet, ebook, computer potrebbero diventare il nuovo strumento educativo se solo si cambiasse il modo di utilizzarli. Si pensi, ad esempio, un testo misto analogico-digitale composto da un libro cartaceo ma anche, e soprattutto, da materiali didattici scaricabili con una piattaforma open source (vedi Wikipedia) nella quale sia studenti che docenti siano produttori e consumatori di una nuova progettualità pedagogica. Sarebbe una grande sfida. Soprattutto per i docenti, che sarebbero l’elemento strategico affinché il libro di testo, potenziato digitalmente, non sia più pensato senza il loro contributo.

In ambito universitario, poi, abbiamo le sempre più famose Università Telematiche: una realtà in continua evoluzione che dal 2003, anno in cui si sono diffuse in Italia, a oggi sono diventate ben 11. Tutto questo per gli studenti che per vari motivi non possono seguire le lezioni e che vengono definiti come gli utenti mobili, che si spostano con un dispositivo mobile utilizzando una connessione 3G o WiFi senza, soprattutto, vincoli di tempo. Si muovono, insomma, su un doppio binario, quello metodologico-didattico e quello tecnologico.

Innovazione, community, partecipazione sono le parole chiavi di una nuova didattica.

                                                                                                                            Caterina Mecca

Bibliografia:

Pierpaolo Limone, Media, tecnologie e scuola. Per una nuova cittadinanza digitale. Progedit editore, 2012.

Pierpaolo Limone, Ambienti di apprendimento e progettazione didattica. Proposte per un sistema educativo transmediale, Carocci editore, 2012.

 



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