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Professione archistar: Filippo Juvarra (prima puntata)

Creato il 03 aprile 2014 da Dede Leoncedis
Professione archistar: Filippo Juvarra  (prima puntata)
Filippo Juvarra  nasce a Messina il 27 marzo 1678 da Pietro e da Eleonora Tafurri, sua seconda moglie. Il padre ha una importante  bottega di argenteria ed è lì che il giovane, come i quattro fratelli maggiori,  comincia a farsi artisticamente le ossa. "di naturale molto vivace, e di buonissimo intelletto", come scrive il fratello nella sua biografia, il ragazzo si esercita  nel disegno della figura e a dodici anni viene avviato agli studi ecclesiastici. A venticinque anni, ordinato sacerdote, si reca a Roma per perfezionarsi nell'architettura. Vince un importante concorso ma la morte del padre lo induce nel 1705 a tornare a Messina, dove rimane  giusto il tempo per occuparsi di un paio di progetti;   nel  1706 infatti lo ritroviamo prima a Napoli e poi nuovamente a Roma, dove si dedica allo studio delle architetture michelangiolesche, che ammira sperticatamente. Riempie album su album di disegni
Professione archistar: Filippo Juvarra  (prima puntata)
che non sono soltanto incredibilmente belli ma anche molto approfonditi  dal punto di vista tecnico, dal che si desume che Juvarra non è soltanto un teorico ma conosce molto bene il  cantiere. A Lucca, dove gli vengono affidati numerosi incarichi, propone soluzioni spaziali sperimentali e  innovative,  a soli ventotto anni diventa membro dell'Accademia di S. Luca e viene nominato insegnante unico del corso di architettura, ruolo che ricopre almeno fino al 1711. Ma mira molto più in alto: vuol diventare architetto di corte  e cerca la raccomandazione del  direttore dell'Accademia di Francia a Roma.
L'invito alla corte di  Luigi XIV non arriva, ma in compenso gli viene offerta la carica di cappellano al servizio del cardinale  Piero Ottoboni, dove  si occupa di allestimenti teatrali mettendo in luce eccezionali doti di scenografo, di illustratore di volumi e di progettista di apparati effimeri (un Nicolini ante litteram?) tra i quali  il progetto per l'allestimento della chiesa di san Luigi dei Francesi per la commemorazione funebre del delfino di Francia.   Frequenta gli  artisti protetti dal cardinale, tra i quali  il musicista e compositore Arcangelo  Corelli, viene accolto  nell'Accademia dell'Arcadia di cui Ottoboni era protettore, e riprende l'attività di maestro di architettura. Ma sarà nella sua città natale  che Juvarra troverà l'occasione della vita: Vittorio Amedeo II di Savoia, diventato re di Sicilia a seguito del trattato di Utrecht del 1713, è a Messina per prendere possesso dell'isola,  in quello stesso anno è morto  Michel Angelo Garove, architetto di corte di casa Savoia, e Amedeo sta cercandone un successore. Incarica Juvarra dell'ampliamento del palazzo reale di Messina,  il progetto gli piace e Juvarra viene nominato  "primo architetto civile" del Regno sabaudo ancor  prima di salire sulla nave. Lavora durante il viaggio, evidentemente, perchè  il primo disegno, uno schizzo per il nuovo altare della Sindone,  lo sforna  il 10 ottobre 1714, lo stesso giorno in cui mette piede a Torino. Non è soltanto progettista ma segue direttamente tutto il processo costruttivo, si stabilisce perfino in un appartamento all'interno dell'università per controllare meglio  il laboratorio modelli e  mette mano alla basilica di Superga
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e al rifacimento della facciata delle due chiese gemelle  in piazza san Carlo (ma  verrà realizzata  soltanto quella di sinistra, santa Cristina),
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e in un crescendo febbrile si occupa del completamento della  imponente  residenza  della Venaria reale,
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iniziata da Amedeo di Castellamonte e lasciata interrotta da Garove, con la realizzazione  della splendida  galleria di Diana
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 e della chiesa di S. Uberto
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e poi il  castello di Rivoli, la cui ristrutturazione  era stata iniziata già dal Garove.
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Su incarico di  Madama Reale, Maria Giovanna  Battista di Savoia-Nemours  vedova di Carlo Emanuele II e madre di Vittorio Amedeo II, Juvarra realizza la nuova facciata di  palazzo Madama
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e il monumentale scalone interno a due rampe 
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nel frattempo riesce pure a realizzare delle  residenze private,  come il palazzo dei conti Birago di Borgaro
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e la residenza Martini di Cigala
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La collaborazione  tra il re e l'architetto è felice frenetica  e fruttuosa anche se, tra i progetti in cui  i due si imbarcano,  molti  subiscono per forza di cose ritardi e interruzioni, e tantissimi  sono destinati a restare  sulla carta.
(continua)

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