Perché si è ucciso David Foster Wallace?

Creato il 29 agosto 2011 da Andreapomella

Qualche giorno fa, parlando di David Foster Wallace, a un certo punto una persona, con aria contrita, mi fa: “Ma perché si è ucciso?”. Me lo domanda come se io avessi in serbo per lui la verità sul suicidio di uno dei più importanti scrittori degli ultimi vent’anni. “Immagino perché stava molto male” è l’unica cosa che riesco a ribattere. Nella mia risposta forse c’è la verità, forse no. In realtà avrei dovuto rispondergli invitandolo alla lettura di Una cosa divertente che non farò mai più, il più comico, stralunato, angoscioso, farsesco reportage letterario moderno, la cronaca umoristica di una settimana di crociera ai Caraibi, commissionata a Wallace dalla rivista Harper’s, in cui il genio di Ithaca, attraverso l’osservazione della fenomenologia dell’industria delle crociere extra-lusso, arriva a toccare il cuore marcio dell’America. Non ho letto tutto di Wallace, ma ho letto abbastanza, e forse tra le cose che ha scritto in vita non c’è niente, più di questo, in cui dietro le parole compare l’uomo DFW, l’uomo in carne e ossa e pensieri, al di là degli artifici, oltre le finzioni e le simulazioni letterarie. Un uomo, o forse sarebbe meglio dire un ragazzo, incuriosito dalle cose, a tratti inerme, si direbbe sprovveduto, che prova a tastare con mano le contraddittorie beatitudini dell’uomo contemporaneo (“Ho sentito il profumo che ha l’olio abbronzante quando è spalmato su oltre dieci tonnellate di carne umana bollente. Sono stato chiamato ‘Mister’ in tre diverse nazioni. Ho guardato cinquecento americani benestanti muoversi a scatti ballando l’Electric Slide”). Dunque perché si è ucciso David Foster Wallace? Non c’è una risposta e non può esserci. C’è questo libro però, che ognuno dovrebbe leggere, per capire che forse a spararsi un colpo in testa, prima di lui, è stata l’intera civiltà capitalistica occidentale.

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