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Oggi è la Giornata Mondiale per la lotta all’Ictus cerebrale

Creato il 29 ottobre 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Il 29 ottobre si celebra in Italia la Giornata mondiale per la lotta all’Ictus cerebrale. Sono numerose le iniziative di sensibilizzazione e informazione che vedono coinvolti i centri della Rete ictus in Piemonte, insieme con l’Associazione per la lotta all’ictus cerebrale A.Li.CE.

L’ictus è la prima causa di invalidità e la quarta causa di morte nel mondo occidentale. Ogni anno in Piemonte si verificano oltre 10.000 ricoveri per questa patologia. Sono numeri destinati a salire, a causa dell’invecchiamento della popolazione e della diminuzione della mortalità in fase acuta, ottenuta grazie alle nuove strategie di cura. Il 29 ottobre si celebra in Italia la Giornata mondiale per la lotta all’Ictus cerebrale, con iniziative di sensibilizzazione e informazione che vedono coinvolti i centri della Rete ictus in Piemonte, insieme con l’Associazione A.Li.Ce. (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). Sono numerose le iniziative di sensibilizzazione alla popolazione che si svolgono in tutto il territorio regionale, alla Città della Salute e all’Ospedale Martini di Torino, a Cuneo, Alessandria ed in altri centri del Piemonte.

L’ictus cerebrale è causato dall’improvvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali, dovuto alla mancanza dell’ossigeno e dei nutrimenti portati dal sangue (in questo caso si parla di ischemia, causata da un coagulo che impedisce al sangue di passare) o alla compressione dovuta al sangue uscito dal vaso (emorragia cerebrale). Combattere l’ictus è possibile, con un’attenta prevenzione e una corretta conoscenza della patologia, dei suoi sintomi e delle cure. La prevenzione presuppone in primo luogo la consapevolezza dei fattori di rischio, molti dei quali sono correggibili. Ipertensione, alcune cardiopatie, diabete, sovrappeso, eccesso di colesterolo, sedentarietà, fumo e abuso di alcol sono i principali fattori di rischio che vanno ad incidere sulla salute e l’elasticità delle arterie e della circolazione sanguigna.

Alcuni di questi possono essere monitorati (ipertensione) o corretti (soprattutto nel caso di stili di vita non corretti come sedentarietà, sovrappeso e fumo), a condizione che i soggetti a rischio ne siano consapevoli e siano correttamente informati sulle misure da adottare. Per esempio, è stato calcolato che la sola correzione ottimale dell’ipertensione sarebbe in grado di prevenire fino al 40% degli ictus. Tra i principali fattori di rischio, va fatta molta attenzione alla fibrillazione atriale, in quanto si è calcolato che gli ictus collegati a questa alterazione del ritmo cardiaco sono più gravi e provocano invalidità maggiore rispetto agli eventi che colpiscono chi non ne è affetto. La fibrillazione atriale è la forma di aritmia cardiaca più frequente, in continua crescita nella popolazione generale, colpisce 1 milione di persone nel nostro Paese, aumenta il rischio ischemico di circa 5 volte, ed è responsabile del 15% di tutti gli ictus cardio-embolici (30% negli ultraottantenni).

Valeria Caso, neurologa dell’Ospedale S. Maria della Misericordia di Perugia, spiega:

“La caratteristica principale dell’ictus è la sua comparsa improvvisa, solitamente senza dolore. Solo nell’emorragia cerebrale c’è spesso mal di testa fortissimo. I sintomi tipici sono la comparsa improvvisa di una mancanza di forza, o formicolio e mancanza di sensibilità ad un braccio e/o ad una gamba, la difficoltà nel parlare, problemi a vedere da un occhio. Quando tali sintomi compaiono solo per alcuni minuti, si parla di attacchi ischemici transitori (TIA), anch’essi molto importanti, in quanto possono essere campanelli di allarme per un ictus vero e proprio. In caso di comparsa di uno o più sintomi di questo tipo è indispensabile rivolgersi sempre e con urgenza ad un medico, perché il fattore tempo è fondamentale”.

L’ictus è un’emergenza medica che richiede un accesso immediato in un ospedale in grado di offrire il trattamento più idoneo. Solo con gli accertamenti eseguibili in regime ospedaliero si può infatti definire rapidamente l’esatta natura del danno cerebrale, effettuare efficaci terapie di fase acuta e prevenire eventuali complicanze. Il riconoscimento precoce dei sintomi e il tempestivo allertamento del 118 rappresentano quindi il primo essenziale anello della catena. Le terapie di fase acuta devono essere attuate appena completato l’inquadramento iniziale. La rapidità e l’efficacia degli interventi, attraverso un coordinamento interaziendale in rete, che consenta l’accesso del paziente “giusto” nella sede più idonea, è requisito essenziale e irrinunciabile. Il ricovero in Stroke Unit, rete di unità di degenza dedicate all’ictus, attraverso un approccio specializzato e multidisciplinare, è ulteriormente in grado di incidere positivamente sulla prognosi. La Regione ha definito il percorso del paziente con ictus e la rete dei centri di primo e secondo livello. È disponibile un sito per operatori e cittadini dove reperire le informazioni su prevenzione, cura e programma regionale ictus.

S.C.

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