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Postal 2: Paradise Lost – A volte ritornano

Da Videogiochi @ZGiochi
di Matteo "The_Unk" Lusso

Sono passati ormai ben 12 anni dal lancio di Postal 2, e 10 dalla sua prima espansione Apocalypse Weekend, eppure, lo sbarco su Steam di qualche anno fa ha dato il via ad una seconda vita del titolo di Running With Scissors, fino a culminare con l’arrivo di questa seconda espansione, Paradise Lost, che riprende la storia 11 anni dopo gli eventi del primo DLC e vede il nostro amato ed irriverente Postal Dude, che per l’occasione presenta nuovamente la voce del doppiatore originale, alla ricerca del suo cane Champ per la stessa Paradise in cui anni addietro aveva causato un’esplosione nucleare rendendola una cittadina desolata e semidistrutta, dove la vita aveva ripreso a scorrere più o meno tranquilla, almeno fino al ritorno del nostro protagonista.

Senza titolo-1

Paradiso dolce paradiso

Appena risvegliati dal nostro incidente in auto nelle vicinanze di Paradise - e in cui scopriremo che tutti gli eventi di Postal III sono stati solo un sogno – che ha portato alla fuga Champ, avrà inizio la nuova avventura del Postal Dude alla ricerca del suo amato cane, spalmata nell’arco di cinque giorni come il titolo originale, nei quali saremo chiamati a svolgere diverse missioni in maniera più o meno ortodossa in questo sparatutto in prima persona attraverso diverse zone della ridente cittadina che si sbloccheranno man mano che la settimana andrà avanti.

A livello di contenuti il lavoro svolto è egregio, con 10 ore di gioco necessarie a completare in tranquillità e con qualche deviazione la trama. Siamo infatti davanti ad una Paradise che mantiene la sua mappa originale, ma vede per l’occasione nuove texture, modelli 3D e modifiche agli edifici esistenti in grado di dare un ottimo tocco post-apocalittico all’intera ambientazione, che a seconda della zona in cui ci troviamo mostra uno stile diverso che varia dalla desolazione desertica, all’inverno nucleare con tanto di neve, fino alla zona radioattiva con pioggia incessante, così da risultare famigliare ma allo stesso nuova, e spingere soprattutto i giocatori di vecchia data ad esplorare ogni singolo anfratto della cittadina che per l’occasione è stata riempita di easter egg e riferimenti a tema e videogiochi recenti.

Durante la nostra settimana dovremo anche esplorare diversi edifici per poter completare le missioni che ci verranno assegnate da volti noti di Postal 2, tra cui l’immancabile Gary Coleman, e che, a differenza delle sezioni esterne, si tratta per lo più di nuovi luoghi o di aree aggiunte create da zero per questa espansione. I modelli delle persone sono stati invece in parte riciclati, con la sola modifica delle texture per dare un maggiore aspetto da sopravvissuti. Tuttavia, sono presenti alcuni nuovi gruppi di nemici come la polizia, che è stata sostituita con gli sceriffi dall’aspetto western, un gruppo paramilitare vestito con le tute anti-radiazioni gialle, ben armati e resistenti, fino ai robot/orinatoi che ricordano tantissimo i Claptrap di Borderlands. Novità assoluta per Postal 2 sono invece le boss fight, ma che sfortunatamente risultano più un riempitivo non particolarmente ispirato. A tutto ciò si aggiungono nuove armi bianche e da fuoco, ma che nel complesso non sono risultate particolarmente entusiasmanti o in grado di offrire nuovi modi per uccidere chiunque abbia la sfortuna di incrociare la sua strada e la possibilità di utilizzare un boost che ci permette di usare due bocche da fuoco contemporaneamente per un periodo limitato di tempo. I boost, ma anche armi, munizioni ed equipaggiamento sono ora acquistabili in diversi distributori sparsi in giro per Paradise. Infine è stato aggiunto il supporto per il controller dell’Xbox 360, che si è rilevato ben calibrato e comodo da usare anche se il passaggio da un’arma all’altra risulta piuttosto lento.

All’inferno e ritorno

Se a livello di contenuti questa espansione risulta più che buona, Postal 2: Paradise Lost si porta dietro tutte le limitazioni imposte da un motore di gioco di più di un decennio fa. Se le nuove texture risultano sufficientemente definite, lo stesso non si può affermare per i modelli poligonali, veramente semplici e poco dettagliati e che con le risoluzioni attuali, che ormai vanno anche ben oltre il Full HD, l’aspetto finale non è dei migliori, ma perlomeno questo è il massimo risultato che si può ottenere dall’engine, che ovviamente praticamente su ogni configurazione si mantiene ben oltre i 60 fotogrammi al secondo, eccetto nella sessione finale del gioco in cui gli eventi causano vistosi ed inspiegabili scatti e problemi di lag oltre alla presenza di fastidiosi crash soprattutto nell’ultimo giorno e boss fight. Siamo infine rimasti un po’ delusi dall’assenza dei sottotitoli, non presenti nemmeno in lingua originale, e dalla marea di caricamenti fra una zona e l’altra, retaggio della versione base, che almeno in quest’ultima espansione si sarebbero potuti diminuire nel numero, data anche la potenza di calcolo dei computer attuali in grado di reggere una mappa unica, o con al massimo solo qualche caricamento, senza problemi.

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