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Psicologia: Cos'è l'autismo? #AutismDay2015

Creato il 01 aprile 2015 da Sarita_89
Nella giornata dell'AutismDay, non potevo non scrivere questo articolo.
Premetto che l'argomento è molto vasto e io cercherò in poche righe di fornirvi delle informazioni generali su tale argomento.
Psicologia: Cos'è l'autismo? #AutismDay2015

 Kanner nel 1943  fu il primo a parlare del disturbo autistico,il quale osservò 11 bambini che presentavano caratteristiche comuni:

  • Difficoltà nell'interazione
  • Tendenza all'isolamento
  • Anomalie della comunicazione
  • Resistenza al cambiamento
  • Livello intellettivo adeguato
  • normale sviluppo fisico
Da questa prima descrizione, la definizione di autismo cambiò nel corso degli anni.
All'epoca furono molti gli autori che, a differenza di Kanner, consideravano la sindrome come una forma di schizofrenia infantile, tanto che Bender, nel 1947, ipotizzò che l’autismo e la schizofrenia fossero parte di un continuum di uno stesso processo sintomatologico  evolvendo verso un disturbo serio della relazione con l’altro.
Successivamente si parlò di psicosi infantile che divenne sinonimo di schizofrenia infantile. Con il passare degli anni il termine di psicosi  risultò sempre meno appropriato ai bambini. Secondo Wing e Gould, invece, sembrò corretto parlare di Disturbi dello Spettro Autistico, al cui interno troviamo diversi quadri sindromici.
Psicologia: Cos'è l'autismo? #AutismDay2015


Descrizione

I soggetti che presentano tale disturbo sono caratterizzati da una compromissione grave e generalizzata in 2 aree dello sviluppo: quella delle capacità di comunicazione e interazione sociale (Deficit nella comunicazione della reciprocità sociale ed emotiva, nella comunicazione non verbale usata a scopo sociale, nella creazione e mantenimento di legami sociali adeguatamente al livello generale di sviluppo) e una marcata ristrettezza nell’ area degli interessi e delle attività.Le persone con autismo presentano una difficoltà o una mancanza nella ricerca spontanea della condivisione di interessi,obiettivi con gli altri. Pertanto è presente una notevole difficoltà o un'incapacità nel sviluppare relazioni con gli altri e di interpretarne i gesti, l'espressione mimica, le posture e le norme (esplicite o implicite) che ne regolano le interazioni sociali. 
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E' una sindrome comportamentale biologicamente determinata, con esordio nei primi tre anni di vita, che altera i normali processi evolutivi e di sviluppo cognitivo. 

E' possibile notare già nel primo anno di vita:
  • Anomalie nello sguardo
  • Anomalie nel gioco
  • Tendenza all'isolamento


Disturbo dell'interazione socialeVi è un mancato uso dei comportamenti comunicativi non verbali come: 

  • Il contatto dello sguardo
  • Espressione mimica
  • Gesti che regolano l'interazione sociale
Tendono ad avere una notevole difficoltà o incapacità di sviluppare interazioni sociali adeguate al livello di sviluppo. Non presentano una ricerca spontanea e una condivisione degli interessi, obiettivi o stati affettivi con gli altri. Pertanto vi è una mancanza di reciprocità sociale o emotiva, questo li porta a non saper decifrare ed interpretare lo stato d'animo degli altri. Qualora l'interazione dovesse essere presente è finalizzata solo alla richiesta e non alla condivisione.Disturbo della comunicazioneLa comunicazione è compromessa a tutti i livelli da quello espressivo, al ricettivo e non verbale.
Nella comunicazione pre-verbale lo sguardo, la mimica ed i gesti sono assenti o utilizzati in maniera impropria. Spesso accade che la comprensione verbale può essere più compromessa della produzione ed il linguaggio viene utilizzato esclusivamente per richiedere e non per comunicare, pertanto perde la sua funzione sociale.
Disturbo dello sviluppo simbolicoI bambini che presentano Disturbi dello Spettro Autistico, non utilizzano il gioco secondo il loro schema funzionale ma sono interessati solo a parti dell'oggetto o a farne un uso stravolto di quest'ultimo. Tendono ad isolarsi anche gioco, difatti non è presente un reale piacere nel condividere il gioco con gli altri. Inoltre la finzione è quasi sempre assente.
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Le ricerche evidenziano pertanto che esiste una multifattorialità di cause genetiche, organiche o acquisite precocemente che, in modi diversi, potrebbero giustificare l’insorgenza del disturbo autistico e che vanno pertanto ulteriormente indagate.

Intervento Terapeutico
Gli interventi devono essere precoci e considerare le caratteristiche interattive, emotivo-affettive, neuropsicologiche e neruocognitive dell'individuo. La finalità principale dell'intervento deve essere quella di favorire lo sviluppo maturativo e l'adattamento dell'individuo all'ambiente e viceversa. Inoltre gli obiettivi terapeutici devono essere ralitistci e devono considerare l'individuo e il suo disturbo, coinvolgendo la famiglia e l'ambiente circostante.
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Concludo questo articolo molto informativo, perché ci sarebbe tanto da scrivere ma soprattutto mi piacerebbe citarvi tantissime storie reali, di vita quotidiana, di vita vissuta di famiglie intere che convivono con l'autismo. Perciò mi sembra il minimo concludere con un piccolo pensiero di Marina Viola , "rubato" dal suo blog, precisamente da un articolo dove racconta momenti della sua vita vissuta a fianco del figlio Luca:

Avere un figlio autistico è come parlare un’altra lingua, vivere su un altro pianeta, respirare un’aria diversa. Eppure, è il viaggio più bello che si possa fare, perché ti mette di fronte ai limiti che hai quando non sei che un essere umano normalmente inserito, e ti insegna un modo diverso di stare al mondoSapreste farlo anche voi, se aveste un figlio autistico. Sapreste apprezzare, amare, ascoltare meglio."
Questa sera vi invito a guardare il Film "Pulce non c'è" su Rai3.

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