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Ciononostante Nymphomaniac è un film intelligente, forse il migliore del regista, ma che pecca per la sua ingiustificata lunghezza che credo potesse essere molto ridimensionata, magari tagliando il capitolo del sadomasochismo (la chiesa di oriente ed occidente), eccessivamente lungo e non troppo funzionale. Diversamente si sente il peso dei tagli effettuati nelle scene più scabrose. La copia infatti distribuita è una versione rated approvata dal regista stesso e priva delle inquadrature più peccaminose. Se un’opera è concepita in un certo modo, ritengo debba essere divulgata come tale, per quanto provocatoria o disturbante possa essere. Il visto della censura è solo il meccanismo dei benpensanti di imporre la propria visione delle cose alla massa, spesso reputata sensibile o immeritevole di assistere alla visione di una vagina pelosa gigante su uno schermo cinematografico largo dieci metri. Nel complesso il film descrive un sesso depressivo, non eccitante, cupo e vissuto come una condizione malata dal quale non vi è redenzione. Difficile quindi vedere Nymphomaniac come un porno o trovare in lui gli stessi stimoli del cinema di Brass. L’effetto è invece opposto, e impone sicuramente una lunga riflessione sul significato che il sesso ha e come siamo capaci di viverlo all’interno di un ideale spettro in cui l’asessuato Seligman e la ninfomane Joe rappresentano i punti più estremi.