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Paper Towns – Perchè non riesce ad elevarsi dal classico teen movie americano

Creato il 22 settembre 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Diretto da Jake Schreier e ispirato al romanzo di John Green, Paper Towns (Città di Carta in italiano) aspirava a diventare il film-evento dell’estate ma non ha raggiunto l’obiettivo

Uscito il 24 luglio in America e il 3 settembre nelle sale italiane, Paper Towns ha registrato buoni incassi senza però avvicinarsi lontanamente al successo di The Fault in Our Stars (Colpa delle Stelle), bestseller di Green portato sul grande schermo nel 2014 dagli stessi sceneggiatori.

Rispetto alla sceneggiatura strappalacrime di Colpa delle Stelle, Città di Carta è una pellicola più leggera e sognante, che mischia commedia, sentimentalismo e racconto di formazione con quel gusto tipicamente adolescenziale. D’altronde che Paper Towns (tanto il libro quanto il film) sia un prodotto ben confezionato per il pubblico a cui si rivolge non c’è dubbio. Lo si vede nella scelta delle tematiche trattate, delle musiche e degli attori: Paper Towns presenta un cast di attori emergenti, quali Nat Wolff e Halston Sage, e una diva nascente come la già affermata Cara Delevingne, modella britannica che a soli ventitrè anni ha deciso di ritirarsi dalle passerelle per dedicarsi interamente alla recitazione. Nat Wolff e Cara Delevingne nei panni dei due protagonisti (rispettivamente Quentin Jacobsen, ragazzo timido e impacciato, e Margo Roth Spiegelman, l’anticonformista reginetta della scuola di cui lui è segretamente innamorato) convincono e tengono alta l’attenzione, a differenza dei personaggi secondari che ricalcano macchiette ormai trite da un pezzo (il secchione, l’arrapato, il nerd di colore, la ragazza bella ma fragile e così via).

I temi sono quelli tipici del caso: la ragazza della porta accanto, la crescita e il raggiungimento della maggiore età, l’inquietudine per la fine del liceo e l’incombere dell’età adulta, la volontà di vivere la vita senza rimorsi, l’avventura on the road. È infatti per trovare la ragazza amata che il protagonista parte con i suoi amici in un viaggio che li porta dalla Florida fino allo stato di New York, dove si trova la città fittizia di Agloe. Proprio il tema della città di carta, che in cartografia indica una città inesistente segnata su una mappa per scoprire eventuali infrazioni di copyright causate da riproduzioni non autorizzate, è una suggestiva metafora della vita dei personaggi del film e, forse, anche della nostra.

Paper Towns di John Green. Photo credit: Say It Aint SO! / Foter / CC BY

Paper Towns di John Green. Photo credit: Say It Aint SO! / Foter / CC BY

Tra balli di fine anno, sfottò e scherzi goliardici Paper Towns rispecchia tutti gli stilemi del teen movie, almeno fino alla parte finale, che riserva più di una sorpresa con una conclusione dai toni piuttosto sfumati, ma sicuramente inaspettata. Peccato che il colpo di scena che la sorregge sia spiegato in modo sbrigativo e risulti in ultima analisi poco credibile e convincente, smorzando la forza di un messaggio finale pure non privo di spunti interessanti.

Più in generale, Paper Towns tenta più volte di toccare dei temi che si discostino dai soliti clichè da film adolescenziale per stuzzicare una riflessione più profonda, tra riferimenti poetici o musicali a Walt Whitman, Herman Melville e Woody Guthrie. Questi rimandi giungono però in modo estemporaneo, disorganico rispetto al resto della sceneggiatura, e risultano meno incisivi di quanto avvenga nel libro di Green.

Come detto precedentemente, in aiuto del film giunge una colonna sonora di tutto rispetto che propone alcuni pezzi pop sicuramente apprezzabili come Smile di Mikky Ekko, To The Top di Twin Shadow o Lost It To Trying di Son Lux.

Paper Towns rappresenta insomma un prodotto intelligentemente confezionato per il target giovanile a cui si rivolge, che fallisce però nel tentativo, troppo timido, di introdurre un livello concettuale più profondo.

Tags:cara delevingne,città di carta,colpa delle stelle,film,john green,nat wolff,paper towns

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