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Paola Mastrocola, Non so niente di te. Vedere come le formiche
Creato il 11 giugno 2013 da SpaceoddityLo sai che le formiche non vedono noi due seduti qui? Non colgono neanche un milionesimo della realtà che le circonda, troppo grande per loro. Vedono i pochi centimetri che hanno davanti e pensano che il mondo sia tutto lì... Ebbene, noi siamo uguali a loro, ci pensi mai?
Un percorso attraverso ciò che non sappiamo l'uno dell'altro, e - in particolare - di coloro che più ci sono vicini. Ecco come ho letto Non so niente di te (2013) della torinese Paola Mastrocola, Il libro arriva al cuore della famiglia contemporanea e l'autrice mostra un grandissimo entusiasmo e un'allegria contagiosa nel presentarci i suoi personaggi; in particolare, riesce a tratteggiare con buon gusto e spontaneità le relazioni: i nomignoli, gli umori, i sottintesi. Tuttavia, la dovizia di particolari, la passione nell'affondare a piene mani nella famiglia Cantirami - in particolare nella splendida zia Giagiù (Giuliana) - sfocia qua e là in sezioni un po' schematiche che, mentre avviano il mondo del romanzo, un po' ne rallentano la scorrevolezza.
In Non so niente di te prevale un tono didattico, l'idea di un romanzo a tesi: sembra che Paola Mastrocola voglia rinnegare un mondo falso, ansiogeno e dominato dall'ovvietà e dalle relazioni-catene. Filippo Cantirami, questo giovane scontroso e amabile, è l'emblema di un rifiuto che, però, non è mai negazione, nichilismo, bensì l'esatto contrario. Il mondo che ricorda, il mondo che si costruisce, ma soprattutto il mondo che vive Fil, a un certo punto, è dominato da una pienezza, da una passione autentica per la conoscenza e per la vita che il ragazzo (e, con lui, il lettore) non trova negli altri. Tutto, per Filippo, è segno di una vita vissuta con gli altri - in particolare con la sua amatissima famiglia - che a molti è negato, nei tempi asfittici che viviamo.
Non sai che gioia quella sabbia in tasca... Era la prova, una specie di conferma che ci eravamo veramente andati, al mare, io e te. Quella sabbia era tutto il tempo. Il tempo che mi avevi dato.
Filippo è concreto, affettuoso. Anche se si va profilando poco alla volta - e anche se alla fine l'autrice sembra planare sulla sua vita reale concedendogli in definitiva ben poco la parola - risulta immediatamente facile la simpatia per lui. Fil, il genio, la nuova promessa dell'economia globale, è un mistero e viene inseguito come tale, con sguardi in tralice, come da un malchiuso portone, il lettore ne va conoscendo la vera vita insieme ai suoi cari - e, naturalmente, insieme al sottotesto costituito da quell'altra vita che lui non ha vissuto.
La realtà presenta lati oscuri - disse, - ma non vuol dire che siano oscuri in sé, vuol dire che noi non siamo così bravi da vederli. Non abbiamo gli occhi buoni, non le pare? Un po' come la luna quando ne vediamo la metà, non vuol certo dire che lei s'è dimezzata.
Non so niente di te affronta temi importantissimi, domande che molti di noi si sono posti. Pur nella preponderante istanza di un narratore onnisciente e insieme troppo cauto, apprezzo la sincerità delle risposte (da me in buona misura condivise) che offre Paola Mastrocola, alla quale peraltro mi lega un'antica simpatia. L'autrice non bara e non alllude, dice, forte com'è della sua esperienza del mondo e delle persone. Si comincia ad amare Filippo Cantirami, attraverso i suoi due doppi: l'amatissima zia estrosa, bella e giramondo, e il compagno di studi tutto compreso nella sua carriera. Non so niente di te è un messaggio d'amore per quelle particolari "linee spezzate" che sono i figli, nell'unicità che li caratterizza. Queste "linee spezzate" portano i troppo sicuri genitori e gli adulti chissà dove, un "chissà dove" non programmabile - e spesso socialmente impresentabile - che però è il futuro.
E non mi par poco.
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