Omeopatia Veterinaria in Valposchiavo – di Daniele Raselli e Sybilla Kölbener

Creato il 18 febbraio 2011 da Olikos

(fonte: Il Bernina – giornale on line della Valposchiavo e dei suoi amici)

(Leggi l’articolo originale>>)

Domenica 6 febbraio 2011 gli allevatori della Valposchiavo hanno colto l’occasione per informarsi sulla medicina alternativa.Domenica 6 febbraio 24 allevatrici ed allevatori hanno partecipato a questa offerta di formazione specialistica omeopatica. Il servizio cantonale di consulenza agricola del Plantahof, nella persona del consulente agrario Carlo Mengotti ci ha sostenuto organizzativamente. Il relatore della giornata è stato il Dott. David Bettio, della scuola omeopatica di Verona. Egli è laureato in Medicina veterinaria, pratica l’Omeopatia Veterinaria dal 1999, dopo aver conseguito il Diploma presso la Scuola di Medicina Omeopatica di Verona. Presso questo Istituto è docente effettivo dal 2003 e membro del Consiglio Direttivo. Nel corso della giornata abbiamo approfondito gli aspetti generali dell’omeopatia quale medicina alternativa alle cure allopatiche, le vaccinazioni, le prime settimane dei vitelli, patologie dell’apparato respiratorio e parassitosi concludendo con una discussione plenaria. L’omeopatia nasce in Germania, quindi ne deduciamo subito che non è una disciplina orientale, dal medico S. Hahnemann. A quel tempo non si aveva la disponibilità terapeutica e diagnostica che abbiamo ora. Ma si curava con i salassi e medicinali che a volte risultavano dei veleni, più che dei curativi.Quindi Hahnemann è ammirevole, man mano che la scienza batteriologica si sviluppava, si avanzava la conclusione che oltre al microbo fosse necessaria una suscettibilità “costituzionale” per iniziare il processo patologico, ciò che gli omeopati chiamano “predisposizione“, non solo genetica, ma anche patologica e individuale. Distinguiamo fra omeopatia unicistica e complessista. La differenza sostanziale sta nella diversa lettura di ciò che succede dopo la somministrazione del rimedio: è facile capire che somministrando più rimedi alla volta non si è in grado di discernere dalle successive reazioni dell’individuo cioè se sono delle manifestazioni organiche, di aggravamento omeopatico, di un rimedio piuttosto di un altro. Il Dott. Bettio ha evidenziato le differenza fra medicina omeopatica e medicina tradizionale che ai medici omeopati piace chiamare allopatica (dal greco: allos = diverso, pathos = malattia).

La medicina tradizionale cura la malattia e i suoi sintomi. E più spesso si curano solamente i sintomi, che non sono la malattia, ma la sua manifestazione. Se noi andiamo a vedere il foglietto illustrativo dei farmaci allopatici in commercio notiamo che sono elencati i sintomi, tra quelli desiderati e quelli indesiderati.La medicina omeopatica inquadra l’individuo nella totalità delle sue manifestazioni patologiche e non, in quanto ogni disturbo (leggi sintomo) si manifesta in maniera altamente individualizzata. Nella materia medica sono elencati tutti i rimedi omeopatici conosciuti. Dalla sperimentazione omeopatica si evince uno dei principi fondamentali dell’omeopatia che è il principio di similitudine.

Ogni rimedio omeopatico può essere utilizzato per animali e uomini (cura tutti) di entrambi i sessi e in tutte le fasce di età: gli stessi rimedi si utilizzano per il bambino, per l’adulto e per l’anziano.La terapia omeopatica è una terapia individualizzata: il medicinale omeopatico è prescritto sulla base dell’insieme dei sintomi (fisici, energetici, mentali) che presenta il paziente e non solo sulla base dei sintomi della sua patologia generale. Poiché l’insieme dei sintomi varia fra diversi individui che hanno la stessa patologia principale, per una stessa patologia possono essere prescritti diversi medicinali omeopatici. Di conseguenza, in omeopatia non possono essere applicati protocolli terapeutici per patologia (leggi malattia). In medicina tradizionale in diversi pazienti che hanno la stessa patologia si usa lo stesso farmaco, quindi è possibile affermare che quel farmaco è efficace in quella data patologia, e quindi il risultato ottenuto in una sperimentazione clinica è applicabile alla generalità dei pazienti con quella patologia.In medicina omeopatica, viceversa, l’attenzione è focalizzata su una diagnosi di squilibrio di sistema (l’individuo ammalato nel suo insieme) e la terapia deve curare tutto il sistema, e non solo la sua patologia principale. Le varie patologie che il paziente presenta sono viste come l’espressione dello squilibrio del suo sistema, visto nel complesso.Concluso il ciclo sulle cognizioni generali di omeopatia, il Dott. Bettio ha presentato l’approccio della medicina omeopatica in merito alle vaccinazioni. La pratica vaccinale ha lo scopo di mantenere alta la difesa immunitaria del soggetto rispetto ad alcune malattie che si reputano fortemente trasmissibili da individuo a individuo, pericolose per la vita dell’animale – ed alcune anche per l’uomo (le cosiddette zoonosi: leptospirosi, rabbia ecc.).Nella realtà dei fatti, molte delle malattie per cui noi vacciniamo non si vedono e non sono manifeste, hanno una endemicità praticamente silente e per le quali non c’è una vera e propria emergenza. Questo è ciò che il Dott. Bettio chiama un “principio di incoerenza” cioè vacciniamo animali per patologie la cui incidenza sugli individui potenzialmente esposti è relativamente molto bassa.La condizione di addomesticamento impone all’animale (domato e addomesticato) un comportamento secondo regole assai difformi da quelle indicate dall’istinto (cervello filogeneticamente antico) oltre che per impedimento fisico diretto operato dal confinamento in stalla o in un box.

Nonostante i notevoli sviluppi della scienza medica, le malattie infettive e contagiose rappresentano tutt’ora un problema sanitario importante; queste premesse inducono a spostare la prospettiva da una eccessiva preoccupazione per i microorganismi, verso una maggiore attenzione verso l’organismo (=terreno) e il suo ambiente.Il Dott. Bettio ha saputo rispondere a tantissime domande sull’uso mirato dei rimedi omeopatici per curare le malattie malesseri e stress ricorrenti nelle nostre stalle (vedi diarrea dei vitelli, disturbi sul parto, patologie respiratorie ecc.). Sul tema delle parassitosi (vermi, funghi, acari ecc.) si rileva oltremodo interessante l’osservazione della capacità degli animali di non pregiudicare le produzioni in seguito all’infestazione parassitaria. Questa caratteristica è nota come “resilienza“. Diversi studi hanno ribadito la capacità di mantenere elevate performance produttive anche in presenza di un alto tasso d’infestazione.Dalla discussione plenaria è nata una domanda: UNA TERAPIA È TALE IN QUANTO CURA O È TALE IN QUANTO SCIENTIFICAMENTE ACCETTATA?Questo è un grosso problema, non dell’omeopatia, ma della scientificità in generale. Tutto ciò che il medico usa deve essere scientificamente accettato? E che cosa vuol dire scientificamente accettato? È scientifica la medicina di cui è provato il meccanismo d’azione o la medicina che cura? Molti farmaci che utilizziamo tutti i giorni hanno meccanismi d’azione poco noti.Ricapitolando l’intensa e interessante giornata passata a discutere con l’omeopata Dott .Bettio della salute dei nostri animali ed in fondo poi anche della nostra, perchè se abbiamo in stalla dei bei vitellini sani e frizzanti stiamo molto bene anche noi, siamo giunti alla conclusione che osservando tantissimo e scegliendo il rimedio giusto, l’omeopatia FUNZIONA!!!

Daniele Raselli e Sybilla Kölbener


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