Era partita il 19 gennaio 2006. Ieri, 14 luglio 2015, la sonda spaziale New Horizons si è avvicinata a Plutone e l'ha mostrato per la prima volta alla popolazione terrestre con immagini raccolte durante mezz'ora di osservazione.
New Horizons: alla scoperta di Plutone (e non solo)
Un incontro minion, così lo si potrebbe definire. Un incontro tra una sonda molto piccola, della dimensione approssimativa di un pianoforte e sormontata da un'antenna parabolica di 2.5 metri di diametro, e un pianeta declassato a pianeta nano nel 2005, grande circa la metà del più piccolo pianeta del sistema solare, Mercurio. La sonda New Horizons ha raggiunto nei tempi previsti la distanza di 12.500 chilometri dalla superficie di Plutone e per trenta minuti si è dedicata a scattare il maggior numero di fotografie ad alta risoluzione possibili. I dati raccolti sono molti e, mentre le prime immagini sono già state diffuse, l'invio di tutte le informazioni e le foto potrebbe richiedere vari mesi, a causa della ridotta velocità di trasferimento.
Il nome della sonda si dimostra azzeccato per molte ragioni. Come spiega la NASA, infatti, la sonda è la più veloce mai costruita, la prima ad esplorare un pianeta sconosciuto dai tempi di Voyager negli anni Settanta, la prima a contenere uno strumento costruito da studenti (si tratta del Venetia Burney Student Dust Counter, creato all' Università del Colorado da un gruppo di studenti per misurare la quantità e la densità di polvere spaziale incontrata dalla sonda durante il viaggio verso Plutone), la prima verso un pianeta nano dalla superficie ghiacciata e, ovviamente, la prima a dedicarsi allo studio di Plutone.
Non si deve pensare erroneamente che, raggiunto questo obiettivo, il viaggio di New Horizons sia terminato. Nel corso dei prossimi anni la sonda si dedicherà all'osservazione della fascia di Kuiper, una fascia che si estende da oltre l'orbita di Nettuno fino a 50 UA (Unità Astronomiche) dal Sole. Questa zona è popolata da numerosi oggetti quali, ad esempio, Plutone e QB1, un corpo celeste ghiacciato che per primo ha suscitato negli astronomi il sospetto che un numero di oggetti di questo tipo si trovasse nelle zone più esterne del sistema solare. Dopo aver studiato questa regione, nel 2026 la missione di New Horizons terminerà definitivamente e nel 2038 la sonda dovrebbe raggiungere la distanza di 100 UA dal Sole. Il suo obiettivo primario, però, può essere considerato raggiunto, e a provarlo ci sono le spettacolari prime immagini di Plutone.
Chi è Plutone?
Già prima della sua effettiva scoperta, erano in molti a sospettare dell'esistenza di Plutone. Tra questi c'erano Percival Lowell, William Henry Pickering e anche lo scrittore Howard Phillips Lovecraft. A destare tali sospetti erano i moti di Urano e Nettuno, che si svolgevano in modo non conforme alle aspettative; tali variazioni facevano ipotizzare la presenza di
un altro oggetto che li influenzasse. Fu Clyde Tombaugh, un giovane assunto dall'osservatorio Lowell con il compito preciso di scoprire il pianeta, a scovare finalmente Plutone, anche grazie ad alcune lastre fotografiche da lui sviluppate nei giorni precedenti. Era il 18 febbraio 1930. La notizia venne comunicata all'Harvard College Observatory solo il 13 marzo 1930, per farla coincidere con la data della scoperta di Urano e con l'anniversario della nascita di Percival Lowell.
Plutone ha un diametro di circa 2360 chilometri (circa due terzi della Luna del pianeta Terra) ed una temperatura di circa meno 233 gradi Celsius. La sua densità è il doppio rispetto a quella dell'acqua e la composizione è un misto di ghiaccio e materiale roccioso.
Plutone possiede cinque satelliti: Caronte (il principale), Idra, Cerbero, Notte e Stige. Nel caso di Plutone e Caronte si può parlare dell' unico caso di doppio pianeta del sistema solare, poichè le dimensioni di Caronte non sono di molto inferiori a quelle di Plutone. Si ritiene addirittura che il satellite si sia sviluppato dall'impatto tra il pianeta nano e un asteroide. La differenza tra un pianeta doppio e un normale rapporto pianeta-satellite è ancora dibattuta. La spiegazione più accreditata è che nel caso del pianeta doppio il baricentro non si trovi in uno dei due corpi ma al contrario cada nello spazio, a differenza di ciò che avverrebbe in un sistema pianeta-satellite.
La questione del pianeta doppio, però, non è l'unica a interessare Plutone. Esso, infatti, è stato considerato come un vero e proprio pianeta fino al 2005, quando è stato riclassificato come un pianeta nano. Il dibattito, però, non si è concluso.
La risoluzione è stata spesso presentata come una mera questione di dimensioni, ma non è esattamente così. A mettere tutto in discussione nel 2005 fu la scoperta di un corpo celeste più grande e massiccio di Plutone nella regione più esterna del sistema solare: Eris. Questa novità ribadì la necessità di decidere una volta per tutte se i corpi stazionanti nella fascia di Kuiper dovessero essere considerati o meno pianeti. Di conseguenza, venne stilata una lista di tre caratteristiche che un corpo celeste deve possedere per essere definito "pianeta": esso deve orbitare attorno al sole; deve avere una massa sufficiente affinchè la sua gravità possa vincere le forze di corpo rigido, per fargli assumere una forma quasi sferica; deve aver ripulito le vicinanze attorno alla propria orbita. Plutone è piuttosto carente per quanto riguarda questa ultima caratteristica (la fascia di Kuiper ne è l'esempio lampante), ed è stato di conseguenza declassificato a pianeta nano.
Plutone: perché si chiama così?
Il nome di Plutone, attribuito ovviamente quando esso era considerato un pianeta a pieno titolo, è in linea con i nomi attribuiti agli altri pianeti del sistema solare, che fanno tutti riferimenti a divinità latine. Plutone è il corrispondente romano del dio greco Ade, re degli Inferi e fratello di Zeus. Il nome pare essere stato proposto dall'allora undicenne Venetia Pham, nipote di un bibliotecario della Bodleian Library di Oxford, Falconer Madan, che l'avrebbe riferito a Herbert Hall Turner, allora professore di astronomia alla celebre università inglese. La proposta piacque in particolare per due motivi: le iniziali di "Pluto" erano le stesse di Percival Lowell, che per primo teorizzò l'esistenza del corpo celeste, e inoltre il riferimento al dio Plutone e al mondo oscuro e poco conosciuto degli Inferi sembrava adatto per un pianeta che si trovava in una regione estrema del sistema solare. Una regione estrema che, grazie a risultati come quelli ottenuti da New Horizons, la popolazione umana sta iniziando a scoprire.

