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Perchè diventare vegetariani?

Creato il 24 maggio 2011 da Ida Vitalibera @ida_vitalibera

“Sono fermamente convinto che cessare di nutrirsi di animali rappresenta un momento imprescindibile nella graduale evoluzione della razza umana”
H.D. Thoreau

 

Dappertutto ormai  si trovano informazioni e campagne a favore del vegetarianismo. Essere vegetariani, non è una moda del momento, e non deve assolutamente diventarlo, piuttosto è una scelta che produce conseguenze su aspetti diversi che sono la salute, l’ambiente e soprattutto l’aspetto etico.

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Ovviamente gli effetti dovuti al vegetarianismo sono tutti assolutamente positivi e vantaggiosi su tutti questi livelli; personalmente, la mia scelta di essere vegetariana, è stata una scelta etica, una dimostrazione di amore verso gli animali e verso la nostra madre Terra. Non poteva essere altrimenti dopo aver accumulato una serie di informazioni sulle pratiche disumane di allevamento e di uccisione degli animali destinati alla nostra alimentazione.

Non a tutti però bastano queste informazioni sulle barbarie che ci sono dietro una semplice bistecca per acquisire la consapevolezza che il vegetarianismo è necessario per evitare le sofferenze ed i soprusi su questi animali, che hanno lo stesso nostro diritto alla vita ma che sono, invece, vittime innocenti della nostra ingordigia.

Oltre all’aspetto etico, mangiare carne e pesce, influisce in modo dannoso e pericoloso sulla nostra salute e sull’ambiente, provocando effetti irreparabili nel corso del tempo, molti dei quali sono attualmente già abbastanza evidenti anche se cerchiamo di chiudere un occhio per non ammetterlo e per non prendercene la responsabilità.

Ad analizzare tutti gli effetti che si celano dietro la produzione ed il consumo di carne ci hanno pensato già gli studiosi, che con anni e anni di ricerche e dati alla mano, hanno ampiamente dimostrato la pericolosità di questo alimento. Questa è solo una brevissima sintesi che dovrebbe dare un idea, a chi ancora non ne è a conoscenza, dei maggiori effetti nocivi che poi verranno successivamente approfonditi in modo più dettagliato.

 

Effetti sull’ambiente

L’allevamento di animali per la produzione di carne provoca effetti dannosissimi sull’ambiente, infatti, oltre che di omicidio, si può tranquillamente parlare anche di ecocidio. Non ce ne rendiamo conto quando abbiamo una bistecca nel piatto, ma per produrre quella bistecca sono state disboscate intere foreste, consumati centinaia di litri di acqua (per l’abbeveramento degli animali per la pulizia delle stella, per l’irrigazione dei campi destinati alle coltivazioni di mangime), sono stati usati pericolosi prodotti chimici, inquinate le falde acquifere e l’atmosfera. Inoltre, è da evidenziare che l’inquinamento prodotto dalle deiezioni (ovvero dagli escrementi) smaltiti nel suolo e nelle acque, contaminano gran parte di ciò che viene portato sulla nostra tavola. Produrre carne e mangiarla, insomma, ha un impatto altamente insostenibile sull’ambiente. Un piccolo esempio: per produrre un chilo di carne serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in 10 mesi  (Siwi Statistics), un miliardo di persone al mondo non ha accesso all’acqua potabile e muore per malattie causate dall’assunzione di acqua non potabile.

 

Effetti sulla salute

E’ stato oramai ampiamente dimostrato che la carne non è indispensabile per la salute dell’uomo; anzi, al contrario, risulta avere un ruolo molto importante nello sviluppo di alcune patologie come malattie cardiovascolari, tumori e diabete.  Non a caso tutti gli studi effettuati hanno dimostrato che la longevità sia statisticamente e significativamente più alta nei vegetariani e che questi ultimi si ammalano di cancro (in modo statisticamente significativo) meno degli onnivori. Lo stesso avviene per l’arteriosclerosi nelle sue varie forme come l’infarto e l’ipertensione. Lo dimostra anche la patologia minore: stipsi e varici sono pressoché assenti nei vegetariani.

La dannosità della carne dipende, in parte, anche da tutte le sostanze chimiche impiegate per la sua produzione;  sostanze spesso di sintesi, aggiunte ai mangimi nella moderna pratica d’allevamento industriale: antibiotici, tireostatici, betabloccanti, estrogeni, sali di zinco, vaccini, anemizzanti. Tutte sostanze, dannose e spesso letali,  che vengono inevitabilmente assimilate dal nostro organismo.

Inoltre la carne non è un alimento completo perché parzialmente o totalmente priva di tutte quelle sostanze a riconosciuto effetto protettivo nei confronti del cancro (Vitamina A, C, E, folati, sostanze fitochimiche), e che, invece, sono contenute nei cibi di origine vegetale.

 

Effetti  etici e “sociali”

Non tutti sono a conoscenza delle pratiche violente e crudeli  a cui sono sottoposti gli animali destinati a riempirci lo stomaco, altrimenti non si spiega come ci sia ancora gente che continua ad ingurgitare cadaveri. Questo argomento, però, è così delicato ed importante, che ne parlerò più approfonditamente in un altro articolo.

Dal punto di vista etico, però il consumo di carne ha un altro effetto devastante: è la causa maggiore della fame nel mondo. A primo impatto sembrerà assurdo ma questa è la realtà.

Il problema della fame nel mondo, infatti, non è causato dalla mancanza di cibo prodotto, ma da una sua distribuzione non omogenea e soprattutto dagli sprechi enormi. Se da una parte del mondo ci sono persone che non hanno cibo a sufficienza, dall’altra ce ne sono altrettante che hanno, al contrario, una sovrabbondanza di carne da consumare.

Le risorse, l’energia e i campi destinati alla coltivazione dei cereali per sfamare gli animali da allevamento possono essere impiegati per le coltivazioni da destinare all’alimentazione umana. In questo modo ci saranno alimenti vegetali a sufficienza per sfamare intere popolazioni che ad oggi soffrono di denutrizione cronica. Ricordiamo che sono quasi due miliardi di persone, soprattutto bambini  e quasi tutti nel Sud del mondo.

Un esempio significativo è dato dal Brasile che è il più grande produttore di carne nel mondo. Dovrebbe per questo essere un paese economicamente ricco, giusto? Ma non è così perchè conta 16 milioni di persone malnutrite e allo stesso tempo esporta 16 milioni di tonnellate di soia per mangimi animali ovvero 1000 kg di soia l’anno per ogni individuo malnutrito! (Fonte: Database FAO 2001). Assurdo!

Quindi, ogni qualvolta ci troviamo a consumare un pasto a base di carne, pensiamo che per avere quel pasto, in qualche modo abbiamo contribuito a togliere la possibilità di mangiare a qualcun altro che, al contrario di noi, patirà la fame.

 

Ok, ma allora mangio pesce!

Mi dispiace, ma lo stesso discorso vale, quasi analogamente, anche per la pesca industriale. La pesca intensiva o “overfishing”, ovvero il sovra sfruttamento e il collasso delle risorse ittiche, a livello ambientale, causa uno squilibrio dell’ecosistema. Come mai? Perché molte specie di pesci vengono drasticamente ridotte provocando lo sconvolgimento di tutta la catena alimentare. Ricordiamo che il sistema più utilizzato è quello “a strascico”; con questa pratica nella rete viene catturato tutto ciò che c’è nei fondali quindi anche le cosiddette “prede accessorie”, ovvero pesci, tartarughe, uccelli marini e invertebrati che non sono richiesti sul mercato e che per questo vengono rigettati in mare ormai morti o agonizzanti. Questo “inconveniente”, chiamato bycatch, assume dimensioni allarmanti; secondo i dati della FAO, ogni anno, infatti, vengono scaricati in mare tra i 17 e i 29 miliardi di tonnellate di pesce pescato (e quindi ormai gia’ morto) in quanto non gradito dai consumatori dei paesi ricchi.

Per quanto riguarda i rifiuti, anche in questo caso, gli scarti, le deiezioni, i pesticidi e tutte le altre sostanze chimiche vengono smaltite direttamente nelle acque costiere.

Se questo non basta, è da sottolineare che anche negli allevamenti di pesce si fa largo uso di antibiotici, formalina e antiparassitari che vengono pompati direttamente nelle vasche. I pesci, inoltre, vengono spesso alimentati con diete artificiali quindi con sottoprodotti del macello, residui dell’industria dello scatolame, sottoprodotti della lavorazione del pesce stesso e mangimi secchi contenenti farine animali, integratori, antiossidanti e antibiotici.

Anche in questo caso, le sofferenze e il dolore provocato ai pesci, dovrebbe da solo bastare a farci cambiare idea sul loro consumo. I pesci, al pari di tutti gli animali, provano dolore e, purtroppo, anche in questo caso le pratiche di pesca, di allevamento e di macellazione sono ultra violente. Un esempio: spesso i pesci vengono tenuti a digiuno per qualche giorno prima (o addirittura qualche settimana) della macellazione. Molti di loro vengono uccisi ancora coscienti: le branchie vengono tagliate e loro lasciati morire per dissanguamento: in preda alle convulsioni attendono la morte. In alcuni casi vengono uccisi prosciugando l’acqua delle vasche; la morte avviene quindi per lento soffocamento.

 

Conclusioni…

Tutto ciò non può e non deve essere trascurato. Aprire gli occhi su quello che accade nel mondo, ma anche alla nostra salute e a quella dei nostri amici animali è fondamentale se non vogliamo contribuire alla violenza, allo sfruttamento dei più deboli, alla distruzione dell’ecosistema e della nostra stessa salute per alimentare le tasche di tutti coloro che sono implicati in questo circuito distruttivo.


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