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Ombre e luci cinesi

Creato il 30 marzo 2014 da Libera E Forte @liberaeforte

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Ieri il quotidiano dei mercati finanziari MF dava il seguente titolo alla notizia dell’acquisto – per oltre 2 miliardi di euro – delle azioni ENI e ENEL da parte della PEOPLE’S BANK OF CHINA:

LA MOSSA DELLA BANCA CENTRALE DI PECHINO È UN SEGNALE DELL’INTERESSE PER L’ITALIA

Ma lo stesso potrebbero dire altri paesi europei nel vedere come negli ultimi mesi siano notevolmente aumentati gli investimenti cinesi nei titoli azionari e obbligazionari quotati in euro nelle Borse del Vecchio Continente. “Vecchio”, ma oggi più credibile del “Nuovo”, i cui titoli sono quotati in dollari.

Quindi il motivo principale della decisione presa a Pechino è di diversificare in Europa le enormi riserve valutarie cinesi e di ridurre gli investimenti in titoli di Stato statunitensi. Nel novembre 2013 questi avevano raggiunto il record storico di $1.317 miliardi nel portafoglio della People’s Bank of China. Ma alla fine dello scorso gennaio l’importo era sceso – secondo i dati ufficiali comunicati dalla Federal Reserve di Washington – a $1.273 miliardi, facendo invertire una tendenza all’acquisto di questi titoli, tendenza che comunque già da diverso tempo mostrava un certo “raffreddamento”.

Si spiega così la preoccupante decisione della Federal Reserve di comprare quei “Treasury Bonds” che il mercato nazionale ed estero non vuole più per la loro… pericolosità, ma in tal modo aggiungendo pericolo al pericolo. Infatti nessuna Banca Centrale vorrebbe mai cadere in questa “trappola” obbligata per continuare a finanziare il disavanzo pubblico e che dimostra la sfiducia dei mercati finanziari nei confronti della gestione politica ed economica di una moneta.

La debolezza del dollaro e la forte concentrazione della ricchezza in poche mani rivelano come gli Stati Uniti siano un gigante dai piedi d’argilla. Ma in prospettiva lo saranno tutti quei paesi gestiti con le tecniche dei “baroni ladri” e dei “politici ladri”. Le aristocrazie politiche ed economiche erano un tempo permesse da una società resa incivile e disumana dall’assenza della libertà e quindi della vera democrazia.

Oggi tutto sta cambiando e se le leggi naturali dell’economia – che innanzitutto esigono onestà e competenza da parte della classe dirigente – vengono calpestate, i danni saranno ben maggiori di quelli subiti per millenni da popoli abituati ad essere sottomessi, in quanto oggetti e non soggetti della società (“così va il mondo” dicevano con interessata rassegnazione i baroni e i politici ladri…).

Il popolarismo sturziano e l’economia sociale di mercato sono nati per combattere le suddette “tecniche” e la suddetta rassegnazione, avendo come solido punto di riferimento i valori cristiani e liberali, che difendono, responsabilizzano e rafforzano la Persona. Sono nati anche per evitare la crescita dei giganti dai piedi d’argilla.

La Cina è il prossimo candidato nel dimostrare di avere i piedi d’argilla, se continuerà a dare spazio ai politici corrotti (divenuti “aristocratici”) e a gestire l’economia con criteri statalisti (negli ultimi 4 anni il credito erogato dalle banche statali è stato di ben $16.000 miliardi e i prestiti andati male stanno esplodendo).

L’Europa seguirà a ruota, se dovessero prevalere i nemici degli Stati Uniti d’Europa. In un mondo sempre più complicato da gestire, è l’unione che fa la forza e non le “forze” disgregatrici.

Tornare alla lira? È da veri folli! Ma la Germania deve impegnarsi a esportare non solo i suoi ottimi prodotti industriali (sempre aiutati e non ostacolati dalla sua moneta forte, prima il marco e ora l’euro), ma anche… l’economia sociale di mercato. È una economia che impone onestà, serietà e competenza alla sua classe dirigente.

L’Italia ne ha un gran bisogno!

 

Giovanni Palladino

Ombre e luci cinesi

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