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Pensieri e parole attraversando l'Italia

Creato il 31 marzo 2013 da Elle_lx
Tre settimane fa siamo stati in Italia una decina di giorni, divisi tra le due famiglie di OceansTwo.
Era quasi un anno che non ci tornavamo, ed al rientro avevo scritto le mie impressioniQuesta volta il sentimento è stato ben diverso, frutto di un processo inesorabile che è cominciato anni fa, quando iniziavo a notare tutti gli elementi che mi procuravano fastidio, contro i quali mi sono anche battuta, e che hanno infine decretato lo strappo col mio Paese. 
Sarà che sono cambiata tanto io, quest'anno più che mai, ma sono riuscita a vedere le cose con maggiore distacco.E mi sono anche in un certo senso divertita ad osservare le chiare storture di un Paese che pare davvero disprezzato da chi ci vive, come se non ci fossero più speranze per la salvezza.
Dieci giorni forse sono pochi per capire, ma per me sono tanti, se ti poni all'ascolto, se sei attento a quello che le persone dicono anche tra le righe.E mi son chiesta da dove dovrebbe venire la salvezza, la via d'uscita, se non sono gli uomini nel loro piccolo a rimboccarsi le maniche e a cercare di capire cosa fare.
Una delle cose che mi colpisce sempre è la tendenza ormai dilagante -e che ha sicuramente influito sul bislacco e purtroppo negativo risultato elettorale- a scaricare le colpe e le responsabilità di ogni male addosso alla classe politica. Sicuramente ci sono state delle chiare deficienze in chi ha governato in maniera maldestra negli ultimi decenni;  io però mi sento di aggiungere che non solo si stanno scontando ora i tempi di "vacche grasse" dell' era DC, in cui s'è sperperato oltre ogni misura in nome di un modello di società che io non ho vissuto in maniera consapevole ma che sento raccontare e giustificare come l'era in cui "mangiavamo tutti", ma inoltre si sta facendo strada sempre più tra la gente la cattiveria, la tendenza a voler trovare la pagliuzza nell'occhio altrui prima di togliere la famosa trave dal proprio.Mi è capitato di vedere la tv -ed è davvero un mondo a parte, per me che non la guardo da anni- ed era tutto un susseguirsi di servizi giustizialisti verso questo o quello, a destra, a sinistra, nessuno escluso. Berlusconi aveva davvero l'uveite o era ricoverato per sport? Quanti miliardi nascosti in qualche paradiso fiscale ha Grillo? I toni erano questi. Persino l'habemus Papam, che ho seguito in taxi a Lisbona mentre tornavo a casa dall'aeroporto, ha prontamente sollevato una serie di illazioni e congetture che parlano di una presunta collusione di Bergoglio con la dittatura argentina dei desaparecidos (tutte storie facilmente smentibili, tra l'altro). 
Sembra davvero che si stia perdendo la capacità di discernere, di ragionare sui fatti e non per ideologie. 
Il "giustizialismo" mi pare sia diventato da noi un' industria culturale, quella per esempio di case editrici, di produzioni cinematografiche, di trasmissioni televisive che impongono una lettura della storia italiana degli ultimi vent'anni ridotta alla sola cifra del "complotto", ad un'unica trama tessuta dagli stessi onnipotenti e onnipresenti protagonisti: la mafia, Berlusconi e il Vaticano ai danni di tutti.Il rapporto tra gli italiani e la politica è intossicato, sbiadito; lo spirito e la capacità di critica sono offuscati.
Se si aggiunge il clima di tensione sociale dovuto alla crisi si arriva a comprendere che la situazione è logorante e logorata. Ma non è, non può essere solo una questione di tempi bui per l'economia. Come si sa, neanche il Portogallo è in buone acque, anzi, qua il FMI e la troika sono già pesantemente intervenuti  (ne avevo parlato qui e qui) e i salari medi hanno un potere d'acquisto basso. Eppure l'atmosfera è completamente diversa. Sono rimasta colpita da alcuni nostri ospiti in visita quest'estate, che, dopo aver sentito della situazione portoghese, chissà cos'avevano immaginato prima di venire qua. Erano meravigliati dalla condizione delle strade(!), dei mezzi pubblici, dalla gentilezza delle persone, dal clima più rilassato e sereno che si respira rispetto all'Italia.

 E allora cos'è che tiene sotto scacco la società italiana? Non è facile rispondere.Quando mi trovo a parlare con le persone, ad ascoltare il loro punto di vista, tra una lamentela e l'altra per la situazione poco rosea saltano fuori gli scheletrini che ognuno ha nell'armadio, gli stessi che in scala maggiore spesso affollano le sale del potere. Generalmente sembra che una scorrettezza anche piccola, un sotterfugio o una furbata per saltare le file e accaparrarsi i primi posti quando non si può prendere possesso di quello d'onore siano peccati concessi e perdonabili a tutti. "In fondo, cosa vuoi che sia quello che riesco a prendere io rispetto a tutti i milioni che ruba lo Stato?"
Ci sarebbe tanto da dire anche sulla visione dell'entità "Stato" che c'è in Italia, visto come un organismo a parte, avulso dalle persone e messo là apposta per essere spolpato come si può, salvo poi ricordarsi nel momento in cui fa comodo che a muoverne le trame sono coloro che siedono sulle poltrone: sono loro a decidere, a far andare le cose (male) come vanno.Questa a mio parere è una visione totalmente aberrata della realtà, ed è una specie di oppio che affusca il cervello di tanti, di troppi.

È facile a questo punto porre i problemi, le questioni; più arduo inventarsi delle soluzioni.Forse la mancanza più grave dell'Italia sta nell'assenza della dimensione di vita interiore, nella fatica che pochi vogliono e sanno fare di costruirsi un io di profondità e non di facciata, della necessità della conversazione come elemento di confronto con l' altrui interiorità, non come strumento per massacrarla. E allora in quest'ottica ripartiamo dal piccolo, dall'essenziale. Mettiamoci all'ascolto critico dell'altro, riconoscendone sì le debolezze, ma cogliendo l'occasione per far pace anche con le nostre. Ammettiamo le nostre colpe, cerchiamo di correggerle se possibile.Non ripaga e anzi, abbruttisce, fare a gara a chi è più corretto in un mondo di scorretti mentre sotto sotto però si sta già pensando a come fare per scavalcare la famosa fila.Io per ora non vedo altre possibilità di salvezza concreta, che parta dalle fondamenta morali, prima che dal rilancio dell'economia e di tutte le faccende che riempiono i nostri giornali.Fin qui qualche pensiero, forse troppe parole per dire poco.Ma mi sentivo di dover scrivere qualcosa, del resto per chi vive fuori risulta forse un po' più semplice farlo.Mentre queste cose mi frullavano in testa, davanti ai miei occhi scorrevano le immagini di un Paese che abbiamo attraversato quasi per intero grazie alla mancanza di collegamenti diretti del Sud con Lisbona.Ecco alcuni scatti nomadi.È stato stancante ma anche piacevole, come ogni volta.Chissà quando sarà la prossima.


Intanto, Buona Pasqua a tutti.
Io domani torno sulla Sierra.




Pensieri e parole attraversando l'Italia

Palazzi nel centro di Roma


Pensieri e parole attraversando l'Italia

Gaeta sospesa in acqua vista dal treno


Pensieri e parole attraversando l'Italia

Ciao Napoli


Pensieri e parole attraversando l'Italia

Uno sguardo sulla valle e i miei monti


Pensieri e parole attraversando l'Italia

Camini sotto gli Alburni (per Adelia).


Pensieri e parole attraversando l'Italia

Antiche vestigia di Volcei


Pensieri e parole attraversando l'Italia

Ripartenze da una stazione fantasma

Pensieri e parole attraversando l'Italia

La notte di Martina Franca

Pensieri e parole attraversando l'Italia

Pulitori di cozze a Taranto vecchia

Pensieri e parole attraversando l'Italia

Pescatori di cozze sul Mar Piccolo

Pensieri e parole attraversando l'Italia

Lo splendido Jonio della litoranea tarantina

Pensieri e parole attraversando l'Italia

Tubettini con le cozze


Pensieri e parole attraversando l'Italia

La pizza di Milano Malpensa, che vi consiglio.


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