Magazine Diario personale

One Day, Un giorno

Da Pkiara

Mia cugina Alessandra mi prestò "Un giorno", il libro di David Nicholls, circa un anno fa. Ne aveva letto su Vanity Fair e l'aveva comprato. Piangeva come una disperata leggendolo e aveva deciso di farmi partecipe di tanto dolore. Lo iniziai piena di buone intenzioni, ma in realtà non mi piacque molto. Forse era un problema di traduzione. Avevo come l'impressione che, nella trasposizione dall'Inglese all'Italiano, il libro avesse perso molto. Ma non era solo questo. A me, Emma e Dexter davano un incredibile fastidio, mi urtavano proprio. Lui era troppo simile a qualcuno che ben conoscevo e lei troppo vicina a me quando ero insieme a quel qualcuno che ben conoscevo. Non li potevo soffrire, non potevo leggere nero su bianco le idiozie assolute che avevo già visto sulla mia pelle. Così quel libro l'ho un po' odiato. Ma mi è rimasto dentro come se l'avessi letto ieri. 
Nel frattempo, tutti intorno a me sembravano leggere lo stesso libro e si stavano creando due fazioni opposte: quelli che lo odiavano - il più delle volte per il solo motivo che vi si rispecchiavano e non era una bella visione - e coloro che lo amavano alla follia, che come la psicologa di Vanity avrebbero voluto invitare a pranzo/cena i due protagonisti. Io, invece, lei l'avrei volentieri invitata, mentre volentieri avrei mandato a quel paese Dex.

Ora che al cinema è appena uscita la trasposizione cinematografica, "One Day" dalla regista di "An Education" con Anne Athaway nei panni di Emma e Jim Sturgess in quelli di Dexter, temo un po' quel che succederà dopo la visione. Mi piacerà? Lo odierò? Mi scombussolerà come, alla fine, ha fatto il libro? Sono indecisa se dare una risposta a queste domande o lasciar cadere tutto nell'oblio...


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