Partigiani No Tav contro l’invasor

Creato il 05 luglio 2011 da Gctorino
Eccola la risposta che ci si aspettava dal popolo No Tav. Una manifestazione gremita da gente che proveniva da ogni parte d’Italia, come al solito un esempio di grande partecipazione, una grande giornata di lotta. Una valle che combatte contro la devastazione della propria terra e contro la violenza inaudita delle forze di occupazione che difendono gli interessi delle lobby e della mafia.

A Chiomonte è iniziata la guerra della Tav e in montagna sono tornati i partigiani. Tutti i 70mila No Tav presenti hanno potuto assistere e subire una guerra tra un esercito di occupazione e i partigiani No Tav intenzionati a riprendersi il controllo della propria terra e del proprio futuro.

Come giovanile, nei limiti delle nostre forze, abbiamo dato un concreto sostegno da più di un mese sia in valle che nella città di Torino. Eravamo presenti alla vile aggressione avvenuta lunedì 27 giugno, quando l’esercito invasore ha sgomberato un presidio su suolo legalmente affittato. Sgomberati con una violenza inaudita che ci ha ricordato Venaus 2005, la nostra eroica resistenza è stata costretta alla ritirata, sotto una coltre di lacrimogeni e ruspe, un caccia all’uomo proseguita nei boschi. A fatica siamo riusciti a scappare fino al raggiungimento del paesino di Ramats.

Nei giorni successivi al grave atto d’invasione il clima in valle, ma anche a Torino e provincia era esasperato ed alimentato dalla violenza istituzionale ed i media hanno duplicato l’effetto. I giornali hanno parlato della violenza dei No Tav, di migliaia di black bloc infiltrati e altre invenzioni mediatiche, utili per nascondere la verità: il popolo della valle non vuole la Tav, nè la truppa d’occupazione formata da 2mila unità in un paesino che di poco supera i 900 abitanti.

Il movimento No Tav domenica è partito con l’idea di “assediare” il cantiere da più sponde. Non avevamo intenzione di riprenderci il cantiere perché l’impresa era oltre le nostre forze, ma “l’assedio” era ed è stato il nostro obiettivo del tutto riuscito. I black bloc non c’erano, o al massimo erano le forze dell’ordine. Domenica ci siamo presentati conun abbigliamento adeguato per la manifestazione, ossia caschetti, fazzoletti, occhialini e maschere anti gas. Perché lunedì mattina siamo stati cacciati dal presidio in malo modo, malmenati e intossicati con armi chimiche e braccati nei boschi. Quelli che per i giornali erano black bloc in realtà erano i compagni e cittadini della valle con un abbigliamento di autodifesa. Ad un movimento pacifico, non armato, che avanza, le forze dell’ordine hanno iniziato una guerra, lanciando lacrimogeni ad altezza uomo, proiettili di gomma, idranti, addirittura pietre dal cavalcavia. Solo a quel punto ognuno ha tentato di difendersi come meglio poteva. I poteri forti hanno dichiarato guerra alla popolazione della valle, prima occupando il territorio e poi obbligandolo ad accettare le decisioni dei governi con l’uso della forza. Bisogna dare il nome giusto alle cose: Guerra!



E noi rivendichiamo il diritto all’autodifesa contro chi vuole uccidere il proprio popolo in nome del Dio denaro
. Rivendichiamo la nostra difesa del territorio e denunciamo lo spreco di denaro pubblico. Una Tav che verrà finanziata con l’aumento dei ticket sanitari. Solito copione. Spremere i tanti, per il beneficio dei pochi. Ma ora noi diciamo basta e questo loro non possono tollerarlo.

Noi siamo la collettività di lotta che crea partecipazione, e questo fa paura.

Spedizione "Furie Rosse" (Chiomonte)

Abbiamo attraversato le montagne, le bellissime montagne della valle, abbiamo percorso strade, sentieri e boschi, ci siamo sentiti un po' partigiani, partigiani no tav che erano lì per difendere la democrazia di questo stato alla deriva. Scene di guerriglia hanno fatto da contorno a questa manifestazione, sassi pieni di rabbia venivano scagliati contro le forze di occupazione del potere del capitale che viaggia ad alta velocità. Siamo arrivati fino a Ramats, ma non eravamo abbastanza attrezzati per dare un concreto aiuto alla lotta di resistenza nei pressi del cantiere. I lacrimogeni sospinti dal vento salivano il colle rendendoci la vita impossibile. Su a Ramats salivano i feriti, i racconti erano crudi ed allucinanti. Per fortuna erano presenti medici eroi che curavano e cucivano le ferite in tempo reale. Ci siamo limitati a dare aiuto logistico.

Appena abbiamo saputo che il corteo autorizzato, con donne, bambini, anziani,era stato attaccato con i lacrimogeni siamo scesi alla centrale, coperti alla buona contro le armi chimiche che lo stato ci lanciava contro. Questa e' stata la risposta alla violenza scagliata contro i manifestanti, per l'ennesima volta, centinaia e centinaia di lacrimogeni CS, vietati dalla convenzione di Ginevra per uso militare, sono stati sparati ad altezza uomo, sulle teste dei partecipanti al corteo, un corteo in cui c'erano anche donne, anziani e bambini. Ma l'impeto delle forze dell'ordine non finisce qui, quando finivano le scorte dei lacrimogeni lanciavano anche pietre come testimoniano compagni e filmati. Soltanto degli eroi No Tav grazie alla loro azione di copertura ci permetteva, un po’ alla volta, di aprirci un varco per unirci al corteo principale.

Ma non tutte le furie rosse ce l’hanno fatta sotto quel fuoco chimico che ha danneggiato alcuni di noi. Uniti al corteo principale, dopo un po’ di resistenza si decide che nulla si può più fare da questa sponda e ci si ricompatta con tutto il corteo. La battaglia si prospetta ancora dura e faticosa ma si continua a lottare sperando che chi difende realmente lo stato e la democrazia riesca a vincere prima o poi le forze del male.

Spedizione "Garibaldi" (Giaglione)

Dopo un lungo percorso per sentieri, in modo da evitare il primo sbarramento di polizia da Giaglione, siamo entrati nella Libera Repubblica della Maddalena tra boccante di tende squarciate. La baita occupata è diventata campo base, e da li partivano le squadre (tra gli applausi dei valsusini) di gente organizzata che andava a fare pressione sulla recinzione: o dalla mulattiera o dalla collinetta verso la base del viadotto che sta dalla parte del piazzale della Maddalena. La gente alla baita era di tutti i tipi (bambini, anziani) che aiutavano ognuno secondo le loro possibilità. Tutti erano consci di quanTo stava accadendo su e della violenza delle forze dell'ordine che lanciavano lacrimogeni, pallottole di gomma e pietre ad altezza uomo. Qualche lacrimogeno è arrivato fino alla base della mulattiera, intossicando pers

ino i bambini. I finanzieri verso le 16.30 hanno iniziato a tirare pietre, bottiglie e oggetti contundenti sulla gente che era sotto il cavalcavia provocando una serie di feriti con questi tiri diretti. Motivazione? Incitavano i ragazzi in prima linea. I lacrimogeni hanno provocato parecchie ferite perchè lanciati ad altezza uomo, e per ferite intendo gambe, braccia aperte e sanguinante e costole incrinate. Chiunque fosse lì, maschera antigas o meno, volto coperto o meno, sa quanta violenza sono capaci di usare questi assassini. Verso le 17.45, dopo aver recuperato i ragazzi in arrivo da Ramats, siamo tutti defluiti nuovamente verso Giaglione.

Ma la lotta unisce e crea rapporti sociali nuovi e veri; e proprio questi rapporti sono il nemico più temuto dalla società capitalista, che allontana gli esseri umani, chiudendoli in casa ad imbottirsi di notizie false. La vittoria è stata nostra su tutti i fronti: 6 ore di assedio, 6 ore di comunismo.

Spedizione “Giuliani” (Exilles)

Siamo arrivati in macchina ad Exilles, da lì è partito il corteo pacifico con i sindaci e le famiglie.Tutto è stato tranquillo per un bel po'. Il corteo prosegue, in molti battono sul guard rail a tempo, creando un ritmo stile "grande armata che si avvicina, scappate scappate!" Siamo arrivati al bivio dove le strade portano a Ramats (verso l'alto) e alla centrale (verso il fondo valle). Il corteo pacifico ha proseguito verso la valle, mentre uno spezzone un po' più "giovanile" ha preso la strada per Ramats. Ogni tanto c'è qualche folata di fumo ma reggiamo. Ci dirigiamo verso la Maddalena: è scivoloso, stretto, tutto in mezzo al bosco, si va in fila indiana, tutti bardati, l'odore dei fumogeni si fa più acre. Sul sentiero incontriamo tanti che risalgono dalla Maddalena e che ci dicono che giù, senza maschere, non si riesce a stare; noi però siamo 2.0 e proseguiamo lo stesso.

Sul sentiero, scendendo, becchiamo strani personaggi che ci invitano ad andare via con racconti strani del tipo: "è troppo pericoloso", "questo sentiero non porta da nessuna parte" o che hanno ricevuto notizie di scontri da tutt'altra parte. Chiaramente sbirri infiltrati che cercavano di sviarci. Altri personaggi improponibili sbucati da chissà dove dicevano che la polizia stava scendendo da Ramats e che eravamo accerchiati, bloccati nel sentiero sul bosco. Erano sbirri infiltrati, sicuro! (si vedeva!)
Arrivati verso la Maddalena, sul sentiero, abbiamo notato estintori di grossa dimensione abbandonati bene in vista. Considerando che eravamo alle porte del cantiere (dove prima c'erano le tende) e che quell'area era stata per tutto il tempo in mano alla polizia, non escludo che siano stati i poliziotti stessi a posizionare gli estintori. Noi continuiamo sereni ma l'aria si fa troppo pesante, ci fermiamo per un po' alle porte della Maddalena. In continuazione, squadre di coraggiosi compagni, si lanciano verso l'accesso "protetto" dagli sbirri. Ogni azione riceve come risposta una pioggia di fumogeni. Ne sparano anche 20 contemporaneamente, mai vista una violenza del genere. Cercano di respingerci verso Ramats, ma noi manteniamo la posizione. Fumogeni in continuazione, mai una sosta. Proviamo un'azione anche noi, arriviamo a pochi metri dal cordone, ma i fumogeni si fanno fittissimi. Ne rilanciamo indietro un po’. Sono quelli a cartuccia unica (sparati ad altezza uomo) che scoppiano in quattro parti. Non riuscendo più a respirare indietreggiamo un po'. Avevo il volto che bruciava (nonostante le coperture) e gli occhialini pieni di lacrime, non vedevo più niente.
Vedendo arrivare rinforzi, ci siamo dati il cambio e siam risaliti verso Ramats. Scendiamo verso la centrale dove ci sono gli scontri. I carabinieri sparano fumogeni di piccole dimensioni. Stanchi e intossicati, risaliamo a piedi verso Exilles dove attendiamo sera per la riapertura delle strade e torniamo a casa.

Domenica i No Tav erano lo stato e le forze dell'ordine erano un' occupazione militare! C'è stata una guerra: lacrimogeni "chimici" ad altezza uomo contro bambini, donne ed anziani nel corteo autorizzato. Proiettili di gomma, idranti, pietre contro i manifestanti negli altri cortei. Domenica su queste montagne abbiamo potuto assaporare lo spirito partigiano. Da tutta Italia contro l'invasor!

Ringraziamo tutti i compagni, che, senza aver partecipato ad una “spedizione” erano con noi nella lotta della Tav e hanno dato il loro degno ed importante contributo.

La lotta dei Giovani Comunisti Torino 2.0 in valle continua: Sara Dura!


Giovani Comunisti Torino 2.0



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