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Pierre Bourdieu e l'Algeria /Un libro fotografico / Un metodo

Da Marianna06

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Con una laurea in filosofia nel tascapane, dalla Francia (arco temporale : fine anni ’50- primi anni ’60 del passato secolo “breve”), il giovane Pierre Bourdieu ( in seguito poi filosofo-sociologo-antropologo-studioso di estetica e cioè personalità di notevole spessore culturale, decisamente eclettica e complessa) s’imbarca e parte, da soldato semplice, arruolato come tanti altri suoi coetanei, per la guerra coloniale d’Algeria.

E in Algeria Bourdieu, messi da parte gli studi libreschi e teorici,per i quali inizia già a manifestare una certa insofferenza,alla ricerca com’è d’altri e differenti percorsi metodologici , opta per una conoscenza diretta e autentica della realtà.

Di quella realtà che gli si squaderna innanzi inerme,  nuda e cruda .

Quella che sostanzialmente è. Senza infingimenti.

E l’uomo Bourdieu lo fa, in questa occasione,  mediante l’obiettivo della  macchina fotografica.

E, grazie ad esso, oggi possiamo sfogliare e osservare con la meritata attenzione, e tanta poesia descrittiva, uomini, paesaggi, ambienti di quel tempo lontano nel volume recente, che ci propone l’editore romano Carocci, dal titolo”In Algeria.Immagini dello sradicamento”.

Opera di Pierre Bourdieu, certamente. E di coloro (altri studiosi) che, in seguito, hanno fatto propria con passione  la “sua” lezione.

Ovviamente accanto alle immagini  c’è tutto un corredo di estratti esemplificativi del pensiero del pensatore francese, di cui conosciamo l’inclinazione al “mix” dei diversi rami della conoscenza, inclusa una certa passione anche per il giornalismo divulgativo.

Leggiamo nel volume, ad esempio, in seguito a quella che egli considera una ricognizione concreta e quasi obbligata del reale  che :”Fotografare era un modo di scrutare più a fondo nel contesto algerino,come, paradossalmente,  dentro se stesso”.

Che poi è quello che tutti, anche inconsapevoli, facciamo nel momento in cui ci armiamo di una semplice macchina fotografica e andiamo in giro per il mondo da viaggiatori autentici.

“Cercare l’anima” del reale con cui  confrontiamo noi stessi.

Ecco allora, anche attraverso questo libro fotografico, l’assunto di fondo del pensiero, insieme all’ennesima lezione di metodo(ricerca di strumenti idonei), che Bourdieu propone.

Ossia combinare assieme linguaggi e discipline diverse e saper fondere le nostre conoscenze da tavolino, sempre e per quanto possibile,con la ravvicinata conoscenza della realtà.

Per comprendere davvero, non c’è altro.

E anche  il volume ,“In Algeria. Immagini dello sradicamento”, ne è , appunto, la prova probante.

Bellissimo, infatti, questo enunciato in cui Bourdieu sostiene (ad elogio del realismo fotografico in questo caso specifico) : "Le classi dominanti non parlano ma sono parlate".

 

   a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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