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Padri e figli, quant'è difficile conciliare vita affettiva e impegni

Da Cristiano @sosmammo
Ricevo da un lettore e pubblico una lettera che trovo molto interessante in quanto centra il tema, evidentemente caro non solo a me, della difficile conciliazione fra libertà e obblighi, vita affettiva e vita sociale e, in generale, l'eterna contraddizione - ancora più evidente se essa coinvolge un bambino - fra ragione e fantasia.  E' difficile uscirne al giorno d'oggi e soprattutto nel mondo in cui viviamo. E il tempo è un grande traditore, che fa volare via gli istanti più belli e irripetibili Ma per fortuna la sua percezione è differente, a seconda di chi siamo e dell'età che abbiamo. Gli stessi bei momenti, come quelli trascorsi con i figli, che per gli adulti svaniscono in un attimo, nei bambini possono durare un'eternità. Ed è questa la consolazione più bella, che spesso ritroviamo soltanto nei nostri ricordi.  "Leggo l'articolo Che cosa dovrebbe fare un padre? - mi scrive Luca Bianco da Mestre - e trovo una continuità con un'iniziativa da me intrapresa nei due ultimi giorni con la scuola di mia figlia, cioè una lettera aperta alle varie componenti della scuola".  Eccola di seguito: 
Settembre 2011 
Gentili maestre, 
io ho un problema. Sì, ho un problema come papà. Per comprendere meglio di cosa sto parlando vorrei condividere con voi alcune mie osservazioni. Le farò con il cuore in mano, diretto, senza giri di parole e con la massima sincerità e trasparenza. Sarò prolisso unicamente perché credo che un’attenta analisi, per essere esaustiva, non possa e non debba essere “liofilizzata" per il timore che chi mi legge si possa annoiare. Cercherò di essere il più completo possibile su un argomento assai ampio, e spero che voi abbiate la pazienza e soprattutto la volontà di arrivare fino in fondo per poter avere una visione completa ed esauriente del mio pensiero e quindi della mia difficoltà.  Credo, e penso voi siate d’accordo, che il principio di libertà di parola e di pensiero sia un diritto inalienabile dell'essere umano finché non offende nessuno. D’altra parte, per poter capire il mio problema e trovare un’eventuale soluzione, è fondamentale che voi siate al corrente delle criticità che riscontro nella mia attività di genitore.  Io osservo molto mio figlia, mi piace farlo, mi piace comprendere e condividere i suoi pensieri, assistere all’evoluzione della sua vita. Come genitore ho a cuore il suo futuro e la sua crescita verso l'autonomia ed è con questo obiettivo che impiego tutte le mie energie.  Questa dovuta premessa mi permette di dare inizio alla mia analisi, che ha il solo intento di esprimere alcuni ragionamenti che gradirei presentare anche a voi.  In questi anni scolastici mi è capitato, nei fine settimana, di osservare Pallina mentre svolge i compiti, ricurva sulla scrivania e la schiena non propriamente verticale, mentre fuori il sole segna la giornata.  Con questa immagine dinanzi mi scopro a pensare alla mia fanciullezza, un periodo in cui non esistevano tempi pieni e si andava a scuola anche il sabato mattina. Già dalla seconda elementare mi recavo da solo a scuola in bicicletta come tutti gli altri, scuola che distava un po' da casa mia. Ricordo di aver avuto, oltre alle solite amicizie scolastiche, anche amicizie nella zona dove abitavo con cui mi incontravo per inventare giochi, litigare per poi riappacificarci, costruire capanne nei campi liberi da coltivazioni e case, fare le bande, mangiare le pannocchie ancora tenere o arrostire quelle mature, prendere pesci e girini nei fossi e canali.  In sintesi, si interagiva con la realtà circostante, a conoscere sé stessi con i propri limiti, ad essere parte di un qualcosa di più ampio di sé stessi e a conoscere una fetta di realtà al di là del nostro piccolo mondo domestico. Per noi non esistevano mai i tempi morti e non perché ci fossero un susseguirsi ininterrotto di impegni preordinati, bensì perché avevamo molto tempo libero per noi ed eravamo spesso noi ad occuparlo pienamente senza mai annoiarci.  Adesso però guardo mia figlia e la vedo a scuola fino al tardo pomeriggio. Vedo mia figlia a casa, stanca dopo otto ore di scuola. In un battibaleno è sera, si cena e poi a letto, ormai senza nemmeno più dedicarsi ad altre attività.  Il fine settimana non è molto diverso dalle giornate infrasettimanali, in quanto i compiti a casa occuperebbero di fatto molte ore della giornata. Nel periodo estivo è eventualmente possibile recuperare qualche ora d’aria nel tardo pomeriggio, ma nel periodo invernale significa non poter uscire ad incontrare altri amici visto che presto diventa buio e fa freddo. Ipotizzare poi un fine settimana o un “ponte” fuori porta, risulta difficile, in quanto il godimento di quei giorni dipenderebbe inesorabilmente e proporzionalmente dalla mole di compiti che vengono assegnati solitamente per quei giorni. Questa situazione incrina la serenità della famiglia, oltre a non permetterci di godere del periodo di relax, rovinando i bei, meritati e rari giorni liberi.  Questa è purtroppo la situazione in cui, mio malgrado, mi trovo. Ben consapevole che l’educazione spetta a me come genitore, gli effetti della vostra attività di insegnanti (spesso imposta da direttive ministeriali) condiziona in modo sostanziale i miei progetti educativi. Quello che intendo dire è che non riesco più a trovare le condizioni ideali per potergli trasmettere ed insegnare i principi di vita che io ritengo basilari, riducendo di fatto considerevolmente il mio ruolo di educatore nei suoi confronti. In altre parole, il mio rapporto educativo con mia figlia, viene condizionato in modo determinante dalla scuola. 
Di seguito illustro le criticità che riscontro nella mia attività di genitore. 
L’ESSENZIALITA’ DEI CONTATTI UMANI E IL GIOCO SPONTANEO 
Pallina è indubbiamente una buona alunna, ma questo a scapito di altri aspetti importanti della vita. Difficilmente, durante il periodo scolastico, riesce ad uscire di casa e tanto meno lo fa per vedersi con altri compagni o amici, se non di rado ed in via del tutto limitata, facendo diventare un evento eccezionale quella che dovrebbe essere una condizione normale. Allo stato dei fatti lo stare all’aria aperta, l’incontrarsi e giocare con gli amici viene considerato un baratto per un buon rendimento scolastico, invece di essere una necessità naturale. E' fondamentale per una crescita equilibrata ed armonica il gioco libero e spontaneo, privo dell'intervento di adulti, e il più possibile in ampi spazi all'aperto. Mi amareggia peraltro che a scuola, la pausa dopo la mensa, molto raramente è svolta nel giardino della scuola e quasi sempre si caratterizza in attività sedentarie in aula. 
L’INFLUENZA DELLA FANTASIA  Un altro cambiamento a cui sto assistendo riguarda la fantasia. La fantasia che Pallina impiegava per il gioco o per inventare qualsiasi cosa (situazioni immaginarie, esperimenti, ecc.) si assottiglia ogni giorno sempre di più e i momenti di svago mentale sono decisamente limitati. Un po' di tempo fa, in uno dei rari momenti liberi, l’ho sentita dire: “papà, non so cosa fare!”. Allora mi sono chiesto come fa un bambina che dovrebbe avere la mente sempre in moto con mille idee ed ancora più proposte, trovarsi improvvisamente senza fantasia, creatività o immaginazione? Vuol dire che gli stiamo atrofizzando la mente subissandola di nozioni, inibendo così la sua capacità di esprimere autonomamente il suo pensiero? Come posso incentivare la fantasia, la creatività, l’immaginazione che è alla base di qualsiasi creazione intellettuale o manuale? Come incoraggiare anche i minimi tentativi del fare e del fare serenamente con una ritrovata tranquillità creativa? La mancanza di fantasia è un blocco che non porta da nessuna parte. All'inizio dello scorso anno scolastico, in più occasioni, diversi alunni della scuola esprimevano il loro malessere nel dover frequentare l'anno scolastico appena avviatosi. Già dalla scuola primaria non hanno più interesse ad imparare? 
LA GESTIONE DEL TEMPO LIBERO Così ritorno a pensare a mia figlia, me la vedo tra qualche anno, adolescente, mentre chiede annoiata alle sue amiche - “ragazze cosa vi va di fare?” seguito dalla probabile risposta: “Boh!”. Quel “boh” nasconderà la loro assenza di iniziativa e fantasia, la loro apatia mentale ed emotiva, la loro incapacità di riempire in modo utile il proprio tempo libero. Questa condizione rischiosa potrebbe portare i ragazzi, in assenza di stimoli, a trovare altri tipi di interessi, ivi compresi interessi in cose o in attività che noi genitori probabilmente non approveremmo.  E' una visione volutamente pessimista che enfatizza l’importanza della gestione autonoma del tempo libero. Secondo me è errato pensare che il momento di libertà sia solo una perdita di tempo fine a sé stessa, da riempire obbligatoriamente con mille attività preorganizzate da adulti, in cui i nostri figli devono solo seguire ed eseguire le indicazioni che vengono di volta in volta loro impartite. In realtà, se ci pensiamo, è l’unico vero momento in cui i nostri bambini imparano ad esprimersi liberamente senza imposizioni, a prendere decisioni, a socializzare, a curare i propri reali interessi; è l’unico momento in cui possono essere sé stessi senza vincoli. Dover limitare esageratamente o sopprimere questo momento, significa privare un bambino di una parte importante dell’apprendimento della vita, svuotandolo di una componente essenziale del proprio sviluppo. 
IL RAPPORTO CON LA FAMIGLIA  Riassumendo, su sette giorni settimanali, solo se ben organizzati, resterebbe soltanto la domenica da poter dedicare alla famiglia senza obblighi scolastici. Ma è giusto che chi lavora a tempo pieno passando almeno 8 ore al giorno concentrato sulla propria mansione abbia diritto, per contratto, ad avere ben due giorni liberi da qualsiasi pensiero lavorativo, mentre mia figlia che passa le stesse ore o più, a studiare, non abbia diritto al medesimo riposo, dovendo restare più che concentrata anche nel fine settimana? Con questa prerogativa credo che sia abbastanza prevedibile che Pallina inizi la nuova settimana così come ha finito la precedente, ovvero stanca.  Certamente questa situazione ha fortemente condizionato la nostra vita familiare. Una volta quel raro tempo dedicato per rinsaldare il rapporto papà-figlia e per trasmettere i vissuti educativi anche, e non solo, attraverso dialogo, giochi, esperimenti, lavoretti, letture, dovrebbe essere sostituito dall’assistenza perpetua del genitore alla figlia nello svolgimento dei compiti. Mi farebbe piacere che mia figlia avesse in futuro un ricordo piacevole del tempo passato con i propri genitori, ma al momento tali ricordi non risulterebbero all’ordine del giorno. Come posso rinsaldare ed affermare un sano rapporto papà-figlia?
IL CALVARIO DEI COMPITI  Sono consapevole che i compiti hanno la duplice funzione di ripasso e di consolidamento delle materie illustrate e degli argomenti insegnati in classe, ma dare compiti per i fine settimana e i ponti, come oggi avviene, non permette ai bambini di riprendere le energie necessarie per affrontare il periodo successivo. Credo infatti che il sovraccarico di nozioni possa portare a più confusione e meno interesse e attenzione, ottenendo così il risultato opposto a quello desiderato.  I compiti da eseguire, i castighi annunciati dalla scuola in caso di errore o dimenticanza, il timore di dover recuperare in caso di malattia, se condensate tutte insieme nello stesso periodo (e a volte purtroppo capita) producono ansie, tic nervosi o altre forme di esternazione dello stress, che si possono sfogare anche con fantomatici mal di pancia (palese psicosomatizzazione). Il mio obiettivo, invece, come papà, è fare di tutto affinché la scuola non diventi solo un posto brutto, in cui predomina il pensiero costante del “non voglio andare” (come oggi purtroppo a volte avviene, anche se non sempre espresso), ma un luogo in cui accrescere e coltivare con passione tutto ciò che è nuovo e perciò interessante. 
CONCLUSIONI  Sono conscio del vostro obbligo di dover adempiere alle indicazioni ministeriali in relazione al materiale didattico da dover insegnare nel corso di un anno scolastico e vi ringrazio per le vostre mirabili intenzioni. Contestualmente auspico un aiuto perché mia figlia possa essere una ragazza responsabile, onesta, rispettosa, curiosa, fantasiosa, critica ed intraprendente, evitando, speriamo, che diventi una di quelle tante ragazze “svuotate” che la società troppo spesso sforna.  Continuando così come si è proceduto finora, pur impegnando tutti gli sforzi, temo di mancare l'obiettivo per i motivi sopraelencati e per l’impossibilità di poter fare la mia parte in quanto bloccato dal ruolo continuativo di "assistente scolastico". Come posso educare mia figlia ad affrontare la vita, se non ho il tempo e le condizioni, in altre parole, la possibilità per agire adeguatamente? Questo è il mio problema come genitore: l’incertezza di raggiungere l’obiettivo dettato dall’impossibilità di poter accompagnare adeguatamente mia figlia nel processo educativo. 
L'ultima questione che espongo, riguarda un particolare aspetto. La situazione finora descritta è volutamente espressa come se fosse la situazione di genitori conviventi (sposati o non sposati). Mentre l'essere un genitore separato amplifica notevolmente i problemi rispetto a come sopra descritti, in quanto molto minore è il tempo che posso trascorrere con mia figlia, fino quasi ad annullare ogni possibilità di essere genitore. 
In che modo posso recuperare il mio ruolo di genitore coniugandolo con le necessità scolastiche?
Distinti saluti 
Luca Bianco

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