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“Presente assente – paradosso di un amore” di Costanza Bondi e Giampiero Tasso

Da Vivianap @vpicchiarelli

presenteassent520… poemetto sinfonico dalle scene leggendarie, ambientate fuori dal tempo e proprio per questo ambientabili in ogni tempo… una storia indipendente e originale in una incantevole e incredibile, quanto veritiera e irriverente, avventura d’amore in cui la passione è descritta con linguaggi diversi, semplicemente dettati da realismo ed emozioni… dettagli, ma non solo… effetti, per niente speciali… di parole tra le righe e di versi tra poesie, per dichiarazioni d’amore e dediche di stupore…

Meravigliosamente 
corpo/so, 
disperato, 
languido, 
in/quieto.
 Se sei distratto ti sbilancia, 
se sei fragile ti spaventa,
 se sei “normale” (comunque) ti turba.

Ambiguo ma struggente,
 cattivo ma sinuoso: sicuramente 
inaspettato.
Ti concede di sognare… ma poi, repentino, ti picchia e (allora) tu puoi solo piangere.

Di fatto l’ho iniziato, l’ho amato e l’ho sbranato, questo romanzo che mi ricorda assai la Sonata K521 per pianoforte a quattro mani di Mozart: ecco! (recensione di Marcella Cecconi)

È la passione devastante e devastata quella che trasuda dai botta e risposta in veste poetica dei due amanti protagonisti di questo scritto che scardina le regole del gioco narrativo, consegnando ai lettori una storia che è in definitiva quella di ognuno di noi. Straniante e spiazzante è la scelta di raccontare un amore lacerante, dal finale inaspettato e, per certi versi, catartico, ricorrendo alla descrizione del rapporto, a tratti simbiotico, tra un cavaliere e la sua cavalla. Un rapporto di sottimissione fisica e psicologica è quello che lega il freddo e cinico cavaliere alla sua Nerina, la cavalla scelta non tanto per il suo valore di animale, quanto piuttosto per il suo aspetto fiero ed elegante. Egli ne ammira il suo essere fedele sempre e comunque, la sua totale e incondizionata fiducia, sa di non poterne fare a meno per portare a compimento le sue missioni di guerra. Il cavaliere dal passato ombroso e impentrabile l’ha scelta per soddisfare la sua bramosia di possesso, per ammirarla. E lei, per la prima volta, si è lasciata scegliere, cavalcare. Usare. Lei che ha sempre scelto i propri cavalieri, disarcionando coloro i quali non erano di suo gradimento, ha abdicato la propria natura fiera e indipendente a un sentimento tumultuoso e impossibile da controllare. Nonostante la sua sconfinata abnegazione, nulla può, però, contro il muro di freddezza innalzato all’improvviso dal suo amato. È costretta a soccomborre al voltare le spalle di lui, Nerina. Il suo nitrire si perde nel nulla e insegue invano il soldato che, in un ultimo cinico e drammatico confronto, ridefinisce i confini di una passione che per lui è già cenere spenta. Altre stalle, altre cavalle lo attendono. Fugge il cavaliere, dunque, da se stesso, da lei che “da figlia dell’attesa quale era, Nerina era diventata madre dell’inedia, con il suo amore penetratole addosso che come marchio a fuoco le si era impresso nelle carni vive.” La scelta finale di Nerina sarà un pugno nello stomaco per il cavaliere, imprigionato nelle maglie strette dei propri demoni, nei fili annodati delle proprie fragilità, e metafora di uno strappo radicale da un dolore che non ha più senso di essere sopportato.

La paura d’amare è il peggior rimpianto con il quale convivere.


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