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Pensiero goloso:Chartreuse ... per farsi del bene

Da Papavero_rosso

Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia.” Lo diceva Ottone di Bismark, mi limito a riportarla senza prender posizione, consapevole che per smentirsi c’è sempre un’ottima ragione.Ad es. Enrico III, ugonotto convinto, dichiarando che “Parigi val bene una messa” diventò, in un colpo solo, Enrico IV, cattolico e Re di Francia. Anche per nostra fortuna. Infatti sposando in seconde nozze Maria De’ Medici, le permise di far edificare le Jardin de Louxembourg.E qui, durante i lavori, il maresciallo Francesco Annibale d'Estrées sembra abbia trovato un prezioso manoscritto che fece consegnare ai monaci certosini diVauvert.Lunghi anni di studio per decifrare il manoscritto finché Fra’ Girolamo Maubec, farmacista de La Grande Chartreuse non riuscì a realizzare quanto riportato sulla pergamena: un elisir straordinario. Era il 1737, la grande Certosa di Grenoble inizia la produzione e la distribuzione che rimane limitata a Grenoble e Chambery: “Elisir vegetale della Grande-Chartreuse” (esiste ancora).grenoblePensiero goloso:Chartreuse ... per farsi del beneNel 1764 nacque invece la “Charteuse vert” e nel 1838 la “Chartreuse jaune”. La ricetta è sempre rimasta in mano ai certosini, l’unico “borghese” che l’abbia conosciuta si chiamava Monsieur Liotard, farmacista di Grenoble che, quando Napoleone pretese che tutti i “rimedi segreti” fossero mandati al Ministero degli Interni, eseguì pedissequamente gli ordini inviando la ricetta che, però, qualche funzionario poco accorto, la rispedì al mittente con il timbro “REFUSÉ”.E il buon Liotard la rispedì ai certosini che ripresero la produzione. Nel 1935 la certosa franò e la produzione dovette spostarsi a Voiron dove vi è la più grande cantina del mondo (164 metri di lunghezza). Attualmente solo due monaci conoscono la ricetta e ogni venti anni un prescelto si affianca a loro per tramandare il segreto.Di Chartreuse ne esistono diverse declinazioni: la Verde, più comune, ottenuta da 130 erbe alpine, ha un sapore intenso e floreale con note di erbe di chiodi di garofano, agrumi, timo, rosmarino e cannella. La Chartreuse Verde ha 51° alcool.La Gialla, fatta dal medesimo numero di erbe con proporzioni ed infusione diverse che donano un sapore di agrumi, viola e miele, con note di anice, liquirizia e zafferano. La Chartreuse gialla ha 40° alcoolEsistono anche la Verde e Gialla in VEP (Vieillissement Exceptionnellement Prolongé almeno 12 anni) rispettivamente di 54°e 42°.Domenica prossima, nella nostra cena settecentesca, sarà mio piacere stappare una bottiglia di Chartreuse Jaune 1605 che ho ricevuto in dono e preparare per i presenti più coraggiosi un piccolo cocktail dopocena che funga da poderoso digestivo. In Italia solo liquori a 40°, molta della nostra legislazione si impiccia del privato.Nessun sovrapprezzo, un piccolo regalo da un minuscolo cultore di minuscole verità. Di piccole storie molto spesso dimenticate e, talvolta, ingiustamente denigrate.Non faccio il politico e non prometto di allungare la vita ad alcuno, ma son certo d’essere capace di renderla più piacevole a molti, almeno per qualche momento.Nutrirsi e votare son certo cose diverse, ma entrambe risultano tanto più piacevoli quanto più sono consapevoli, io voterò sperando che vinca chi sa fare buone leggi per regolare ciò che è pubblico piuttosto che pessime norme che si impicciano del privato.( di Pino De Luca-Pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia del 15 febbraio 2013)

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