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Per un pugno di asteroidi

Creato il 20 giugno 2014 da Media Inaf
Due ipotesi di come potrebbe apparire realmente l’asteroide 2011 MD, piuttosto che una singola roccia. Crediti: NASA Jet Propulsion Laboratory

Due ipotesi di come potrebbe apparire realmente l’asteroide 2011 MD, piuttosto che una singola roccia. Crediti: NASA Jet Propulsion Laboratory

Nell’ambito della Asteroid Initiative, di cui abbiamo scritto oggi su Media INAF, alla NASA sono in corso le audizioni per individuare il miglior candidato su cui indirizzare la Asteroid Redirect Mission (ARM), una navicella robotizzata, da lanciare nel 2019, che dovrà acchiappare un piccolo asteroide e spingerlo nello spazio fino a immetterlo nell’orbita della Luna, dove poi riceverà le attenzioni di veri astronauti. Bisogna scegliere bene il pietrone protagonista, che non deve essere più grande di una decina di metri, anche se la NASA sta valutando se magari non sia meglio prelevarne un pezzo da uno più grosso.

Immagine dell’asteroide 2011 MD (al centro) ripresa dal telescopio spaziale Spitzer nel febbraio 2014. Crediti: NASA

Immagine dell’asteroide 2011 MD (al centro) ripresa dal telescopio spaziale Spitzer nel febbraio 2014. Crediti: NASA

Tra gli aspiranti più promettenti, il piccolo vagabondo spaziale denominato 2011 MD, che è stato recentemente osservato di nuovo per 20 ore con il telescopio spaziale in infrarosso Spitzer della NASA, per determinarne la dimensione esatta. Un dato cruciale per la missione ARM, che non può certo permettersi di arrivare all’asteroide per poi scoprire che “non entra nel sacco”. La luce infrarossa osservata da Spitzer è quella più affidabile per la misura, perché un telescopio che rilevi la sola luce visibile riflessa dall’asteroide non riuscirebbe a distinguere tra un asteroide piccolo, ma con superficie altamente riflettente, da uno più grande ma scuro. Dalle osservazioni Spitzer, un gruppo di ricerca, guidato da Michael Mommert della Northern Arizona University, ha stabilito che il diametro di 2011 MD è attorno ai 6 metri, quindi perfetto per essere messo in saccoccia da ARM. Ma la ricerca, pubblicata su Astrophysical Journal Letters, ha trovato anche qualcosa di inaspettato: la missione potrebbe trovarsi di fronte non un unico corpo roccioso, ma qualcosa di più eterogeneo.

“La gente ha presupposto che i piccoli asteroidi derivino dalla collisione di asteroidi più grandi, quindi che non siano altro che pezzi di pietra volteggianti nello spazio”, ha detto Mommert. “Ma noi abbiamo trovato che questo asteroide in particolare è per il 65% vuoto”.  MD 2011 è risultato possedere una densità notevolmente bassa, più o meno quella dell’acqua, mentre le rocce solide hanno una densità media che è pressappoco tre volte maggiore. I ricercatori ritengono che l’asteroide possa essere costituto da un insieme di piccole rocce, tenute bene o male insieme dalla gravità, oppure da un nucleo solido circondato da un alone di minuscole particelle.

La NASA non si scompone di fronte all’eventualità che ARM possa allungare la sua mano meccanica verso un corpo celeste più frammentato, o comunque più “poroso”, di quel che si riteneva essere 2011 MD, che rimane dunque un valido candidato per la missione in quanto a dimensioni, massa e velocità di rotazione. I ricercatori cominciano invece a pensare che sui piccoli asteroidi non ne sanno abbastanza. I risultati sulla densità di 2011 MD sono simili a quelli ottenuti poco tempo fa, sempre con Spitzer, per un asteroide ancora più piccolo, 2009 BD, attorno ai 3-4 metri di diametro. Siccome i piccoli asteroidi di cui si conosce la densità si contano sulla dita di una mano e rappresentano una minuscola percentuale di quelli catalogati, è difficile generalizzare questi primi riscontri. In ogni caso, per i ricercatori questo è un vero grattacapo.

“Con Spitzer abbiamo potuto ottenere alcune fra le prime misure della dimensione e della composizione di piccoli asteroidi”, ha detto in proposito David Trilling della Northern Arizona University, che ha partecipato a entrambe le osservazioni . “Finora ne abbiamo osservati due e abbiamo trovato che entrambi sono piuttosto bizzarri. Insomma, non esattamente quei pezzi di solida roccia che ci aspettavamo”. Al di là delle esigenze della missione acchiappa-asteroidi, il team sta programmando di usare ancora il telescopio spaziale Spitzer per studiare meglio la sparsa legione silenziosa di questi minuti vagabondi dello spazio, e magari comprenderne il ruolo nell’architettura complessiva del Sistema Solare.

Quanto a MD2011, l’asteroide sta per scomparire dietro al Sole, dal punto di vista terrestre, per i prossimi sette anni. Quando tornerà osservabile, sarà già stata lanciata la sonda che, se sarà lui il prescelto, lo prenderà e trascinerà a forza nell’orbita lunare.

 

Fonte: Media INAF | Scritto da Stefano Parisini


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