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Perchè Football Manager è il miglior gioco di tutti i tempi

Creato il 02 luglio 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Chiuso il campionato e le principali competizioni calcistiche europee, dopo un anno interessante e soddisfacente per il calcio italiano, il tifoso e l'appassionato restano in astinenza dal calcio e, se proprio non riescono a resistere al suo fascino, non possono fare altro che seguire quello che per molti è il surrogato della Copa America - ma tra capitan Neymar l'espulso e Arturo Vidal ubriaco e schiantato difficilmente potrà far finta di mangiare caviale quando al più gli sono offerte uova di lompo.

Quale modo migliore dunque per evitare la monotonia del calciomercato, l'ultima dose della droga calcistica estiva, quella tagliata male, se non drogarsi col magico mondo dei videogiochi, nel quale l'estate non è che un numero su uno schermo e le pause tra una stagione e l'altra si passano nel giro di mezz'ora?
Così. per l'appassionato in astinenza l'estate è il momento migliore per fare l'allenatore per finta e coronare il vero sogno erotico di ogni italiano al bar. A tale imprescindibile necessità provvede completamente Football Manager.

In poche e semplici parole, il prodotto, sviluppato da Sports Interactive ed edito da Sega, è il meglio che ci si può aspettare da una simulazione calcistica col cervello.
Basta con questi orpelli grafici alla FIFA, che dietro le ombre dinamiche e i modelli dei giocatori quasi verosimili tradiscono una mancanza di complessità e intelligenza da far spavento. Non si hanno più dodici anni: è ora di fare le cose sul serio. E' il momento di Football Manager.
Il "gioco", che in realtà è una vita nella vita, si risolve in schermate, scritte, statistiche e numeri. Alle partite in sé è dedicata una grafica essenziale che tradisce una enorme complessità. Ottima per scremare le menti semplici che ne rimangono sconvolte e quelle che "eh, ma FIFA c'ha la grafica".

Demotivato? Mollo? Ma che mollo.

Di fatto, in Football Manager si impersona un allenatore, a cui si dà il proprio nome, cognome e volendo perfino volto. Il giocatore non è altro che uno dei personaggi che compongono il puzzle del gioco, al pari degli altri. Non esiste il protagonista: non c'è differenza tra ciò che un utente umano può fare nel gioco rispetto a quanto fanno gli altri allenatori controllati dal computer. Soltanto Mourinho è lo Special One. Questa è, a tutti gli effetti, la simulazione perfetta del mondo del calcio: come negli scacchi, le mosse sono uguali per tutti.

La puntigliosità del gioco si spinge al punto di non dare per scontata l'occupazione. Proprio come nella vita reale (di cui dopo aver acceso Football Manager non si avrà più granchè bisogno), il lavoro nel gioco è una lontana chimera, ed è ben possibile rimanere disoccupati, o partire come tali all'inizio del gioco: si dovrà quindi aspettare che il mondo calcistico simulato si evolva al punto di offrire al giocatore disoccupato la possibilità... di lavorare.
E se i risultati non arrivano, disoccupato eri e disoccupato torni ad essere: non esiste il game over, ma solo l'esonero. Signori, è la vita.

Say no to graphics

Dunque scegliendo una squadra sin dall'inizio o stipulando nel corso del gioco un contratto con una società calcistica, il giocatore-allenatore si troverà ad allenare una squadra, decidendo il regime delle sedute, le aree su cui concentrarsi; gestirà i giovani e darà loro fiducia o li venderà venerando il dio denaro; dirimerà le controversie nello spogliatoio essendo al contempo giudice, giuria e carnefice. Potrà perfino partecipare alle conferenze stampa e insultare quegli insopportabili giornalisti che non fanno altro che scrivere senza saper fare nulla di niente.

Tutto quanto è gestito da una grafica minima, di fatto raccontando il prosieguo del gioco attraverso il testo scritto.

E' questa la grandezza di Football Manager: col testo tutto è possibile. Addirittura viene simulato un mondo utopico in cui altri paesi entrano nell'Unione Europea, l'euro non fallisce e neppure la Grecia, e nuove squadre partecipano così alle competizioni UEFA.
E che dire dei dilemmi morali? Prima di una partita sarà possibile in conferenza stampa adottare un tono aggressivo e insultare i rivali, gettando benzina sul fuoco di una rivalità. Magari così i giocatori saranno più cattivi sul campo e giocheranno meglio. Oppure distendere la tensione, fare il pacato allenatore che rispetta i suoi nemici, magari nell'ottica di comprare da loro quel giovane promettente che gioca l'esterno invertito che proprio mi serve nel 4-4-2 a rombo che ho in mente.

Parking the bus

Aspetto centrale, meraviglioso e onirico nella sua imprevedibilità è la gestione delle tattiche. Qui si consuma la mente di ogni appassionato di calcio: era meglio giocare a 3 in difesa oppure puntare sui terzini? Alla fine della fiera, era meglio il 3-5-2 di Conte o il 4-3-1-2 di Allegri? Ma soprattutto: quanto sarebbe figo se al posto di Prandelli ci fossimo stati noi a scegliere la formazione dell'Italia dei mondiali?
Dal modulo, alle caratteristiche dei giocatori e ai loro ruoli, tutto è modificabile e aggiornabile. Finalmente anche Llorente può essere sottoposto ad allenamenti massacranti per fargli superare i 10km/h di velocità di corsa e trasformarlo nel falso nove di cui tutti sentivano il bisogno. Unica pecca: la vita notturna al di fuori del calcio non è simulata: Balotelli è un giocatore eccezionale.

Qualcuno pensi ai bambini

I giovani, il nostro futuro. Essi sono il punto nevralgico del gioco a lungo termine. Ogni dodici mesi, in periodi dell'anno diversi per ogni nazione, il gioco genera nuovi giocatori di 15-16 anni, che su internet si usano chiamare "regen". Questi nel mondo di gioco sono i giovanissimi "in prova" nelle primavere delle squadre. Solo i capaci e i meritevoli, proprio come vuole la nostra Costituzione, saranno selezionati. In Italia, il fenomeno dei "regen" avviene nel gioco intorno al 10 di marzo: una data centrale per il vero appassionato.
Se questi giovani verranno fatti giocare e sviluppati, purchè abbiano un minimo di potenziale naturale, miglioreranno le loro caratteristiche, e anche il più scettico nei confronti delle nuove generazioni riacquisterà fiducia nel genere umano a seguito della cessione del nuovo Pogba al Real Madrid per 100 milioni.

Ma porca di quella...

Il gioco non finisce mai.
A seguito di risultati negativi tifosi e dirigenza si incazzeranno e reclameranno la testa del giocatore-allenatore (o di un qualsiasi altro allenatore controllato dal computer), fino a che giungerà l'esonero. Brutta botta ma non mortale: nel giro di qualche mese arriveranno nuove offerte di lavoro e il ciclo continuerà. Dopo una tragedia col Napoli, però, difficilmente vi chiameranno a Madrid.

Più che un gioco, questa è una simulazione che permette veramente di fare di tutto, e per sua natura consente il crearsi di storie e drammi al suo interno proprio come il mondo reale, soltanto raccontati con schermate testuali. Una mala gestione dello spogliatoio causerà problemi in campo, rivalità profonde che perdureranno nel tempo; una striscia di successi contro un altro allenatore lo porterà a insultarvi in conferenza stampa e se alzerete troppo i toni verrete sanzionati dalla Federazione. Tutto questo e molto altro è possibile attraverso il testo e la fantasia del giocatore. Nel gioco non si vince, non si perde, e non c'è un vero scopo: è la vita. Football Manager non si gioca: si vive.

Ah, per il gioco la Juve ha 30 scudetti (a settembre 2014). Caso chiuso.

Perchè Football Manager miglior gioco tutti tempi

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