Milano ancora in lutto, perde in due giorni due rappresentanti del suo teatro (Andrea Brambilla ieri), soprattutto Piero Mazzarella, impareggiabile Tecoppa, vero e ultimo vessillifero del dialetto meneghino. Mazzarella, è bene dirlo subito, non lascia eredi, in un’epoca di omologazione teatrale al linguaggio televisivo, e nemmeno il più elevato dal punto di vista polisemico, le istituzioni, le ghenghe, i guitti prezzolati dalle varie correnti politiche hanno stabilito da trent’anni a questa parte che non ci dev’essere più spazio per la tradizione “popolare”, paradossalmente la mafia dei “compari” di sinistra (niente a che vedere con i compagni veri, quelli che la cultura l’hanno sempre promossa e stimolata senza alcun tipo di pregiudizio) ha ricalcato il verbo mussoliniano, tutto teso a semplificare, ad omogeneizzare le differenze, le particolarità, sostenendo l’estetica del pecoreccio. Ecco che Piero Mazzarella si è trovato da solo, ha terminato la sua lunga e gloriosa avventura deluso dalla sua città, sempre più anonima, distratta, poco attenta alle tradizioni.