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Osu: significato di un termine quasi sconosciuto (nel Karate)

Da Stefano Bresciani @senseistefano
Data: 14 aprile 2015  Autore: Stefano Bresciani osu

Osu, pronunciato “oss”, è il suono che si sente quando un praticante di arti marziali (in genere karateka) porge un saluto. Quando lo si usa nel dojo, chi lo pronuncia segnala ai propri compagni che è pronto a comportarsi secondo i principi filosofici e il puro significato dell’ Osu… solo che non tutti lo conoscono.

Quindi desidero condividere con te quel che so, per sopperire a questa eventuale (e a mio avviso inaccettabile) mancanza.

Osu deriva da un termine cinese, o meglio dalla resa fonetica di due ideogrammi che assumono due significati diversi:

  • il primo è “cozzare” e sta a significare l’atteggiamento di una persona che s’impegna a superare i problemi quotidiani mediante un’attività (marziale oppure no)
  • il secondo è “soffrire” e rappresenta la capacità di tenere duro, resistere e avere pazienza quando la vita ci presenta situazioni difficili e impegnative.

Osu comprende entrambi gli aspetti, che letteralmente simboleggiano l’energia attiva per superare qualsiasi ostacolo, che ognuno potrebbe avere grazie alla pratica del budo, unita alla capacità di avere pazienza, determinazione, tenacia (definita come energia passiva), per opporsi alle avversità.

Con questo suono quindi non solo si fa un saluto, più o meno formale, ma ci si mostra agli altri con un atteggiamento che mira alla giusta condotta nel dojo,  luogo in cui si cerca di perfezionare il carattere, oltreché iil karate…

Non esiste solo questa versione, anche se il significato resta sempre lo stesso. Altre fonti fanno risalire l’origine della parola “Osu” alla contrazione di “o-negai shima-su” (molto utilizzato in Aikido e che significa “per favore, lasciami/lasciatemi addestrare con te/voi”), oppure “o-hayo gozaima-su” (che significa “buongiorno”). Altri ancora fanno rientrare il termine “Osu” nel dizionario militare, in cui prende il significato di “signorsì” o “sissignore”.

Il karateka può trovare molteplici etimologie ma solo mediante la consapevolezza dell’intenzione, della filosofia che si cela dentro a ciò che va pronunciando, può capire questo importante vocabolo. L’essenza risiede nel kanj raffigurato qui a fianco, il cui segno superiore rappresenta l’ “o”che in lingua nipponica significa spingere/sollevare a simbolo dello sforzo che si compie (con la pratica marziale), mentre il suffisso “su” corrisponde a “resistere, perseverare con tenacia”. Da cui il passo è breve, così come ti ho descritto nella prima parte di questo post.

Lo spirito, l’atteggiamento con cui si esegue/dice qualcosa, compreso l’Osu, fa la differenza tra il praticante che vede solo la superficie e il Budoka che invece osserva le cose in profondità.

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avatarIl Mio Profilo TwitterIl mio profilo FacebookIl mio profilo Google+Il mio profilo FlickrIl mio canale YouTube Nato e residente a Leno (BS) studio e pratico arti marziali dal 1994. Ho iniziato col Karate ma dopo aver insegnato per alcuni anni e ottenuto la cintura nera 3° dan ho dovuto abbandonare a causa di problemi fisici e non solo... Ho intrapreso la pratica dell'Aikido nel 2003 per stare meglio con il corpo e dopo aver superato l'esame di 2° dan ho avviato l'insegnamento nella Bushidokai ShinGiTai, associazione che ho fondato nel 2009 in qualità di Presidente. Dopo aver ricevuto il 1° livello Reiki nel 2005 ho iniziato a praticare Tai Chi, Iaido (ora cintura nera) e meditazione (Zen è la mia preferita), applicando con successo l'energia vitale in qualsiasi attività lavorativa (geometra è il mio impiego principale) e relazionale (sono felicemente sposato e padre di due splendide bimbe). Ho scritto il libro "105 modi per conoscere l'Oriente" e una trilogia di ebook sul benessere con la Bruno editore. avatarIl Mio Profilo TwitterIl mio profilo FacebookIl mio profilo Google+Il mio profilo FlickrIl mio canale YouTube
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