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Nuovi misteri nella Città Pentagona

Creato il 04 novembre 2013 da Theartship

Nuovi misteri nella Città PentagonaMaria Livia Brunelli“La città pentagona talora, quando meno se lo aspetta, riserba delle improvvisate al pellegrino che si aggiri per le sue strade”. Così Filippo de Pisis ci raccontava Ferrara, alludendo alla forma della pianta della città, in un passo de La città dalle cento meraviglie. E tre le “improvvisate” in cui ci si può imbattere vistando Ferrara fino al 31 ottobre c’è un sorprendente percorso di arte urbana: cinque installazioni di cinque giovani artisti selezionati da cinque curatori. Pentagona è un evento espositivo che intende stabilire un dialogo fra la ricerca artistica contemporanea delle giovani generazioni ed i luoghi della cultura e dell’arte del centro storico di Ferrara feriti dal sisma del 2012. Il progetto ha visto il coinvolgimento di curatori che operano da diversi anni sul territorio ferrarese – Maria Livia Brunelli, Massimo Marchetti, Eleonora Sole Travagli, Letizia Paiato e Elisa Leonini– ai quali è stato demandato il compito di selezionare ciascuno un giovane artista e di curarne progetto espositivo. I cinque artisti scelti, rispettivamente Andrea Amaducci, laCRUNA, Ornaghi e Prestinari, Silvia Venturi e Luca Zarattini, si sono confrontati con edifici luoghi di culto esistenti a Ferrara fin dall’epoca rinascimentale, sagrati, chiostri e ambienti interni segnati dalle ferite, in alcuni casi ancora plasticamente evidenti, del terremoto.

 

Andrea Amaducci, invitato a creare un’opera per il sagrato di una chiesa fortemente colpita dal sisma, ha pensato al terremoto sociale che più ha scosso la città negli ultimi mesi. E ne è uscita la figura del “martire contemporaneo”. Fin dal Medioevo sulle chiese le statue dei santi e dei martiri parlavano al popolo attraverso simboli immediatamente riconoscibili.

Andrea ha recuperato questa usanza riflettendo su chi è il martire oggi, a partire dalla vicenda della Berco SPA di Copparo, controllata dal colosso tedesco Thyssen-Krupp, che avrebbe dovuto licenziare più di seicento operai per esigenze aziendali. L’unione dei lavoratori dei tre stabilimenti coinvolti ha dato vita ad una vera e propria battaglia legale che dura da mesi e che coinvolge politici, manager e media, oltre alle famiglie degli operai stessi.

Questa battaglia sembra avere trovato il suo epilogo in un accordo tra le parti interessate, all’inizio dell’agosto 2013.

San Berco Martire in tuta da lavoro, sul sagrato di una chiesa che poggia con rassegnazione a terra brandelli di mattoni come pelle staccata da muri, è un invito a prendere coscienza dei danni che ha fatto il terremoto, ma anche dei danni che provocano i terremoti sociali.

Ornaghi e Prestinari hanno realizzato l’opera Preoccuparsi. Cullare. Copiare in un contesto storico di rilievo come la Biblioteca Ariostea, opera che apre una riflessione sui meccanismi di protezione fisica e di replica di ciò che si ritiene prezioso. Proteggere e copiare sono quindi le due azioni simmetriche su cui si sostiene la trasmissione della conoscenza, azioni alla base della vita stessa di una biblioteca dove si conservano copie di originali perduti, copie manoscritte di altri manoscritti perduti, ma anche copie di sculture promosse “uniche” da piedistalli. Un nuovo piedistallo costruito seguendo dei criteri di antisismicità si prenderà cura di un calco in gesso di Antonio Canova implicato in un emblematico groviglio genealogico, mentre parallelamente si esporranno nelle teche materiali scelti nella stessa biblioteca per illustrare la tradizione che fa la manutenzione di se stessa. Questo piedistallo, che non è altro che una scultura fatta per un’altra scultura, nel suo essere uno scheletro schietto di acciaio e legno mostra forza e fragilità, ma anche la condanna all’attesa di una verifica reale che ogni tentativo tecnicamente plausibile è costretto ad affrontare.

Impalcatura di Luca Zarattini mostra un’ossatura di tubi innocenti, simbolo tangibile della messa in sicurezza di una moltitudine di edifici martoriati dal terremoto che sostiene, avvolge e protegge un trittico il cui soggetto, un abbraccio, emerge dalla base in cemento. A fronte di un avvenimento drammatico, l’essere umano è costretto a rivedere il senso della propria esistenza, in particolar modo quando ogni elemento materiale sinonimo di stabilità e certezza è andato perduto. Le uniche solide fondamenta da cui ripartire sono i valori immateriali come amore, amicizia e solidarietà. Solo attorno ad esse può essere costruita una struttura stabile che le sostenga, che ne protegga il nucleo essenziale con “rami” nei quali scorre energica linfa vitale.

L’installazione Untitled di Silvia Venturi è collocata all’interno dell’area del chiostro del Palazzo Renata di Francia, sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Ferrara, lungo il camminamento lastricato che attraversa il cortile. La posizione scelta da Venturi non è affatto casuale: il camminamento è immaginato dall’artista come una sorta di prolungamento della crepa ancora visibile sulla parete verticale corrispondente, una ferita che ricorda la sentita urgenza di ritorno alla normalità. All’interno del chiostro una serie di oggetti dipinti di bianco sono agganciati a dei palloncini, anch’essi di colore bianco, trattenuti a terra dal peso degli stessi. Questi oggetti rappresentano idealmente pezzi della vita delle persone; evocata, nel bianco della pittura, quasi sotto forma di fantasma. Dietro ogni oggetto si cela una storia personale o collettiva che è come se venisse trattenuta e salvata dal palloncino. Salvare un oggetto equivale a trattenere il ricordo e a non disperderne la memoria, a recuperare e mettere in salvaguardia quante più cose siano significative per se stessi e per la collettività, a non dissipare parte della propria identità culturale.

L’intervento dal titolo Walk the Line, a cura di LaCruna, gruppo formato da Elisa Leonini e Silvia Sartori, è un’indagine sul rapporto tra corpo umano e corpo architettonico, rappresentato dalle linee di tre grafici, di condizioni limite, rilevate durante un sisma. L’opera pensata dalle artiste per il Teatro Comunale sottintende una sorta di cardio-architettura. All’ingresso del teatro appare la “linea del cuore” un elettrocardiogramma in stato di shock che, idealmente, si divide in due arterie all’interno della platea; da una parte la “linea della scossa” come traccia prodotta dal sisma, dall’altra la “linea del suono”, rilevazione audio dell’evento sismico. Nell’apice di questo flusso grafico lo spettatore “percorre la linea” atemporale dell’arte.

 


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