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Perotti, una vita “alla Maradona”

Creato il 09 luglio 2015 da Vesuviolive

Diego Perotti

“Se un giorno avrò un figlio, lo chiamerò come te”. La sua storia comincia così, con una promessa fatta dal suo futuro padre al compagno di squadra più forte, ma soprattutto al suo migliore amico. Quel giorno arriva sei anni dopo, il 26 luglio 1988, quando viene alla luce il piccolo Diego. Già, perché papà Hugo Perotti quella promessa l’aveva fatta nientemeno che al pibe de oro in persona. I due condividono molto in comune, ma è la maglia del Boca Juniors a legarli indissolubilmente. Con questa sulle spalle formano una coppia d’attacco inarrestabile, l’uno a creare e l’altro a finalizzare. Nessuno, però può immaginare che anche Perotti Jr. possa avere col grande Maradona tanti punti in comune, eppure la sua vita dimostra esattamente il contrario.

Se la carta d’identità è già più che un indizio (argentino di nome Diego), il suo primo tesserino da calciatore è una prova schiacciante: maglia numero 10, ruolo attaccante, squadra Boca Juniors. Dove sennò! Perotti cresce nelle giovanili del club nel quale hanno militato il padre e l’amico fraterno. E’ un sogno per tutti e tre, ben presto però si trasforma in un incubo. I suoi allenatori sono severissimi, a dispetto di chi poteva pensare ad un trattamento speciale, lo umiliano praticamente tutti i giorni: “Sei troppo magro!”, “sei troppo alto!”, “non sai toccare la palla!”. Per il piccolo Perotti è una situazione insostenibile, tanto che dopo ogni allenamento torna a casa piangendo. Arriva persino al punto di iniziare a piangere ancor prima di cominciarli gli allenamenti, finché non decide di non andarci mai più.

Il ragazzino che voleva emulare le gesta del più grande giocatore di sempre non ha nemmeno cominciato la sua carriera ed è già scivolato sulla sua prima buccia di banana. Ma le scimmie sanno come rialzarsi. In fondo è così che tutti chiamavano il padre, el mono, ed è così che tutti continuano a chiamare il figlio, el munito, la scimmietta. La risalita, dunque, comincia molto presto, nel Deportivo Moròn. Con la sua nuova squadra Perotti sembra un altro giocatore, impressiona sin dalle prime battute l’intero staff tecnico del club, tanto da meritarsi l’agognato debutto tra i professionisti. E’ il 2006, e non ha ancora compiuto diciotto anni, proprio come Maradona.

E proprio come Maradona gioca così bene da attirare su di sé le attenzioni dei club europei. Il più lesto ad accorgersi del suo talento è il Siviglia. Dopo appena un anno col Deportivo Moròn si vola così subito in Spagna. Non sarà certo il Barcellona, ma il volo Buenos Aires-Madrid è ancora una volta lo stesso preso anni prima dal più idolatrato di tutti i Diego mai esistiti. Ora, però, è giunto davvero il momento di dimostrare di poter seguire le orme del vecchio amico di papà Hugo. L’occasione propizia ha una data ben precisa, il 23 maggio 2009. Perotti ha passato gli ultimi due anni a farsi le ossa tra squadra B e squadra A, riuscendo ad esordire tra i “grandi” appena tre mesi prima per uno scampolo di partita, ma non ha ancora segnato. Lo fa quel giorno ed è un gol che dalle parti del Ramòn Sànchez Pizjuan difficilmente dimenticheranno, perché è la rete della vittoria contro il Deportivo La Coruna, la rete dell’accesso alla fase a gironi di Champions League e per di più giunge al 90′.

Quella segnatura, di fatti, gli vale il rinnovo del contratto col club spagnolo, che lo blinda con una clausola rescissoria pari a ben 48 milioni di euro. Dalla soddisfazione personale a quella di squadra il passo è breve, perché al termine della stagione successiva il Siviglia conquista la Coppa del Re. Ma è con la maglia della nazionale, anch’essa giunta nell’anno d’oro 2009, che l’incredibile intreccio con Maradona torna a riproporsi in tutta la sua unicità. E stavolta lo zampino ce lo mette proprio il pibe de oro in persona. E’ lui, infatti, il tecnico dell’albiceleste quando Perotti viene convocato per la prima volta dall’Argentina. Immaginatevi la gioia di papà Hugo, immaginatevi quella dell’ormai ex piccolo Diego quando il suo idolo di sempre lo manda in campo in un’amichevole contro la Spagna al posto di un certo Lionel Messi, un altro che con l’ex Napoli qualcosa pure c’entra.

Hugo Perotti e Maradona

Hugo Perotti e Maradona

Ma la vita “alla Maradona” di Diego Perotti non è ancora finita. El munito, infatti, col Siviglia fa faville e quelli che una volta gli davano del magro e dell’incapace non vedono l’ora di coccolarselo un po’. In fondo la Bombonera è casa sua e papà Hugo e il suo vecchio compagno di squadra non hanno perso la speranza di vederlo giocare con la maglia del Boca. Così lui accetta, ma Perotti proprio non riesce ad essere profeta in patria. Stavolta la colpa, però, non è sua ma degli infortuni, che di fatti gli permettono di giocare con i geneses soltanto due partite (zero gol).

E’ l’Italia, allora, a restituirgli il sorriso, proprio come aveva fatto con Maradona dopo la triste avventura di Barcellona. Per uno strano scherzo del destino Perotti finisce proprio ai geneses, cioè ai genovesi (sponda rossoblù), perché è dai primi emigranti provenienti dalla città ligure che è stato fondato il Boca Juniors. E naturalmente i tifosi che hanno dato i natali alla squadra del cuore di Maradona (quelli del Genoa) e quelli che più di tutti lo hanno amato e continuano a farlo (quelli del Napoli) non potevano che essere gemellati.

Tantissime, dunque, le strade comuni che Perotti e Maradona hanno percorso nella loro vita e carriera, seppur con esiti assolutamente imparagonabili. E pure questo strano intreccio sembra volerci riservare un epilogo quasi romantico, perché il numero 10 genoano in queste ore sembra in procinto di vestire proprio la maglia del Napoli, al di là del finto pacco che ne dimostrerebbe l’avvenuto acquisto. Lasciando per un attimo da parte le valutazioni sul calciatore, di certo sarebbe emozionante vedere papà Hugo e il mitico Maradona tifare sulle tribune del San Paolo per quel piccolo Diego nato da una promessa tra due amici fraterni.


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