“Mi piacerebbe non aver visto, né letto, né ascoltato mai niente… e poi creare qualcosa “- Keith Haring
Mi piace pensare che qualcuno un giorno realizzerà un progetto chiamato “Scuola” che abbia mura cognitive individuali, finestre che sono orecchie ed occhi, ed un divano immenso dove una volta seduti, si entra nell’ascolto interiore di ognuno di noi…
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Bisogna Impare a DISIMPARARE… fare scelte diverse, per l’individuo, non la massa. Trovare la forza per vivere in pienezza e trovare tutte le potenzialità nascoste dentro sè stessi, è una strada che ci deve essere mostrata, eliminando tutti quei pensieri che tarpano le ali, tutte quelle frasi negative che alimentano circuiti negativi che sono alla base di atteggiamenti e azioni autodistruttive.
Poichè EDUCARE significa propriamente far sbocciare alla vita, esige adulti che sappiano accompagnare altri nell’avventura di un dialogo continuo interculturale ed interreligioso che sia (che è ascolto prima di diventare parola) con la realtà circostante.
Ogni incontro tra persone, infatti, è un incontro tra mondi,relazioni,concezioni di vita, patrimoni culturali diversi. Per fare questo, c’è bisogno di fare esperienza di questi valori, di persone che ne siano testimoni. Si tratta di rimettere a fuoco la bellezza e la concreta praticabilità della vita che è dentro ognuno di noi, di farla emergere. Per questo lungo il percorso di una vita ognuno ha i propri maestri e/o testimoni che hanno dato l’input alla propria rivoluzione di vita personale. Lo è stato fortemente,Orhan Pamuk ,una figura che è una realtà radicata nella società turca, che afferma:”Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull’altra riva, l’Asia. Stare vicino all’acqua, guardando la riva di fronte, l’altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello che vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere » (Orhan Pamuk). Essere scrittori, significa prendere coscienza delle proprie ferite interiori, e raccontarle ai lettori che le riconoscono per averle provate in prima persona, magari senza esserne consapevoli. E poiché ricordano ai lettori la loro fragilità, la loro vergogna e il loro orgoglio, gli scrittori suscitano ancora oggi nel mondo “molta rabbia” e “inaspettati gesti di intolleranza”. Ma i romanzi sono uno strumento indispensabile che le comunità hanno per riflettere sulla propria identità, i propri limiti, i condizionamenti cui siamo soggetti. L’arte del romanzo mi ha insegnato che condividendo le nostre segrete vergogne diamo avvio alla nostra liberazione”.tratto dal romanzo (Nella valigia di mio padre). La Condivisione quindi è la finestra della notra liberazione, come anche ill grande Giorgio Gaber credeva fortemente e cantava:
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.- G.Gaber
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