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Operazione Penelope – l'ultimo libro del magistrato Raffaele Cantone

Creato il 01 aprile 2012 da Funicelli

Operazione Penelope, perchè la lotta alla criminalità organizzata e al malaffare rischia di non finire mai.
Si intitola Operazione 
Penelope (link su ibs) l'ultimo libro sulla criminalità organizzata scritto dal magistrato di Cassazione Raffaele Cantone: ieri sera la presentazione a Che tempo che fa.
Si parte da una constatazione fondamentale: le criminalità organizzate come la Camorra non sono un corpo estraneo, ma un succedaneo dello Stato. Utilizzano le carenze e le situazioni assenza dello stato per svilupparsi. La raccolta dei rifiuti, la carenza di lavoro, la necessità di un politico di cercare consenso.
Sono un tumore maligno dentro i nostri tessuti che per crescere sviluppa i suoi rapporti con economia e politica. Le mafie sono oggi un aspetto fondamentale della società, delle famiglie, delle persone: se a Secondigliano si fermasse (se fosse possibile farlo) il mercato dello spaccio, un intero mondo che vive attorno a questo si bloccherebbe e interi gruppi familiari soffrirebbero di una perdita economica, perchè lo spaccio, come la vendita di merci contraffatte, il lavoro nero, sono l'unica fonte di sussistenza.
La contiguità investigatori e investigati: è cronaca degli ultimi giorni l'arresto a Milano di un gip di Palmi che faceva le vacanze a spese dei boss. Ma alcuni mesi fa a finire nei guai fu il capo della Mobile diNapoli. Emerge sempre di più questo legame tra guardie e ladri: la forza della mafia sta non solo nei mafiosi, ma in quelli che non lo sono ma sono comunque coinvolti nella macchina criminale delle mafie. Anche magistrati e poliziotti, che vengono corrotti e comprati da queste.
Il sud che investe al nord: i soldi della criminalità vengono investiti al nord: nelle autostrade, nelle pere per l'alta velocità, per la costruzione dei quartieri... Il denaro viene investito dove rende di più, anche con l'acquisto di marchi industriali prestigiosi (Fazio nell'intervista si riferiva al caso della Lazzaroni). La criminalità investe laddove il denaro è accettato senza troppi problemi: la loro penetrazione è favorita perchè è riuscita ad occultarsi, perchè non è più una mafia che spara (discorso a parte, le minacce ai cantieri, contro chi non si piega al racket).
Il sequestro dei beni: quando si sequestra un bene alla mafia, se l'azienda fallisce (perchè lo stato non riesce o non è in grado di tenerla produttiva) si perde due volte. La prima volta per l'investimento mafioso che non si è riusciti a bloccare e poi per la perdita produttiva. Che vuol dire non solo perdita industriale (o agricola), ma anche la perdita di posti di lavoro.
I comuni sciolti per mafia: le amministrazioni locali sono uno snodo vitale delle mafie; è più importante un assessore rispetto ad un politico nazionale, perchè il primo riesce a decidere su settori di primario interesse per le criminalità. Il cambio di destinazione del terreno comprato dal boss o da prestanome, l'appalto per l'autostrada, per la discarica, per il movimento terra .. Se un comune viene sciolto per mafia, ma poi gli stessi amministratori vengono ricandidati e rieletti c'è un difetto della politica. La mafia oggi è federalista: prima ancora che lo stato lo divenga, le mafie hanno anticipato i tempi.
Il core business dei rifiuti: è sbagliato dare la colpa delle emergenze alle mafie (a Roma, come a Napoli). Le mafie hanno lucrato sull'emergenza (le cave da interrare, i camion per il trasporto dei rifiuti), ma le colpe dell'emergenza sono dentro le amministrazioni.
Emergenza corruzione: un capitolo del libro è dedicato alla corruzione. Dove c'è corruzione è forte la mafia, è una tara che caratterizza l'immagine del paese. Il vero spread da abbassare è la corruzione che ci pone oggi dietro il Benin. Dopo Tangentopoli si è fatto di tutto per far tornare la corruzione. Dieci giorni fa sono stati arrestati , come fosse una retata, decine di giudici tributari: oggi la corruzione è un sistema innestato nella società e le leggi per contrastarlo sono inadeguate.
La lettera a Berlusconi: il libro termina in modo singolare, con una lettera all'ex primo ministro “egregio signor Berlusconi ..”.
Il link per ordinare il libro su ibs.
Prima parte dell'intervista



Seconda parte.


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