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Osservatorio LitBlog n. 11

Creato il 11 dicembre 2012 da Letteratitudine

Osservatorio LitBlog n. 11Osservatorio LitBlog n. 11: settimana dal 3 al 9 dicembre 2012

(Qui, l’introduzione di Massimo Maugeri)

a cura di Francesca G. Marone

Raccontare l’amore
(da un post di Francesco Pettinari - su L’Indice)

Non sarei in grado di fare una critica al film ma l’ho visto e ne ho apprezzato la visione. Il film Amour di Haneke è bellissimo e l’ho trovato tale pur portandomi dentro, all’uscita del cinema e per molto tempo dopo, una sensazione forte di dolore. L’articolo che vi consiglio di leggere esprime bene quello che ho provato vedendo le scene di questo film interpretato magnificamente da due mostri del cinema internazionale. Pettinari giustamente dice che il cinema di Haneke o si ama o si rifiuta perché scomodo.
E’ un cinema che guarda agli eventi della vita senza orpelli, ti mette di fronte ai fatti nudi e crudi. Tutto il resto è lasciato allo spettatore. Anche la tecnica di ripresa è soggetta alla veridicità della narrazione, i gesti d’amore quotidiani dei due protagonisti sono così normali, scanditi dalla quotidianità così tanto da diventare straordinari. L’importanza che è data allo spazio abitativo dei due coniugi è meravigliosa, in questo articolo splendidamente narrata. Ecco, il rapporto con la casa, ogni stanza, ogni oggetto, i piatti della cucina, i dischi, il pianoforte, mi ha profondante colpita perché richiama davvero il legame con ogni aspetto della nostra vita, soprattutto di quella condivisa con qualcuno che amiamo. L’incapacità e l’impossibilità di una figlia di compenetrare quello spazio fisico ed emotivo è un dato di fatto, quello è proprio lo spazio dell’amore dei due protagonisti, fino alla fine .Dove resta soltanto una luce piatta non consolatoria la quale penetra in un appartamento che ormai non racconta più le vite che lo hanno abitato. Per chi non lo avesse visto, leggere questo articolo bellissimo, rappresenterà un motivo in più per vedere Amour.

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Limiti del generone
(di Francesco Pacifico - su Minima et Moralia)
Ecco un articolo stimolante per riflettere sulla lingua che incontriamo in un certo tipo di romanzi di successo. Interessante leggere le considerazioni sull’appiattimento del linguaggio degli scrittori di quello che qui è descritto come il “generone” della narrativa italiana. Pacifico esamina la scrittura di una categoria di libri che sono sostenuti ed hanno ottima visibilità pur utilizzando una lingua che si nutre di solo sentimento senza fornire immagini né tecnica a sufficienza. Pare che nessuno si salvi completamente dalla perdita di una lingua priva di tradizione e maggiormente curata, e che tutti scadano, prima o poi, nella scorciatoia del sentimentalismo, dove però gli stessi stati d’animo vengono soltanto nominati senza essere costruiti e decostruiti laddove sia necessario. Segue nell’articolo un vero e proprio campione di frasi estrapolate da romanzi. Interessante leggere e riflettere anche per considerare gli eventuali limiti del lettore medio. Dove va la prosa e verso quale livello qualitativo di lettore?

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Perché almeno 333.333 napoletani leggono libri?
(da Il primo amore)

Come contraltare al precedente articolo, propongo la lettura di questo articolo che parla della Napoli che legge. Chi sono i lettori? Come fare per stimolare l’avvicinamento alla cultura del libro? In un periodo delicato in cui la cultura subisce tagli e limitazioni, attraverso quali organizzazioni e quali iniziative si potrà spingere nella direzione opposta? A Napoli un incontro sul tema il 15 dicembre 2012, ore 16,30 - Sala convegni Palazzo delle Arti, via Dei Mille 60.

Francesca G. Marone

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