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Putin e la sfida olimpica di Sochi

Creato il 03 gennaio 2014 da Rodolfo Monacelli @CorrettaInforma

Le olimpiadi di Sochi, invece che un momento di pacifica distensione, mireranno a determinare il morale vincitore della staffetta politica tra Putin e l’Occidente

Vari capi di stato hanno annunciato che non presenzieranno alla cerimonia inaugurale delle olimpiadi invernali che si terranno in Russia, a Sochi, dal 7 al 23 febbraio, poiché considerano Vladimir Putin un violatore dei diritti umani. La riuscita di questo importante evento sta invece molto a cuore al presidente del Cremlino, e non solo per cio’ che é costato in termini economici (ben cinquanta miliardi di euro).

L’esplosione di un’autobomba, che é avvenuta solo due giorni fa a circa cinquecento chilometri da Sochi, e che ha causato tre vittime, lascia supporre che questi giochi, più che quello spirito di fratellanza e collaborazione fra i popoli di cui parlava Nelson Mandela, acuiranno soltanto delle ferite già aperte (il leader ceceno Doku Umarov ha trovato nei militanti islamici che vivono in quelle zone degli strategici alleati). Anche i due attentati kamikaze a Volgograd, avvenuti fra il 29 e il 30 dicembre e che hanno provocato un bilancio ancora non definitivo di trentadue vittime, non possono che aumentare l’allerta per un evento che si profila fin da ora blindatissimo. La scelta di localizzare i giochi nei pressi dell’indipendentista Cecenia ha comunque un certo sapore di sfida, anche considerando il fatto che il Caucaso occidentale è patrimonio dell’Unesco, e per questo progetto faraonico è stata sacrificata una parte del parco nazionale. Il fiume

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Mzmyta, a causa di detriti accumulati al suo interno (per via della costruzione di una strada che collegherà i luoghi in cui si svolgeranno le gare) è stato messo a perenne rischio esondazione. Pare che sia stato proprio il timore di fallire su questo piano ‘sportivo‘ che ha spinto Putin a concedere la grazia al prigioniero politico Michail Khodorkowskij,  condannato a undici anni di reclusione ed in carcere dal 2003. Anche l’amnistia concessa alle Pussy Riot e agli attivisti di Greenpeace non sarebbe casuale.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama snobberà le olimpiadi russe inviando al suo posto due atlete omossessuali, ovvero la settantenne ex-campionessa di tennis Billy Jean King (vincitrice di 39 titoli nel grande slam)  e Caitlin Cahow (medaglia d’oro nella squadra femminile di hockey sul ghiaccio). Obama vuole dimostrare che anche i suoi atleti, che si allenano da molti mesi, sono più forti ‘di chi non ammette gay nelle sue squadre‘. Appellandosi alla difesa delle minoranze, il presidente statunitense richiama alla mente le vittorie di Jesse Owens, l’atleta di colore, proveniente dall’ Alabama, che nel 1936 vinse quei giochi di Berlino che per Hitler erano un modo di esaltare la razza ariana. Il vero paradosso della situazione, come scrisse lo stesso Owens nella sua biografia,  fu il fatto che il Fuhrer ingoiò il grosso rospo e fece un cenno di saluto al vincitore, laddove il ‘democratico‘ presidente americano Roosevelt non lo accolse alla Casabianca, a causa della segregazione razziale.

PODI Putin e la sfida olimpica di Sochi
Nel 1968, a Città del Messico, il campione statunitense Tommie Smith, assieme al suo connazionale John Carlos, salirono sul podio senza scarpe, e sollevarono al cielo un pugno guantato di nero, a sostegno del movimento denominato ‘Progetto olimpico per i diritti umani‘, che rivendicava la dignità calpestata degli afro-americani. Quella sera stessa entrambi vennero espulsi. Nel 1980 il presidente statunitense Jimmy Carter non inviò nessun atleta nella Russia di Leonid Breznev in segno di protesta per l’invasione dell’Afghanistan. Gli italiani Sara Simeoni e Pietro Mennea, finiti sul podio, dovettero fare a meno dell’inno nazionale, poiché aveva un sapore troppo ‘militaristico‘. Quattro anni dopo furono i Russi, memori dell’offesa ricevuta, a disertare Los Angeles, consacrando quindi una sorta di ‘guerra fredda olimpionica‘.

Putin, forse ancora forte dello scongiurato intervento armato in Siria (il parlamentare britannico George Galloway vorrebbe candidare Putin al Nobel per la pace, dato questo importante traguardo diplomatico), risponde a Obama durante un’affollata conferenza stampa, affermando ironicamente di invidiarlo perché ‘può spiare quanto vuole senza alcun controllo‘. L’ex attivista del KGB allude probabilmente al caso Snowden, la talpa informatica statunitense temporaneamente ospitata in Russia, e una pedina assai pericolosa, poiché detentrice di importanti segreti di stato.

L’idea di disertare le olimpiadi russe non è comunque partita da Obama, bensi’ dal presidente della repubblica federale tedesca Joachim Gauck. Anche la cancelliera Angela Merkel (che ospiterà per un anno l’ ex prigioniero di Putin) sarà assente, inviando al suo posto il ministro dell’interno. Il presidente francese François Hollande, così come la lussemburghese Viviane Reding, attuale vicepresidente della commissione europea per la giustizia,  saranno altrettanto severi nei riguardi di colui che ha installato missili nucleari ai confini dell’UE. Se David Cameron non si è ancora espresso formalmente a riguardo, il nostro attuale premier Enrico Letta ha invece, salvo cause maggiori, garantito la sua presenza, mettendosi quindi chiaramente ‘controcorrente‘ rispetto agli altri sopra menzionati capi di stato. Difficile comprendere se ciò sia lo strascico di un’autentica amicizia fra Putin e Berlusconi (che in onore del presidente russo rivestì di cactus il mega-parco di Villa Certosa) o semmai di questioni che ben poco hanno a che fare con la tintarella o con una festa a suon di Apicella.

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Putin e Letta a Trieste

Lo scorso 21 giugno, ad esempio, è stato raggiunto un importante accordo fra Eni e Gazprom, per la riduzione dei prezzi della fornitura di gas russo.Nel 2014 inizieranno anche i lavori per il gasdotto South Stream. Le due società sono in rapporti d’ affari sin dagli anni cinquanta, quindi è assai comprensibile che il nostro paese non abbia alcuna intenzione di inclinarli. Senza poi parlare del vertice che si é tenuto fra Letta e Putin a Trieste lo scorso novembre, che ha previsto agevolazioni per il nostro export (facilitando l’entrata delle nostre merci in Russia). Ma non solo. Poste italiane è stata oggetto di un partenariato per modernizzare oltre quarantamila uffici che fanno parte del network postale russo, e poi sono state siglate intese per favorire la nostra occupazione, la nostra sanità, la nostra agricoltura, le nostre imprese, il nostro turismo. Un importante patto è poi quello stabilito fra il fondo sovrano russo e il fondo italiano della cassa depositi e prestiti (per gli investimenti ‘in equity‘) nonché quello fra Fincantieri e il centro di ricerca navale Krilov, finalizzato a progettare navi che sfrutteranno le risorse petrolifere.

Al di là della quindi saggia e prudente accondiscendenza del premier Enrico Letta, l’appena graziato Michail Khodorkowski, ovvero l’ ex proprietario del colosso petrolifero Yukos, ha evidenziato come vi siano altri prigionieri politici in Russia, anche perché Putin si sarebbe liberato di diversi ‘nuovi oligarchi‘, ovvero di uomini d’affari nati grazie alle privatizzazioni delle industrie di stato dopo il crollo del regime comunista. Il predecessore di Putin, Boris Eltsin, a causa della mancanza di fondi, dovette svendere aziende statali a un prezzo assai inferiore di quello reale, creando quindi un condizionamento economico alla politica del Cremlino.

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Anna Politkovskaja

È anche lunga la lista di giornalisti scomparsi o uccisi in Russia (come il caso Anna Politkovskaja, che ha attirato, nel 2008, per la prima volta, l’interesse dell’opinione pubblica internazionale) senza che vengano effettuate accurate indagini e processi. Cronaca di questi giorni é invece il caso di Tetyana Chornovil, la giornalista ucraina aggredita la notte di Natale. Al centro dei sospetti vi sono gli agenti del presidente Yanukovich, in buoni rapporti con Putin e quindi filo-russo (il capo dell’opposizione ucraina Yulia Tymoshenko, accusata di abuso di potere, è stata condannata a sette anni di reclusione). Un caso portato alla ribalta da Amnesty International é invece quello di Michail Kosenko, arrestato con altri due manifestanti nel maggio 2012 mentre protestava pacificamente in piazza Bolotnaya a Mosca, e internato forzatamente in un istituto psichiatrico. Tutti questi episodi, cosiì duramente lesivi e dittatoriali, sono tuttavia frutto di un largo consenso elettorale.

I contestati provvedimenti promulgati dall’ inizio del terzo mandato di Putin sono essenzialmente i seguenti:

- limitazione delle autorizzazioni e inasprimento delle sanzioni in caso di violazioni per lo svolgimento di manifestazioni e l’organizzazione di eventi politici

- controllo delle ONG russe (che, se finanziate da fondi esteri e ‘attive politicamente‘ -ovvero se tendenti, in nome degli ideali per cui si battono, a mettere in discussione l’operato delle autorità governative – devono essere registrate presso il Ministero della Giustizia come ‘agenti stranieri‘);

- controllo della ‘propaganda‘ presso i minori di un orientamento sessuale ‘non tradizionale‘ (se l’Italia puo’ adottare bambini russi ciò avviene soltanto perché nel giugno 2013 la Duma, ovvero il parlamento russo, ha vietato questa possibilità ai paesi che consentono il matrimonio fra persone dello stesso sesso).

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Pussy Riot in conferenza stampa

- legge sulla blasfemia, introdotta in seguito al risaputo episodio delle Pussy Riot, un gruppo punk femminista che ha effettuato una contestata esibizione all’interno di una cattedrale ortodossa moscovita. Con questo provvedimento (che prevede la detenzione fino a un anno e multe fino all’equivalente di undici mila euro), il governo intende prevenire analoghi episodi di teppismo ‘motivati da odio religioso‘. È comunque evidente che questo provvedimento (dal momento che molti paesi, anche europei, non lasciano impunite offese, anche solo verbali, al culto religioso) ha destato attenzione soprattutto per le sue implicazioni politiche. Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova, benché appena reduci da un carcere russo (che nulla ha a che vedere con una prigione-hotel scandinava) proclamano che vogliono ‘cacciare‘ l’algido presidente, e invocano a loro volta il boicottaggio delle olimpiadi.

Tuttavia, più che alle sfrontate e combattive ragazze (che non hanno certamente il potere di un magnate della finanza) Putin sembra pensare alle sue mire ‘espansionistiche‘ nei fondali del Polo Nord (dove è in concorrenza col Canada per l’accaparramento delle risorse naturali, come greggio e gas). La prospettiva di rafforzarsi economicamente (seppur già compaia nel ben augurante acronimo BRICS) farebbe forse svanire del tutto il fantasma del crollo finanziario del 1998-89, ovvero da quando i cittadini hanno perso fiducia nel sistema bancario nazionale, causando la fuoriuscita di un due per cento di P.I.L. dal paese. Per non parlare del  cosiddetto e ambizioso progetto di Eurasia, che mirerebbe a ricompattare la Russia con l’Ucraina, la Moldavia e la Bielorussia nonché con l’ Armenia, il Kazakistan e il Kirghisia, nel tentativo di  ‘risvegliare la crisalide di una nuova Unione Sovietica, capace di schiacciare l’Europa e giocare alla pari con Washinghton e Pechino‘ (Il Giornale, 24/12/2013).

Nel frattempo, stiamo a vedere che succederà a Sochi.


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