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Profezia

Creato il 08 ottobre 2013 da Antonio
Profezia, (1964) di Pier Paolo Pasolini
Da Alì dagli occhi azzurri, Garzanti, Milano 1996.
   A Jean-Paul Sartre, che mi ha raccontato
   la storia di Alì dagli Occhi Azzurri
   Era nel mondo un figlio
   e un giorno andò in Calabria:
   era estate, ed erano
   vuote le casupole,
   nuove, a pandizucchero,
   da fiabe di fate color
   della fame. Vuote.
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi
senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio
   scuoteva paglia nera
   come nei sogni profetici:
   e la luna color della fame
   coltivava terreni
   che mai l’estate amò.
   Ed era nei tempi del figlio
   che questo amore poteva
   cominciare, e non cominciò.
   Il figlio aveva degli occhi
   di paglia bruciata, occhi
   senza paura, e vide tutto
   ciò che era male: nulla
   sapeva dell’agricoltura,
   delle riforme, della lotta
   sindacale, degli Enti Benefattori,
   lui - ma aveva quegli occhi.
   Ogni oscuro contadino
   aveva abbandonato
   quelle sue casupole nuove
   come porcili senza porci,
   su radure color della fame,
   sotto montagnole rotonde
   in vista dello Jonio profetico.
   Tre millenni passarono
non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell’aria malarica
l’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano?
   Quasi come un padrone.
   Ti porterebbero su
   dalla loro antica regione,
   frutti e animali, i loro
   feticci oscuri, a deporli
   con l’orgoglio del rito
   nelle tue stanzette novecento,
   tra frigorifero e televisione,
   attratti dalla tua divinità,
   Tu, delle Commissioni Interne,
   tu della CGIL, Divinità alleata,
   nel sicuro sole del Nord.
   Nella loro Terra di razze
   diverse, la luna coltiva
   una campagna che tu
   gli hai procurata inutilmente.
   Nella loro Terra di Bestie
   Famigliari, la luna
   è maestra d’anime che tu
hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa
e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. Se egli poi non sorride
   è perchè la speranza per lui
   non fu luce ma razionalità.
   E la luce del sentimento
   dell’Africa, che d’improvviso
   spazza le Calabrie, sia un segno
   senza significato, valevole
   per i tempi futuri! Ecco:
   tu smetterai di lottare
   per il salario e armerai
   la mano dei Calabresi.
   Alì dagli Occhi Azzurri
   uno dei tanti figli di figli,
   scenderà da Algeri, su navi
   a vela e a remi. Saranno
   con lui migliaia di uomini
   coi corpicini e gli occhi
   di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
   Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
   a milioni, vestiti di stracci
   asiatici, e di camicie americane.
   Subito i Calabresi diranno,
   come da malandrini a malandrini:
   «Ecco i vecchi fratelli,
   coi figli e il pane e formaggio!»
   Da Crotone o Palmi saliranno
   a Napoli, e da lì a Barcellona,
   a Salonicco e a Marsiglia,
   nelle Città della Malavita.
   Anime e angeli, topi e pidocchi,
   col germe della Storia Antica
   voleranno davanti alle willaye.
   Essi sempre umili
   Essi sempre deboli
   essi sempre timidi
   essi sempre infimi
   essi sempre colpevoli
   essi sempre sudditi
   essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
   essi che si costruirono
   leggi fuori dalla legge,
   essi che si adattarono
   a un mondo sotto il mondo
   essi che credettero
   in un Dio servo di Dio,
   essi che cantavano
   ai massacri dei re,
   essi che ballavano
   alle guerre borghesi,
   essi che pregavano
   alle lotte operaie...
   … deponendo l’onestà
   delle religioni contadine,
   dimenticando l’onore
   della malavita,
   tradendo il candore
   dei popoli barbari,
   dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere –
usciranno dal fondo del mare per aggredire - scenderanno
dall’alto del cielo per derubare - e prima di giungere a Parigi
   per insegnare la gioia di vivere,
   prima di giungere a Londra
   per insegnare a essere liberi,
   prima di giungere a New York,
   per insegnare come si è fratelli
   - distruggeranno Roma
   e sulle sue rovine
   deporranno il germe
   della Storia Antica.
   Poi col Papa e ogni sacramento
   andranno su come zingari
   verso nord-ovest
   con le bandiere rosse
   di Trotzky al vento...

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