Infatti, fin dall’inizio della seconda guerra mondiale, la Santa Sede decise di spostare i suoi titoli e le sue riserve auree dalle zone dominate dai nazisti verso le banche degli Stati Uniti e della Gran Bretagna facendo degli USA il centro finanziario nella quale sostenere e amministrare la Chiesa Universale, investendo anche altri 10 milioni di dollari nell’economia americana. Protagonista di questa manovra finanziaria è stato Bernardino Nogara, membro della direzione della Banca Commerciale italiana che verrà chiamato nel 1929 alla guida delle finanze della Santa Sede.
Nei conti americani del Vaticano erano presenti principalmente i finanziamenti delle diocesi e i contributi dei fedeli e in misura minore (circa il 20%) i guadagni derivati dai titoli e dagli investimenti. Una parte del denaro è stato quindi investito nell’industria bellica statunitense, che pose fine alla bestialità di Hitler, mentre la maggior parte di esso è stato destinato in beneficenza per aiutare la comunità cattoliche perseguitate dall’occupante tedesco e per finanziare le attività umanitarie in favore delle truppe alleate e della popolazione vittima della guerra (Luca M. Possati, I dollari del papa contro Hitler, ”L’osservatore Romano”, 1 febbraio 2013).
Molto si sa sull’aiuto che Pio XII diede agli ebrei, ma pochi ricordano i soccorsi che diede a tutte le popolazioni vittime del conflitto. A tal proposito papa Pacelli creò durante la guerra un “Ufficio Informazioni” per aiutare la ricerca dei prigionieri e dei dispersi che rimarrà attiva fino al 1947. Durante gli anni di attività, l’Ufficio Informazioni elaborerà 2.100.000 schede sui prigionieri di guerra e vittime della persecuzione e inoltrerà poco meno di tre milioni di richieste di informazioni alle nunziature apostoliche, ai cappellani militari e alla Croce Rossa. Molta gente poté così avere notizie sui congiunti dispersi: ad esempio, fra il 1941 e il 1945 si esamineranno 102.026 domande ebraiche e si riuscirà a stabilire contatti con successo in 36.877 casi (cifra tutt’altro che trascurabile tenendo conto delle condizioni generali e, in particolare modo, dello stato delle comunicazioni dell’Europa Centrale e Orientale dove convergevano la maggior parte delle ricerche).
Un’altra risposta concreta del papa all’emergenza della guerra fu la “Commissione Soccorsi”: nata nel settembre del ’39 per dare assistenza e conforto materiale ai polacchi, aumentò sempre più il suo raggio d’azione con l’estendersi del conflitto, andando a ricoprire diverse attività (elargizione sussidi, intervento per l’incolumità delle popolazioni civili, interessamento di detenuti politici e condannati a morte, ecc. (si veda, Francesca di Giovanni, Le risposte alla guerra dalla Chiesa di Pio XII, “L’Osservatore Romano”, 17 aprile 2012). Per fare solo un esempio: nel 1944 a Roma Pio XII organizzò carichi di farina per la città dopo che aveva già provveduto a fornire oltre centomila pasti caldi al giorno.
Dai documenti si evince dunque che Pio XII fu un nemico di Hitler e un soccorritore dei perseguitati. Su questo la campo la ricerca storica ha acquisito prove inconfutabili, ma i “detrattori” molto spesso non si basano sulla storia.
Mattia Ferrari